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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Sì dell’Aula alla riforma della disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo

SENATO DELLA REPUBBLICA

Il testo, che ora passa all’esame della Camera, attribuisce la responsabilità politica della cooperazione al ministero degli Esteri, dà poteri di indirizzo e controllo al Parlamento sul documento di programmazione triennale,  istituisce l’Agenzia per la cooperazione allo sviluppo e amplia i soggetti della cooperazione riconosciuti, includendo organizzazioni della società civile e imprese. Gli interventi del relatore Tonini e del senatore Micheloni

Pistelli: “ Una riforma che cambia in profondità il sistema della cooperazione italiana. Con questo provvedimento innovativo colmiamo il ritardo nei confronti di molti attori europei con i quali ci confrontiamo”

ROMA – L’Assemblea di Palazzo Madama ha approvato nelle seduta di ieri, senza voti contrari, il disegno di legge sulla disciplina generale sulla cooperazione internazionale per lo sviluppo. Il testo passa ora all’esame della Camera dei deputati. Il relatore Giorgio Tonini, dopo aver ricordato che l’iter di questa riforma è stato largamene condiviso dalle forze politiche, ha sottolineato come, di fronte ai cambiamenti del contesto internazionale dove emergono nuove potenze regionali e mondiali, fosse necessario un progetto di cooperazione allo sviluppo non ha più di carattere paternalistico, i paesi più ricchi aiutano i  più poveri, ma configurato come  un partenariato tra soggetti di pari dignità che costituisca un elemento essenziale della politica estera nazionale. “Si può immaginare davvero – ha aggiunto Tonini – una co-operazione, quindi su basi assolutamente paritarie, tra parti del mondo che condividono, per un lato, la ricerca dello sviluppo, dall’altro la povertà interna, perché certamente c’è povertà anche nei  Paesi sviluppati, del primo mondo, e ci sono fortissime disuguaglianze nei Paesi che sono davvero, questa volta, in via di sviluppo o che addirittura stanno correndo verso lo sviluppo. Pertanto, il primo punto fondamentale sotto il profilo dell’impostazione è che dobbiamo passare ad una visione di cooperazione, che ha come categoria culturale fondamentale quella del partenariato”.  Per Tonini un altro importante elemento che ha spinto il nostro paese alla realizzazione di questa riforma è rappresentato dall’evoluzione del complesso sistema internazionale delle organizzazioni che presiedono alla cooperazione allo sviluppo. Uno scenario che appare caratterizzato dall’azione degli organismi dell’ONU,  dell’OSCE e dell’Unione Europea. L’Ue è oggi il primo cooperatore a livello mondiale e sta sviluppando un’iniziativa sempre più intensa su questo fronte. Un complesso sistema di cui facciamo parte, quello europeo, che spinge l’Italia ad aggiornare la propria struttura nazionale sulla cooperazione.

Tonini ha inoltre evidenziato come l’esigenza di riforma del settore sia ulteriormente rafforzata dal fatto che al momento l’Italia non spenda in maniera adeguata, non rispettando gli impegni a livello internazionale,  lo 0, 2% del Pil destinato alla cooperazione allo sviluppo. Fondi,  in futuro tali risorse dovrebbero passare allo 0,7% del Pil, che, secondo il relatore, sono dispersi in mille rivoli in cui la parte bilaterale gestita dal Mae appare modesta rispetto ai contributi alle organizzazioni multilaterali che vedono una sostanziale passività dell’Italia nel definire gli orientamenti e le linee strategiche di questi organismi. Una situazione, quella italiana, che viene resa ancora più complicata dalla frammentazione dei protagonisti (ministeri,regioni, province, enti autonomi, comuni), e dalla mancanza di coordinamento delle iniziative intraprese da queste strutture.

Per quanto riguarda invece i contenuti del disegno di legge in discussione,  il relatore ha evidenziato come il provvedimento, che si prefigge di dare intenzionalità politica allo sforzo dell’Italia in questo settore, consentirà al nostro paese, attraverso specifiche norme transitorie,  di riallinearsi agli impegni assunti a livello internazionale. Il disegno di legge attribuirà inoltre al Mae, che prenderà la denominazione di Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, la competenza centrale sulla materia e la regia che dovrà coordinare le scelte del nostro paese sulla cooperazione allo sviluppo. Tale regia sarà obbligatoriamente di competenza di un vice ministro degli Esteri che a sua volta verrà aiutato nella sua azione della Direzione generale della cooperazione allo sviluppo del Mae e da una nuova Agenzia per la cooperazione allo sviluppo a cui verrà  affidato il compito tecnico di presiedere a questi progetti. Uno strumento finanziario unico, snello e leggero, in cui far confluire tutti i fondi destinati alla cooperazione, dai costi circoscritti e limitati, che, secondo il relatore, dovrà conquistarsi sul campo credibilità. Dalla riforma vengono inoltre ampliati i soggetti della cooperazione riconosciuti, includendo organizzazioni della società civile e imprese.

Durante il dibattito ha preso la parola anche il vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli che ha primo luogo ricordato l’importanza di questa riforma, che cambia in profondità il sistema della cooperazione italiana. Il vice ministro ha anche sottolineato come l’aiuto pubblico allo sviluppo oggi rappresenti solo una parte delle più complessive politiche di cooperazione, facendo del Governo un attore fondamentale ma non unico di un complesso scenario in cui operano anche le autonomie locali, il settore privato, le fondazioni bancarie e le Ong. “Un sistema di attori – ha precisato Pistelli – che deve suonare possibilmente una musica condivisa di uno spartito comune, ma dove ciascuno mantiene la propria intonazione”.

Pistelli ha poi ricordato come il provvedimento introduca una regia unica per la cooperazione allo sviluppo, che viene affidata al Mae, e individui nella figura di un vice ministro il titolare di questa regia,  ma anche il garante delle politiche complessive che il Governo mette in atto in questo contesto. Il vice ministro ha inoltre precisato che la nuova Agenzia “avrà il compito di accompagnare tutti gli attori della cooperazione rendendoli più efficaci nella competizione, oggi molto dura, per aggiudicarsi le grandi risorse che circolano sui mercati internazionali della cooperazione. L’Agenzia, – ha continuato Pistelli – oltre ad essere professionale, dovrà essere evidentemente qualcosa che sfugge a quel principio di rotazione che invece ha caratterizzato fino ad oggi gli apici diplomatici che hanno gestito dal ministero degli Esteri non soltanto la guida politica, ma anche l’implementazione concreta delle azioni sul campo. Il provvedimento introduce anche un ruolo importante per il Parlamento e cioè l’esame del documento triennale e delle politiche annualmente disposte dal Governo”. “Con questo provvedimento – ha aggiunto Pistelli – noi colmiamo un ritardo rispetto a molti degli attori europei con i quali ci confrontiamo. Quando ci si muove in ritardo, si ha però anche la possibilità di capire le best practices degli altri, cioè le migliori pratiche e gli errori da non ripetere. Dunque, quando diciamo di europeizzarci, intendiamo dire che non ci europeizziamo soltanto nella disciplina del bilancio, ma anche nell’innovazione o nell’adeguamento del nostro sistema di cooperazione.

Oggi – ha concluso il sottosegretario – ci avviamo ad un anno cruciale, il 2015, che vedrà confluire l’intera comunità internazionale su una nuova grammatica comune dello sviluppo, l’agenda cosiddetta ‘post 2015’, che si è posta un obiettivo assolutamente ambizioso: sradicare la povertà entro il 2030, affrontandola nelle sue quattro dimensioni, economica, sociale, ambientale e nel rispetto dei diritti umani e della good governance. Questa nuova ‘ macchina’ ci consentirà di affrontare una sfida così ambiziosa e così universale”.

Fra i vari interventi segnaliamo quello del senatore del Pd Claudio Micheloni, eletto nella ripartizione Europa, che, ha evidenziato come negli ultimi anni il capitolo di spesa del Mae per la cooperazione sia stato ridotto raggiungendo il limite dei 70- 80 milioni di euro.

“Questi dati – ha continuato Micheloni – dovrebbero preoccuparci, perché qui è in gioco non solo la politica della cooperazione, ma tutta la nostra immagine internazionale. Quando diciamo che dobbiamo contare di più in Europa e che vogliamo modificare l’Ue, dobbiamo stare attenti a queste nostre scelte e decisioni… Mi auguro – ha concluso Micheloni dopo aver ricordato che i tanti drammi dell’immigrazione si affrontano soprattutto attraverso un’adeguata politica di cooperazione –  che il Governo faccia quanto necessario perché questa legge sia poi approvata alla Camera dei deputati durante il semestre di Presidenza italiana del’Unione europea, sarebbe un bel segnale arrivare alla fine del nostro semestre di Presidenza con una nuova norma sulla cooperazione, con un respiro diverso, un respiro europeo che ci è già stato riconosciuto nella fase di elaborazione di questo lavoro parlamentare”. (Inform)

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