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Rotary Club : a Belluno Sabino Chialà, priore della comunità monastica di Bose (8 maggio)

ASSOCIAZIONI

 

BELLUNO – La voce di un monaco, teologo e biblista, personalità di grande sensibilità culturale, dinanzi al tam tam (non solo mediatico) e alla babele di parole del nostro tempo, una stagione, purtroppo, di disorientamento continuo.

Il titolo “Vigiliamo sulle parole!” è il filo conduttore che Sabino Chialà, priore della comunità monastica di Bose, in provincia di Biella, porterà all’attenzione di un pubblico incontro, aperto a tutta la cittadinanza, mercoledì 8 maggio a Belluno alle ore 18, nell’aula magna del Liceo Lollino,  su iniziativa del Rotary Club presieduto da Davide Piol. “Viviamo – osserva Piol –  un’epoca social in cui la comunicazione ha assunto un ruolo importante, forse come mai. Questo comporta una proliferazione di parole e soprattutto il loro moltiplicarsi ad una velocità che spesso impedisce di ponderarle adeguatamente, di pensarle prima di pronunciarle”.  Pensiero critico e capacità di discernimento possono essere le chiavi interpretative con cui orientarsi. “Il mondo contemporaneo – prosegue Piol – sempre più dominato da piattaforme, algoritmi, ‘influencer’ – ha bisogno di codici,  ‘attrezzi’, regole capaci di contrastare i danni causati dalla disinformazione o peggio dalle ‘fake news’, pena un cattivo funzionamento delle nostre democrazie. L’incontro con Chialà rafforza l’impegno del Rotary a favore della dignità umana e mette a disposizione dell’opinione pubblica bellunese una riflessione importante a tutto campo”.  È noto infatti che  Bose rappresenta un punto di riferimento spirituale per credenti e non credenti alla ricerca delle dimensioni più profonde delle relazioni interpersonali. Chialà è succeduto al fondatore della comunità, Enzo Bianchi, che la formò nel 1965 ed  è stato eletto priore nel gennaio 2022. “Di parole viviamo, perché sono le parole, innanzitutto, a creare legami” commenta il monaco alla vigilia del suo incontro in città. E ammonisce: “Le parole possono anche agire come armi distruttive. Abbiamo dunque bisogno di vigilare sulle parole, e questo lo si impara”. (Inform)

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