ITALIANI ALL’ESTERO
(Fonte immagine Camera dei Deputati)
ROMA – È stato presentato alla Camera dei Deputati il libro di Paolo Barcella “Scolari Ospiti. Italiani a scuola in Svizzera” (Biblion Edizioni, 2024). IL libro si propone di analizzare i motivi che spinsero, tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, lavoratrici e lavoratori italiani in Svizzera ad aprire scuole private per i propri figli. Un’altra domanda alla quale vuole rispondere il saggio riguarda cosa rendesse così complicati i percorsi scolastici delle bambine e dei bambini italiani nelle normali scuole pubbliche elvetiche. L’analisi si basa anche su alcuni importanti documenti storici, come le carte conservate presso gli archivi delle scuole “Enrico Fermi” di Zurigo e “Dante Alighieri” di Winterthur. La presentazione del libro è stata introdotta dal deputato del Pd Toni Ricciardi, eletto nella ripartizione Europa, che ha sottolineato come questa iniziativa parli di scolari, della Svizzera, della migrazione e della cittadinanza. L’incontro è stato moderato dalla giornalista Francesca Nava che ha focalizzato l’attenzione su come questo libro sia attuale nella misura in cui narra fatti relativi a fenomeni migratori e questioni di integrazione. Per Nava, dunque, è un libro che aiuta a capire alcune trasformazioni sociali, inerenti anche l’insegnamento scolastico: il tutto grazie all’ausilio di circa tremila manoscritti d’epoca che sono stati utilizzati come fonte di ricerca. “Il messaggio di questo testo è quello di capire come un modello educativo e scolastico diverso a alternativo sia possibile”, ha rilevato Nava ricordando che è pertanto possibile coniugare successo scolastico e inclusione. Barcella ha spiegato di aver usato la definizione di “scolari ospiti” in quanto la politica elvetica dell’epoca ha messo a lungo i migranti italiani nella condizione di vivere l’esperienza dei cosiddetti ‘gastarbeiter’. Il docente Paolo Barcella ha evidenziato come questa precarietà vissuta dai genitori toccava spesso anche ai figli in età scolare. “La scelta di lavorare sugli scritti recuperati all’interno delle scuole è dipesa dalla volontà di rendere possibile, al lettore di oggi, accedere a quella che è un’esperienza anche emotiva di vivere la condizione di stranieri da ragazzini”, ha spiegato l’autore. Durante il dibattito e gli altri interventi, come quello di Angelo Villa, sono stati segnalati aspetti di vissuto quotidiano estrapolati dai testi consultati: ad esempio il ritorno ritorno alle origini attraverso il legame con il cibo, il cioccolato o i gelati. Maria Grazia Gabrielli ha a sua volta menzionato il tema migratorio sottolineando come sia stata colpita da una parola del libro ossia ‘inforestierimento’ che rimanderebbe al concetto di arrivo in massa di stranieri in una determinata terra, un qualcosa di attuale nel linguaggio pubblico. Un aspetto positivo emerge invece dalla capacità di ‘autorganizzazione’ di una comunità straniera per crearsi delle strutture di supporto: in questo senso è stato evidenziato ad esempio il ruolo delle organizzazioni sindacali e dei patronati all’estero. Il deputato Ricciardi ha spiegato come questa sia una storia riguardante gli istituti scolastici, ossia uno dei primi elementi normalmente relazionati ai processi di integrazione. È stato ricordato che in Svizzera, nel secolo scorso e per diverso tempo, era stato in vigore il cosiddetto ‘divieto di ricongiungimento’ che di fatto ha messo migliaia di bambini stranieri nella condizione di clandestinità e in storie di infanzia negata. Gran parte dell’immigrazione italiana in Svizzera arrivò dall’Italia meridionale. All’estero, ha spiegato Ricciardi, molti migranti italiani trovavano nel mondo associativo allargato una sorta di supplente del ruolo statale. Il deputato ha ricordato anche il ruolo importante delle rimesse degli italiani dall’estero verso le terre d’origine, quale beneficio economico. Un aspetto altrettanto interessante è stato poi il cambio di paradigma circa il modo in cui gli italiani vengono visti all’estero per le loro abitudini: si passa dal cibo come discriminante in negativo alla trasformazione in valore aggiunto riconosciuto nel tempo all’italianità anche sotto il profilo culinario. (Inform)