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Spunti: Elezioni argentine, nuovi tagli e Patronati italiani all’estero

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Tribuna Italiana” del 4.11.2015, articolo del direttore Marco Basti

 

BUENOS AIRES – Elezioni argentine, secondo turno. Sono l’argomento del giorno e lo sarà ancora fino al 23 novembre quando, si prevede, sarà già noto il nome del nuovo “Presidente de la Nación Argentina”. Su quanto è finora avvenuto ne parlano, guadando la questione da differenti inquadrature, l’ambasciatore Giovanni Jannuzzi, che sottolinea l’importanza del ballottaggio per dare una maggiore legittimità al nuovo presidente e Walter Ciccione, che propone uno sguardo su come hanno visto queste elezioni in Italia. Noi invece vogliamo tornare sull’importanza che queste elezioni dovrebbero avere nel futuro dei rapporti tra l’Argentina e l’Italia.

Lo stesso ambasciatore Jannuzzi, che concluse la sua brillante carriera diplomatica proprio in Argentina, scriveva in questi giorni su Futuro Europa, quotidiano online di politica e cultura diretto da Marco Sabatini, un articolo dal titolo molto semplice: “Dove va l’Argentina?”, nel quale parla delle elezioni dello scorso 25 ottobre e del panorama che si apre nel cammino al voto del 22 novembre tra i due candidati più votati: Daniel Scioli e Mauricio Macri.

L’interessante articolo si chiude con questo paragrafo che riportiamo testualmente: Un’ultima considerazione: per la prima volta nella storia di questo Paese (e, se non erro, di qualsiasi altro paese al mondo), la gara è tra candidati ambedue di origine italiana. Scioli è nipote di immigrati da Monteroduni (nel Molise) e conosce benissimo il nostro Paese, dove si reca con frequenza con la moglie (italiana anche lei). Macri è figlio di un italiano nato a Polistena (in Calabria); ha la doppia nazionalità e quando può viaggia da noi. La sua candidata a Vicepresidente, Gabriella Michetti, è italiana. Ma anche il “terzo uomo”, Massa è figlio di padre e madre siciliani. Italiana è anche sua moglie. Ciò dimostra fino a che punto l’immigrazione italiana conti in questo Paese. Sono certissimo che sia Scioli che Macri metteranno una cura particolare nel ristabilire con l’Italia quei rapporti stretti e fecondi che regnavano in passato. E spero che il Governo italiano saprà corrispondere alle aperture che certamente verranno. A questo pezzo d’italianità nel mondo dobbiamo dedicare molta attenzione. Torniamo a riprendere contatti politici ad alto livello, torniamo a investire qui, visitiamo questo splendido Paese dai vasti orizzonti, scegliamo sempre per Buenos Aires, com’è il caso attualmente, i migliori tra i nostri diplomatici: non suoni un’eresia dire che il Rappresentante italiano in Argentina ha un ruolo ben maggiore dei suoi colleghi in sedi tradizionali come Londra e Parigi, ormai quasi solo “cerimoniali”: e appoggiamo generosamente l’Argentina nei fori internazionali. In una parola, ridiamo senso e significato al concetto di popoli affratellati dal sangue.

Parole che condividiamo pienamente. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha appena concluso una sua missione in America Latina, dove ha visitato Cile, Perù, Colombia e Cuba, i primi tre paesi oggi con le economie più trainanti del continente e futuri membri della associazione di nazioni del Pacifico (TPP le sigle inglesi), con, tra gli altri, Stati Uniti, Giappone, Messico, Malasia e Singapore. Anche Cuba si apre al mondo, con l’avvio del processo di normalizzazione dei rapporti con gli Usa. Quindi un viaggio in chiave geopolitica ed economica. L’augurio è che nel prossimo viaggio in America Latina, il premier fiorentino, arrivi in Argentina.

L’altro spunto riguarda un argomento che è ormai una tradizione, ma di segno negativo. Si tratta della legge di stabilità e dei tagli che essa comporterà nel bilancio della Farnesina, per i capitoli che toccano le politiche degli italiani all’estero. La norma, infatti, prevede riduzioni degli stanziamenti per Camere di Commercio estere, patronati, scuola, assistenza, rappresentanza, lingua e cultura, Comites, Intercomites e Cgie.

E’ chiaro che tutti gli italiani, in patria e all’estero, sono chiamati a fare sforzi e sacrifici per sostenere l’Italia nel travagliato passaggio dalla crisi alla ripresa. Ma continuando di questo passo, che senso ha parlare di promozione della lingua, di promozione dell’Italia all’estero? E a forza di tagliare, non si vuole in realtà cancellare gli organi di rappresentanza?

Altri tagli hanno toccato i fondi per i Patronati. Nelle ultime settimane ci sono stati numerosi interventi, che potrebbero essere definiti “a gamba tesa”, sull’operato dai Patronati all’estero, con denunce di sprechi, di inganni e di abusi. Sarebbe giusto che, chi è al corrente di illeciti faccia le rispettive denunce. Ma non è giusto fare di tutta l’erba un fascio.

Le denunce in parte sembrano aver preparato il terreno per tagli che, sommati a quelli decisi l’anno scorso, porterebbero ad una riduzione dei fondi di oltre l’80 per cento. Ma, se come conseguenza dei tagli, i patronati fossero costretti a chiudere sedi in un paese come l’Argentina, chi si occuperà dell’assistenza ai pensionati? Lo faranno i consolati, con tutto il lavoro che hanno già oggi? Dovranno ricorrere ai “gestori” di triste memoria? Chi sbaglia deve pagare, ma chi dà un servizio utile e necessario, dev’essere nelle condizioni di darlo. E comunque non dovrebbero essere penalizzati, ancora una volta i pensionati. (Marco Basti – Tribuna Italiana del 4 novembre 2015 /Inform)

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