direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Su “Tribuna Italiana” Cosa puoi fare tu per la tua comunità?

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

 L’editoriale del direttore Marco Basti

 

 

BUENOS AIRES – “Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese ”. La frase viene attribuita al presidente statunitense John F. Kennedy, ma viene utilizzata, specialmente in epoche di vacche magre, quando i governi e gli stati, si sentono assediati da richieste della gente, che non possono esaudire.

Sarebbe troppo lungo parlare dei perché siamo arrivati al punto al quale siamo arrivati come comunità, riguardo alla nostra presenza in Argentina e nei nostri rapporti con l’Italia. Basta il semplice esempio del monumento a Cristoforo Colombo per capire a quale punto siamo arrivati ma, come dicevamo sopra, non è lo spazio di questa colonna il posto per analizzare il tema.

Invece vogliamo proporre quella battuta di Kennedy alla nostra comunità. Cosa possiamo fare noi per l’Italia, per i paesi nei quali viviamo, per la nostra comunità?

La settimana scorsa il sottosegretario agli Esteri Mario Giro, “il nostro sottosegretario”, perché incaricato, tra l’altro, dei rapporti con gli italiani all’estero, ha annunciato l’ “Anno dell’Italia in America Latina”, una “full immersion” del Belpaese nel continente, con la quale cerca di riallacciare e approfondire i rapporti con questa parte del mondo.

Spiegando il coinvolgimento delle diverse strutture e realtà dell’Italia che parteciperanno all’iniziativa, il Sottosegretario Giro ha detto che si tratta di un tentativo “concreto di fare sistema perché l’Italia nel mondo è già sistema e si presenta in mille sfaccettature – ricordando anche la presenza di connazionali, “presenza che, con la rappresentanza e gli eletti all’estero è al cuore stesso del nostro Paese, è molto ricca e va utilizzata meglio, ascoltando e chiedendo”.

“A legare Argentina e Italia naturalmente il lungo tratto di strada percorso insieme, con un’emigrazione di antica data” – ha spiegato il viceministro degli Esteri argentino Eduardo Zuain, presente alla Farnesina – ma anche “il volto amico” di un Paese che “non vuole imporre ricette” – ha affermato, ribadendo come la componente italiana rappresenti il “valore aggiunto” dell’Argentina.

Sottolinea l’amore per la cultura italiana nutrito dall’Argentina anche l’attore Moni Ovadia, che auspica una rivalutazione di questo patrimonio e della cultura dell’accoglienza da parte italiana. “Abbiamo ricchezze immense che tendiamo a dimenticare, miniere che dobbiamo riaprire e che mi auguro riapriremo anche grazie ad iniziative come queste – afferma Ovadia, richiamando la “vivacità di un continente in piena espansione” e l’accoglienza ricevuta al Teatro San Martin di Buenos Aires in cui si è recentemente esibito.

Richiama infine l’importante presenza italiana in loco – fatta di collettività, punti di riferimento istituzionali come la rete diplomatica, associazioni regionali e realtà promosse dalla collettività stessa – anche il direttore generale per la Promozione del sistema Paese della Farnesina ed ex console generale d’Italia a Buenos Aires, Andrea Meloni.

Tante voci che si riferiscono alla nostra presenza, ma non ci risulta che le strutture di rappresentanza della nostra comunità siano state coinvolte, almeno per adesso.

Naturalmente può darsi che noi non siamo bene informati e che invece tale coinvolgimento ci sia. Ad ogni modo, in questa occasione non vogliamo lamentarci o polemizzare. Proponiamo invece di informarci bene per capire come possiamo essere utili all’Italia e ai paesi che ci accolgono o nei paesi di questo continente dove siamo nati, per far sì che l’Anno dell’Italia in America Latina non sia soltanto una cavalcata di eventi spettacolari, come certamente saranno, ma che lascino un segno, che aprano una strada, che si prolunghino nel tempo.

Spesso abbiamo scritto e dibattuto e sentito ragionamenti e proposte ragionevoli e profondi, da parte di tanti dirigenti della nostra comunità. Gente che ha capito da tempo che non si può solo chiedere, che pur senza rinunciare a reclamare in favore dei meno fortunati tra gli emigrati, in favore dei pensionati, o di una politica culturale efficace, è anche tempo di chiedere cosa possiamo fare noi. Ecco, sarebbe utile che ci mettessimo a dibattere cosa possiamo fare noi, come comunità italiana dell’Argentina o dell’America Latina, per fare anche noi la nostra parte, in questo caso, per la buona riuscita dell’Anno dell’Italia in America Latina.

Ripetiamo le parole del sottosegretario Mario Giro, ricordando che la “presenza di connazionali che, con la rappresentanza e gli eletti all’estero è al cuore stesso del nostro Paese, è molto ricca e va utilizzata meglio, ascoltando e chiedendo”. Ma appunto, per essere utilizzata meglio e per chiedere il suo coinvolgimento, va ascoltata.

Per essere utili all’Italia, ai nostri paesi, alla nostra comunità, per sapere cosa siamo disposti a fare, dovremmo essere interpellati. Siamo certi che molti saranno disposti a fare molto. (Marco Basti – Tribuna Italiana del 19 novembre 2914 /Inform)

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