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Sì dell’Aula di Montecitorio al disegno di legge per la ratifica ed esecuzione dei trattati siglati con l’Uruguay per la cooperazione giudiziaria in materia penale e sul trasferimento delle persone condannate

CAMERA DEI DEPUTATI

Il testo è stato illustrato dal vice presidente della Commissione Esteri Pino Cabras, che ha ricordato i “fortissimi vincoli storici e culturali” dell’Italia con l’Uruguay, dovuti anche alla presenza di una vasta collettività italiana

 

ROMA – La Camera dei deputati ha esaminato e approvato il disegno di legge per la ratifica ed esecuzione di due trattati siglati con l’Uruguay: il primo di cooperazione giudiziaria in materia penale; il secondo sul trasferimento delle persone condannate, entrambi fatti a Montevideo il 1° marzo 2019.

Ad illustrare il testo, in sostituzione del relatore, è stato Pino Cabras, vice presidente della Commissione Esteri, che ha sottolineato, a proposito del primo Trattato, come esso si inserisca nell’ambito degli strumenti finalizzati all’intensificazione e alla puntuale regolamentazione dei rapporti di cooperazione posti in essere dall’Italia con i Paesi al di fuori dell’Unione europea con i quali si persegue l’obiettivo di migliorare la cooperazione giudiziaria internazionale e di rendere più efficace il contrasto della criminalità nel settore giudiziario penale, in particolare “con un Paese storicamente legato all’Italia come l’Uruguay”. L’adozione di norme volte a disciplinare in modo preciso il settore dell’assistenza giudiziaria penale è stata imposta dall’assenza di trattati bilaterali e, nel contempo – rileva Cabras, – dall’evoluzione dell’attuale realtà sociale, caratterizzata da sempre più frequenti ed estese relazioni tra i due Stati, il cui progressivo intensificarsi favorisce anche lo sviluppo di fenomeni criminali che li coinvolgono entrambi e che richiedono strumenti idonei a garantire una reciproca ed efficace collaborazione per il loro contrasto.

Le parti si impegnano pertanto a prestarsi reciprocamente la più ampia assistenza giudiziaria in molteplici settori, quali, tra l’altro, la ricerca e l’identificazione di persone, la notificazione di atti e documenti relativi a procedimenti penali, la citazione dei soggetti coinvolti a vario titolo nei procedimenti penali, l’acquisizione e la trasmissione di atti, documenti ed elementi di prova, l’assunzione di testimonianze o di dichiarazioni di testimoni, vittime e periti, l’espletamento di ispezioni e l’esame di luoghi e cose, l’effettuazione di perquisizioni e sequestri, il trasferimento temporaneo di persone detenute nell’ambito di un procedimento penale al fine di rendere testimonianza, la confisca dei proventi del reato e delle cose pertinenti al reato, le intercettazioni di comunicazioni e, in generale, qualsiasi altra forma di assistenza giuridica in materia penale non vietata dalle leggi dello Stato richiesto.

Anche per quanto riguarda il trasferimento delle persone condannate, non vi è ad oggi uno strumento giuridico utile, non avendo l’Uruguay aderito alla Convenzione, promossa dal Consiglio d’Europa, sottoscritta a Strasburgo il 21 marzo 1983. L’Accordo in esame consente quindi che i cittadini di ciascuno dei due Paesi contraenti nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di condanna a pena o misura privativa della libertà personale inflitta da un giudice in conseguenza della commissione di un reato siano trasferiti nel proprio Paese di origine, in vista dell’esecuzione di detta sentenza, nel luogo che, in ragione dei rapporti personali e degli interessi di varia natura ivi mantenuti, appaia il più idoneo a favorirne la riabilitazione e il reinserimento sociale. L’attuazione del trasferimento richiede, innanzitutto la concorde volontà sia dei due Stati, indicati nel Trattato come Stato di condanna e Stato di esecuzione, sia del diretto interessato o del suo rappresentante legale. Conformemente ad altri accordi internazionali stipulati in tale materia dall’Italia, il Trattato prevede quali ulteriori condizioni del trasferimento: che il condannato risulti al momento della richiesta cittadino dello Stato di esecuzione o soggetto ivi legalmente e stabilmente residente; che la sentenza di condanna sia passata in giudicato; che l’entità della pena ancora da espiare sia pari ad almeno un anno, tranne casi eccezionali; che il fatto che ha dato luogo alla condanna costituisca un reato anche per la legge dello Stato di esecuzione. Ai fini della decisione da assumere in ordine al trasferimento, le autorità di ciascuno Stato dovranno prendere in considerazione, fra gli altri elementi, la gravità e le conseguenze del reato, eventuali precedenti penali o procedimenti pendenti a carico della persona condannata o sottoposta a misura di sicurezza, i rapporti socio-familiari dalla stessa mantenuti con l’ambiente di origine e le sue condizioni di salute, oltre alle esigenze di sicurezza e agli interessi di ciascuno Stato.

Cabras conclude la sua illustrazione raccomandando una rapida approvazione del disegno di legge, che ritiene concorrerà a rafforzare le eccellenti relazioni tra i due Paesi, basate “sui fortissimi vincoli storici, culturali e sulla presenza di una vasta collettività italiana e di origine italiana particolarmente numerosa e influente”.

Nel corso della discussione, segnaliamo l’intervento di Elisa Tripodi (M5S) ripercorre dettagliatamente gli articoli del disegno di legge e sottolinea che i due accordi hanno quale obiettivo quello di migliorare la cooperazione internazionale nella cooperazione giudiziaria e di consentire il trasferimento delle persone condannate. I due Trattati – ribadisce la deputata – consentiranno uno sviluppo significativo dei rapporti tra i due Stati, disciplinando ambiti finora privi di strumenti giuridici adeguati.

A seguire il disegno di legge viene approvato dall’Aula. (Inform)

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