PARTITI
La nota dei deputati della circoscrizione Estero Farina, Fedi, Garavini, La Marca e Porta
ROMA – “La riforma costituzionale e, in particolare, il profilo e la natura che il nuovo Senato dovrà avere hanno dato al confronto interno al PD una connotazione che rischia di far male non solo al Partito, reduce da una vittoria elettorale nettissima che lo carica di particolari responsabilità, ma anche al Paese, che richiede determinazione e coerenza nel processo di cambiamento che il Governo Renzi ha avviato.La decisione di autosospendersi dal gruppo di 13 senatori del Pd, tra i quali i 3 eletti all’estero (Francesco Giacobbe, Claudio Micheloni e Renato Turano,ndr) , a seguito della sostituzione di alcuni di loro nella commissione nella quale si sta discutendo della riforma costituzionale ci appare non convincente e non giustificata”. Così, in una nota, i deputati Pd eletti nella circoscrizione Estero Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca e Fabio Porta.
I deputati proseguono: “La rivendicazione della libertà di coscienza, infatti, sacrosanta su questioni che attengono alla sfera etica e morale, a noi sembra inappropriata rispetto a una questione di architettura costituzionale che, per quanto importante e delicata, va affrontata nell’ambito e con le regole del confronto democratico, per il quale vale il rapporto maggioranza-minoranza. Il diritto al dissenso rispetto a specifiche soluzioni, anch’essointangibile in ogni sede, di partito e istituzionale, non può diventare di fatto, in particolari condizioni, un grimaldello per scardinare un’impostazione che in più occasioni ha avuto il vaglio della discussione e della decisione democratica. I gruppi del PD di Camera e Senato, infatti, hanno numerose volte discusso la questione delle riforme costituzionali ed orientato la propria azione, non senza posizioni dialettiche, al sostegno del progetto di riforma presentato dal Governo. L’iter in Commissione Affari costituzionali del Senato doveva passare per una fase istruttoria di confronto con le altre forze, con l’obiettivo di arrivare a un testo unificato, garantito dalla maggioranza che sostiene il Governo e dal Partito Democratico, che ne è il fulcro.
La libertà di esercitare il mandato parlamentare e di dissentire, valori certamente da tutelare, trovano giustificazione e certezza nel dialogo costante con il proprio gruppo di appartenenza e nel rispetto del vincolo fiduciario con esso che giustifica il rapporto di rappresentanza. La sede propria, dunque, per manifestare una diversa opinione rispetto a quella del gruppo di appartenenza è quella dell’Aula, dove ci si misura con la proposta definitiva e si parla all’intero Parlamento e all’opinione pubblica. Non può essere quella della Commissione, se la diversa opinione nelle condizioni date impedisce ad un partito che ha responsabilità di maggioranza e di governo di avanzare una proposta complessiva già passata attraverso i filtri di una confrontodemocratico interno. Queste considerazioni non sono un giudizio sulle decisioni assunte dal Gruppo PD del Senato, né una valutazione sulla decisione di autosospendersi assunta anche da tre colleghi senatori eletti all’estero. Sono, piuttosto, un’espressione di quella libertà di opinione che loro stessi rivendicano. Ci auguriamo sinceramente che prevalga il senso di responsabilità, che si lavori per salvare questa legislatura e che si metta a frutto la credibilità politica guadagnata con il voto del 25 maggio, che ci impone di proseguire sulla strada delle riforme indicata dal Governo e sostenuta dalla grande maggioranza del PD. La questione che ci troviamo ad affrontare è tutta politica, non costituzionale. Il Partito Democratico è chiamato a usare la forza che ha ricevuto dall’elettorato per portare a buon fine il cammino delle riforme e dare segni concreti di saper corrispondere con i fatti all’attesa dicambiamento. Questo vale per tutti, non solo per una maggioranza interna”, concludono i deputati PD eletti all’estero Farina, Fedi, Garavini, La Marca e Porta. (Inform)