FARNESINA
ROMA – “Pace e negoziati, scenari internazionali”, questo il titolo della prima sessione degli “Stati Generali della Diplomazia” in corso alla Farnesina. In apertura dell’incontro il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato della pace tra Russia e Ucraina, soffermandosi sulla scelta della Corea del Nord di schierarsi al fianco di Mosca. In proposito Tajani ha espresso la sua preoccupazione ritenendo che la scelta di Pyongyang possa essere poco gradita anche alla Cina. E’ stata poi affrontata la situazione del Venezuela dove vivono molti italiani, su cui Tajani ha segnalato il non riconoscimento dei risultati elettorali delle elezioni presidenziali. Per quanto riguarda l’Africa il Ministro ha rilevato: “Sono tantissime le sfide, comprese quelle commerciali. Non dobbiamo dimenticarci che come Farnesina siamo responsabili della politica del commercio internazionale: dove passano le merci non passano le armi”, ha sottolineato Tajani. Ignazio Cassis (Ministro degli Esteri della Confederazione Elvetica) ha evidenziato come il suo essere di madrelingua italiana possa rappresentare una finestra di opportunità in più nelle relazioni tra Italia e Svizzera. “Vorrei spiegare l’identità che lega i due Paesi e poi come, sulla base di questa identità, la Svizzera si posizioni nell’odierna realtà internazionale. La Svizzera porta in sé qualche particolarità”, ha introdotto Cassis definendo nella forma della bandiera, l’unica al mondo quadrata insieme a quella del Vaticano, la prima di una serie di elementi caratterizzanti la Svizzera. “Quando entrò a far parte dell’Onu nel 2002, ci si trovò di fronte a un problema: le bandiere esposte nella sede delle Nazioni Unite dovrebbero infatti essere rettangolari. Si trovò la scappatoia stabilendo una nuova regola: da allora ogni nuova forma può essere accettata a patto che la sua area totale non superi quella delle bandiere di forma tradizionale”, ha affermato Cassis partendo da questo aneddoto per spiegare come sia possibile trovare sempre una soluzione pratica anche di fronte a un imprevisto. Una seconda particolarità della Svizzera è quella di essere il solo Stato al mondo ad aver aderito all’Onu in seguito a votazione popolare; un precedente ci fu quando nel secolo scorso la Svizzera aderì alla Società delle Nazioni. “Da quelle ceneri nacque l’Onu con le due sedi principali a New York e Ginevra”, ha aggiunto Cassis definendo anche la bandiera della Croce Rossa come quadrata e con i colori della Svizzera, seppur invertiti; a tale riguardo il Ministro elvetico ha voluto ricordare che il fondatore della Croce Rossa, Henry Dunant, vinse il Nobel per la Pace. Un terzo aspetto particolare della Svizzera è dato dalla sua forte eterogeneità di lingue, tradizioni, culture e religioni proprie di “un Paese arroccato sulle Alpi alla perenne ricerca di un’identità”, ha evidenziato Cassis ricordando poi il Canton Ticino dove predomina la lingua italiana e Cantoni in lingua francese e tedesca.
L’esponente del governo elvetico ha ricordato che nel 1848 la Svizzera diventò Stato federale grazie a una Costituzione comune. “Popolo e cantone sono insieme il nostro sovrano”, ha commentato Cassis sottolineando come fiscalità, salute, educazione e sicurezza siano prerogativa delle entità cantonali. “Non facciamo parte dell’UE ma siamo nel cuore dell’Europa. Con i Paesi vicini non condividiamo solo intensi scambi commerciali, economici e culturali ma insieme formiamo una comunità di vita fatta di valori e destini comuni”, ha dichiarato Cassis ricordando l’estensione della rete diplomatica elvetica composta da circa 170 rappresentanze in 100 Paesi. “La nostra ambizione è quella di essere un valore aggiunto per il mondo”, ha aggiunto il Ministro elvetico ribadendo la centralità della neutralità militare nei rapporti della Svizzera con il resto del mondo, anche in forza del suo impegno umanitario: a tale riguardo è stata ricordata la Convenzione di Ginevra che si avvia a compiere 160 anni. “I cambiamenti geopolitici che stiamo vivendo rappresentano segnali premonitori di trasformazioni epocali e di questo ne è convinto il mio Governo”, ha poi rilevato Cassis menzionando scenari come Ucraina, Medioriente e Africa. “Il multilateralismo sta mostrando profonde crepe: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fatica ad agire efficacemente, con un numero crescente di risoluzioni inattuate”, ha segnalato Cassis aggiungendo che l’Osce è indebolita dalla guerra in Ucraina e che il protezionismo crescente di molti Paesi sta minando i sistemi commerciali multilaterali costruiti con fatica dopo il secondo conflitto mondiale. “La Svizzera è neutrale ma la neutralità non equivale a indifferenza”, ha sottolineato il Ministro elvetico auspicando in una seconda conferenza di pace dove poter avere allo stesso tavolo sia Ucraina che Russia, con l’aiuto del G7 e dell’UE. “Gli italiani rappresentano la più grande comunità straniera in Svizzera: sono la terza comunità di italiani all’estero a cui si aggiungono 90mila frontalieri: un qualcosa che arricchisce e rafforza un’italianità fortemente radicata”, ha spiegato Cassis parlando poi delle relazioni tra Italia e Svizzera. In proposito il Ministro elvetico ha voluto ringraziare tra gli altri l’Ambasciatore d’Italia a Berna, Gian Lorenzo Cornado, per il suo contributo nelle relazioni bilaterali. E’ stata poi la volta di Rafael Grossi (Direttore Generale AIEA) che si è soffermato sulle crisi in atto a livello mondiale, sottolineando con preoccupazione che alcuni di questi scenari potrebbero avere risvolti di natura nucleare ad esempio in Ucraina e in Medio Oriente: un qualcosa che va assolutamente evitato. In proposito Grossi ha parlato della sicurezza per le centrali nucleari poste in scenari bellici, come quelle in Ucraina dove la situazione è quasi insostenibile come per la centrale di Zaporižžja. “Questa centrale è nella linea del fronte”, ha ricordato Grossi parlando anche di blackout pericolosi che possono mettere a rischio la funzionalità della centrale. Il Direttore ha ricordato di aver parlato di queste tematiche con Zelensky e anche con Putin, perché questo è il compito della diplomazia. Per quanto riguarda il Medioriente, Grossi ha invece espresso preoccupazione per l’Iran per il livello avanzato di questo Paese in termini di ricerca sul nucleare dove però potrebbero esserci rischi di novità in termini militari. Per Grossi inoltre non esisterebbe più un efficace compromesso per il disarmo graduale nei confronti di Paesi che pensano all’uso del nucleare in termini militari. “Serve un compromesso forte e serve fare diplomazia politica”, ha concluso Grossi. (Inform)