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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Rino Giuliani (Istituto Fernando Santi): “Misurarsi direttamente con la concretezza delle situazioni delle persone, mirare alla promozione umana e sociale dei nostri nuovi emigranti”

ASSOCIAZIONI

 

“Occasione unica per uscire dal gioco di specchi nel quale da tempo ci si muove”

 

ROMA  – L’ iter per il rinnovo dei Comites è sostanzialmente concluso. L’auspicio è che le liste che sono state promosse dalle associazioni abbiano un buon risultato . C’è infatti bisogno di strumenti di democrazia partecipativa  che va tenuta distinta da quella, altrettanto importante , dei partiti  senza, tuttavia commistioni di ruoli. Lo abbiamo più volte affermato anche se non sembra che da parte dei partiti politici sia stata  effettivamente  compresa tale necessità.

Dal 5 al 6  %  è  la percentuale di chi si è iscritto nei registri elettorali. Si potrà certo  dire che ciò è dipeso dalla delegittimazione degli organismi  a causa della troppa attesa per il loro rinnovo ma certo ha pesato molto il ridursi, oltre ogni  peggiore ipotesi,  della fiducia degli  italiani nei partiti politici. Nessuno dovrebbe compiacersene e tuttavia qualche domanda  sulle cause alla base  di tale perduto appeal meriterebbe una risposta.

Tutto il contraddittorio iter che ha portato al rinnovo dei Comites  segnala che da parte del governo, e del partito che ha  al suo interno maggiori responsabilità si è prima deciso e poi si è  contraddetto le  decisioni prese , in modo auto referenziato, e  non ascoltando le voci preoccupate di molti.

Trionfalismo immotivato nella prima fase  e giustificazionismo  senza  ragionevoli “pezze d’appoggio”  nella seconda quando, alla fine,  sono stati fatti slittare i tempi dell’iter  precedentemente  deciso.

In queste ore stanno ritornando gli inviti  ad apprezzare comunque il fatto  che di nuovo vi saranno Comites e che anche per il Cgie  le cose si stanno muovendo.  Non staremo a svalutare anche gli esiti insoddisfacenti che comunque tali restano.

Ci si domanda se fa bene ai cittadini italiani all’estero il fatto che si vuole  mantenere un basso profilo,  e che non si vuole  discutere e risolvere le cause più generali che ci stanno portando, senza almeno qualche serio  aggiornamento della normativa, a Comites così poco rappresentativi e ad un organo consultivo, il Cgie, così drasticamente ridotto nella sua composizione e nel suo ruolo.

Ci si  domanda  cosa ci si possa aspettare, quanto a obiettivi raggiungibili, da organismi configurati in tal modo, senza veri sostegni, calati come sono dentro una  situazione più generale di riduzione del ruolo dell’Italia nelle e per le comunità italiane all’estero.

Per gli italiani all’estero possiamo dire che siamo già  dentro uno “stato minimo” . La nuova emigrazione fatta  di persone che si muovono per lavorare e che hanno problemi nuovi e diversi rispetto al passato  avrebbe bisogno di servizi di supporto dei nostri consolati  mentre le associazioni potrebbero seguitare a svolgere un ruolo sussidiario, certo non esclusivo, come è sempre avvenuto. Il quadro è sbilanciato proprio perché il grande assente è lo Stato.

La realtà è che le persone che ogni anno emigrano lo fanno con il sistema “fai da te”. Nei paesi di accoglienza, soli di fronte ai problemi, molti giovani stanno incominciando anche  a darsi forme di autorganizzazione dei loro bisogni . L’associazionismo intende promuovere concrete forme di sostegno prima della partenza  e di affiancamento poi  nel periodo di primo impatto nei paesi  d’accoglienza. Ne parleremo il 3 e 4 luglio agli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo.

Misurarsi direttamente con la concretezza delle  situazioni delle persone,  mirare  ,con attenzione  disinteressata, alla promozione umana  e sociale dei nostri nuovi emigranti è una occasione unica per uscire dal gioco di specchi nel  quale da tempo  ci si trova a muoversi. (Rino Giuliani*/Inform)

*Vice presidente dell’Istituto Fernando Santi

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