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Stati Uniti – Francesca Cabrini: femminista col velo

ITALIANE NEL MONDO

Dal “Messaggero di sant’Antonio”, marzo 2018

 

 

Francesca Cabrini è celebrata dalla Chiesa come patrona dei migranti. A un secolo dalla sua morte (avvenuta a Chicago nel 1917), il libro Tra terra e cielo (Marsilio, 2017) firmato dalla storica e giornalista Lucetta Scaraffia (con la prefazione di papa Francesco e la postfazione della regista Liliana Cavani) ne ripercorre la vita, decisamente avventurosa per una donna del XIX secolo. Francesca Cabrini era una tranquilla ragazza di buona famiglia, che viveva a Sant’Angelo Lodigiano, paese agricolo della pianura padana non lontano da Milano, facendo la maestra, quando sentì la chiamata alla vita religiosa.

A causa di alcune vicissitudini legate alla salute cagionevole (venne rifiutata da ben due congregazioni religiose proprio per questo motivo), Francesca Cabrini si trovò, dopo alcuni anni irti di ostacoli, a fondare una nuova congregazione: le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Cominciò così un lungo viaggio che la portò a solcare ventotto volte l’oceano e a fondare ben sessantadue istituti in due continenti per dare conforto ai migranti, avendo trovato proprio in tale compito il carisma specifico della congregazione. Per questo motivo papa Francesco, nella prefazione al volume, la descrive come una donna che aveva capito in tempi non sospetti «che la modernità sarebbe stata contrassegnata da queste immani migrazioni e da esseri umani sradicati, in crisi di identità, spesso disperati e privi di risorse per affrontare la società in cui si dovevano inserire». Insomma, una figura profetica, oltre che coraggiosa.

«Il forte coraggio personale nell’affrontare viaggi pericolosi e persone di tutti i tipi, in Paesi dei quali non conosceva la lingua, in nome della carità – racconta Lucetta Scaraffia – è ciò che di questa donna più mi ha colpito. Un coraggio che dimostrava anche nella lucidità con cui guardava il mondo. Madre Cabrini non si faceva mai illusioni sul conto degli esseri umani che incontrava. Vedeva la reale gravità delle situazioni, ma era sicura che il Sacro Cuore l’avrebbe aiutata. Diceva sempre che aveva un consigliere eccezionale: lo Spirito Santo».

Donna di straordinaria modernità, madre Francesca, era capace di battersi anche per l’emancipazione delle sue suore, dando loro compiti autonomi e importanti, perché credeva nelle loro capacità. «Non ha mai parlato di femminismo – continua Scaraffia –, ma è stata di fatto molto più femminista di tante militanti della sua epoca. Lo è stata nei fatti, dimostrando che le donne potevano assumersi tutte le responsabilità senza doversi appoggiare a un uomo. Una donna innamorata della modernità, delle scoperte tecniche, delle nuove possibilità che si aprivano agli esseri umani. Amò molto gli Stati Uniti proprio perché così aperti all’iniziativa individuale, anche femminile. Una donna che non voleva che i poveri pagassero il prezzo della modernizzazione, che si batteva per loro». Una donna, soprattutto, capace di scelte controcorrente, facendosi essa stessa migrante. «L’idea che delle donne potessero viaggiare – sottolinea ancora l’autrice del volume – era assolutamente nuova, così come nuovo era il concetto che potessero prendere iniziative autonome e affrontare anche istituzioni politiche nei Paesi dove si recavano. Madre Cabrini non aveva paura di niente quando doveva difendere i più deboli, quelli che soffrivano». Francesca Cabrini è stata, insomma, il modello di un femminile prezioso per la Chiesa, eppure ancora oggi poco valorizzato. «Purtroppo – conclude infatti Lucetta Scaraffia – la Chiesa non riceve nemmeno oggi dalle donne quel calore, quella capacità di dare amore e misericordia di cui (come ricorda sempre papa Francesco) ha tanto bisogno». (Sabina Fadel – Il Messaggero di sant’Antonio / Inform)

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