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Rim 2021, famiglie expat durante la pandemia: il caso dei neogenitori

MIGRAZIONI

 

 

ROMA – Famiglie expat e neogenitori ai tempi della pandemia: questo è uno dei temi di approfondimento del Rapporto Italiani nel Mondo 2021 della Fondazione Migrantes. La ricerca è stata condotta da Gianfranco Zucca dell’IREF Roma. Da un lato il lockdown ha messo in evidenza una ritrovata unità familiare, dall’altra però ha posto in evidenza situazioni di difficile convivenza. Ci sono poi le storie delle famiglie expat. Già nel RIM 2019 un focus era stato dedicato alle famiglie italiane all’estero mettendone in risalto alcuni fattori distintivi: età media relativamente bassa, coppie per lo più a doppia carriera e lavoro femminile quindi non ancillare rispetto a quello maschile, presenza di figli piccoli.

Nell’approfondimento del RIM 2021 esemplare è il caso inglese: come rilevato dal gruppo Manifesto di Londra è emersa una grande varietà nelle esperienze individuali nelle quali emerge però con chiarezza anche una certa confusione indotta dalle differenti scelte dei governi europei sulle misure di prevenzione per i contagi. Ci sono quindi state diverse famiglie che non hanno potuto ricongiungersi o persone rimaste senza lavoro. Un altro fattore determinante è quello psicologico, dove la consulenza psicologica per gli expat appare un settore in crescita. La demografia della famiglia expat evidenzia in generale una certa varietà: c’è chi si trasferisce con i figli piccoli, chi ha già figli adolescenti e chi infine diventa genitore direttamente all’estero. Ci sono poi le persone dietro ai numeri, così le storie di Valentina e Alessia, due donne trasferitisi con il proprio partner in Germania nel 2019: il loro comune denominatore è stata una maternità resa compatibile con la mobilità. Anzi, potrebbe dirsi che in molti casi è il voler creare una famiglia ad essere subordinato alla mobilità. Tuttavia il processo di socializzazione incentrata sull’infanzia, quale vettore cruciale per l’integrazione, ha conosciuto una crisi determinata dalla pandemia con famiglie che si sono sentite lasciate sole all’estero con le proprie difficoltà e insicurezze. Per questo, come scrive il ricercatore, una volta superata la crisi sanitaria sarà fondamentale che il sistema dei servizi per gli italiani all’estero sviluppi un’offerta diffusa di iniziative di sostegno psicologico e migliori le opportunità di socializzazione per le famiglie. (Inform)

 

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