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Roma, presentato il XXXI Rapporto Immigrazione di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes

MIGRAZIONI

Sono oltre 5 milioni i cittadini stranieri regolarmente residenti nel nostro Paese. Circa il 60% degli studenti “stranieri”è nato in Italia

 

ROMA – E’ stato presentato a Roma il nuovo Rapporto Immigrazione redatto da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, in un incontro moderato da Oliviero Forti di Caritas Italiana. Tema di quest’anno è quello scelto da papa Francesco per la 108esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si è celebrata lo scorso 25 settembre: “Costruire il futuro con i migranti”. I lavori sono stati aperti dal presidente della Caritas Italiana, Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia. “Gli stranieri non figurino come invasori ma come costruttori. Integrare non vuol dire far diventare l’altro come me ma vedere cosa abbiamo in comune. Camminare insieme richiede tanta pazienza nel tenere conto del passo di ciascuno”, spiega Radaelli evidenziando come la guerra in Ucraina abbia complicato ulteriormente il fenomeno migratorio in Europa. Radaelli ha parlato anche dell’importanza della scuola come strumento di inserimento e integrazione. “Per costruire un futuro insieme però servono politiche unitarie. Non possiamo lasciare alle future generazioni la responsabilità di decisioni che devono essere prese oggi”, precisa Radaelli. A presentare i dati due dei curatori del Rapporto Immigrazione: Manuela De Marco di Caritas Italiana, che illustrerà i principali dati del Rapporto, e Simone Varisco della Fondazione Migrantes, che fornirà spunti di riflessione su “L’immigrazione fra comunicazione e pastorale”. De Marco ha ricordato come il Rapporto sia frutto dell’incrocio tra dati statistici che devono aiutare alla costruzione di politiche in favore di tutti. De Marco ha inoltre evidenziato la presenza nel 2021 di 281 milioni di migranti nel mondo, un numero in continua crescita. Ad inizio 2022 per la prima volta nella storia si supera la soglia di 100 milioni di migranti forzati. Oltre 5 milioni di cittadini stranieri sono regolarmente residenti in Italia: la nazionalità prevalente è quella rumena seguita da quella marocchina, albanese, cinese e ucraina (gli ucraini finora in mobilità in tutta Europa si aggirano sui 14 milioni). Mettendo insieme tutte le diverse etnie presenti in Italia, si tratta di una collettività straniera relativamente giovane rispetto ai residenti italiani. In generale la popolazione straniera ha una struttura più giovane di quella italiana: ragazze e ragazzi con meno di 18 anni rappresentano circa il 20% della popolazione. Approcciando il tema delle seconde generazioni è stato rilevato come oltre il 60% degli studenti ‘stranieri’ sia nato in Italia (quindi una collettività non più considerabile come straniera, nel senso che diminuis   ce il numero di stranieri e aumenta quello dei nati in Italia): si tratta di studenti che si considerano di fatto come parte integrante del tessuto socio-culturale, pur se ancora sprovvisti di cittadinanza italiana: un tema sul quale il legislatore viene evidentemente ormai anticipato dal corso del vissuto quotidiano di tante persone italiane nella sostanza, perché madrelingua e non per un formalismo burocratico che tarda ad arrivare. Rispetto alle diverse tipologie delle famiglie, quella unipersonale (per esempio single o divorziati) è per i cittadini stranieri leggermente più elevata che per gli italiani. Al primo trimestre 2022 i dati Istat relativi alla Rilevazione sulle forze di lavoro registrano, dopo un forte calo dell’anno precedente, una crescita del tasso di occupazione dei lavoratori stranieri tra i 20 e i 64 anni, più significativo rispetto a quello registrato tra i lavoratori italiani. In diminuzione è il numero dei cittadini stranieri detenuti, dove spesso il ‘disvalore penale’ della condotta è però collegato a questioni in realtà meramente amministrative relazionate allo status di immigrato irregolare. Varisco si è invece interrogato sul ruolo dell’informazione dove si è notata in parte una maggiore benevolenza su questi temi. Dalla crisi afghana a quella ucraina si è registrato mediamente un miglioramento rispetto alla retorica nella narrazione contro l’extracomunitario. Per Varisco occorre quindi arrivare a un cambiamento della narrazione, per superare quella dell’emergenza. Per quanto riguarda l’appartenenza religiosa, i cittadini stranieri musulmani residenti in Italia al 1 gennaio 2022 sono 1,5 milioni (ossia il 29,5% del totale dei cittadini stranieri) e in aumento rispetto allo scorso anno (quando erano meno di 1,4 milioni). Si tratta soprattutto di cittadini marocchini, albanesi, bangladesi, pakistani, senegalesi, egiziani e tunisini. A seguire è intervenuto il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, in un videomessaggio, parlando di cambiamenti epocali e veloci nel mondo. Il Ministro si è soffermato sul tema delle prospettive dell’istruzione in tema di accoglienza degli immigrati. “La capacità di una comunità di accoglie i migranti – ha affermato il Ministro – non è soltanto base stessa della nostra democrazia, ma diventa elemento stesso con cui si costruisce la pace. Come scuola italiana – ha aggiunto Bianchi – siamo disponibili ad accogliere e ad integrare . Lo abbiamo fatto con i bambini e le bambine ucraine che sono arrivate e lo abbiamo fatto per tanti anni quando l’Italia si è distinta proprio per il tema dell’inclusione; non è solo un problema di accoglienza momentanea ma di integrazione. Quando si parla di integrazione – ha concluso il Ministro – vuol dure che è tutta la società che cambia”. Subito dopo c’è stato l’intervento di Monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana sul tema dei migranti dentro il cammino sinodale della Chiesa in Italia.  “La conoscenza è il primo tassello del discernimento per costruire un futuro insieme: per farlo occorre speranza. Se il futuro non è visto come una minaccia ma è carico di promesse arriviamo verso un bene che ci attende come una casa accogliente”, spiega Baturi sottolineando le tre parole chiave del cammino sinodale: incontro, ascolto e discernimento. “Un uomo che ha un pregiudizio cerca sempre conferme mentre un uomo aperto all’incontro è disposto al cambiamento”, puntualizza Baturi. Quindi è stata la volta del focus della giornalista e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan sul tema degli ‘italiani madrelingua’ come polmone verde della cultura italiana. Nel suo intervento la giornalista ha parlato dell’apporto delle seconde generazioni di migranti alla nostra cultura, uomini e donne che hanno come lingua madre l’italiano. Le conclusioni sono state affidate a Monsignor Gian Carlo Perego, Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes e arcivescovo di Ferrara-Comacchio. Perego ha parlato della questione dell’ingiustizia sul piano contrattuale e retributivo dove solo un 10% della popolazione straniera ha un contratto a tempo indeterminato; un dato positivo viene invece dal 52% in più di permessi di soggiorno per motivi familiari. Per Perego questo segnale indica un desiderio di stabilizzazione in Italia da parte degli immigrati che voglio costruire il futuro con noi.. “Un Paese che sa dare più protezione è un Paese che riconosce un diritto costituzionale”, spiega Perego che vede in una cura che coniughi carità e giustizia un modello per guardare al futuro con ottimismo. Sono temi che verranno consegnati al nuovo governo in divenire in Italia. (Inform)

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