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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Ristorazione italiana in Germania in ginocchio

ITALIANI ALL’ESTERO

Articolo di Tony Màzzaro

 

Sono 32.000 i ristoranti e pizzerie di marchio italiano in Germania. Si stima che ben 14 mila sono di nome italiano ma gestiti da non italiani. Tutti sono radicati sia nei grandi che nei piccoli centri urbanistici.

La loro ramificazione, il rapporto qualità-prezzo e la cultura del buon gusto fanno sì che la cucina italiana sia fra le più gettonate del pluriculturale pubblico locale.

Se per i giovani e giovanissimi il maggior indice di gradimento è costituito da pizza e spaghetti, per gli adulti e per i diversamente giovani, le prelibatezze dell’arte culinaria italiana spaziano dagli antipasti, ai primi, secondi e dessert, accompagnate da vini di indiscussa qualità, grazie anche ad una oggettiva maggiore autonomia e disponibilità finanziaria.

Da due anni però la pandemia sta mettendo a dura prova anche il delicato settore della ristorazione. La crisi è determinata dalle restrizioni delle ordinanze. Il lavoro a distanza, la riduzione o addirittura la chiusura e sospensione temporanea di attività lavorative, subordinate al mondo degli spostamenti in genere e del turismo in particolare, si riflettono inevitabilmente anche sulla gastronomia.

Restrizioni e distanziamenti sociali stanno  provocando sensibili numeri di chiusura di attività enogastronomiche italiane. Licenziamenti, messa in cassa integrazione e dismissioni sono all’ordine del giorno.

Di questi e di altri aspetti se n’è parlato all’Assemblea annuale dell’Associazione Cuochi italiani in Germania, tenutasi in questi giorni a Donzdorf, cittadina di scarsi 11 mila abitanti, situata ad un 60ina di chilometri a Sud-Est di Stoccarda.

Degli oltre cento iscritti, operanti su tutto il territorio tedesco, per distanza e problematiche legate al lavoro hanno potuto presenziare soltanto una trentina di soci.

L’Associazione, nata nel 1995 e aderente alla Federazione Cuochi Italiani dal 2021 ha fra l’altro il compito di diffondere e tutelare la cultura gastronomica italiana e il suo patrimonio storico attraverso manifestazioni, la qualificazione e riqualificazione professionale dei giovani.

Uno dei soci-fondatori è Nino Russo, presidente in carica fino al 2024. Dagli inizi degli anni ’70 il grande Maestro siciliano di cucina e Executive Chef ha pendolato tra America, Francia, Inghilterra, Sicilia, Lussemburgo e Germania.

Degli aderenti all’ACI il 40% opera nel Baden-Württemberg. L’altro 60% è dislocato negli altri 15 Länder.

Gli aderenti sono tutti professionisti. (Tony Màzzaro*/Inform)

*Consigliere Cgie

 

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