RASSEGNA STAMPA
Da “La Stampa.it” del 24.2.2014
Scintille con i grillini. Questa sera il voto: servono 161 sì. Domani alla Camera
ROMA – L’Italia è un «Paese arrugginito», per questo «avere il coraggio di fare scelte radicali». Matteo Renzi si presenta di fronte al Parlamento e chiede la fiducia al Senato. Il premier annuncia anche il «primo impegno» del suo governo, che è «lo sblocco totale dei debiti della Pubblica Amministrazione attraverso un diverso utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti».
L’OMAGGIO ALL’AULA
L’esito del voto pare scontato: servono 161 sì, il premier sulla carta dovrebbe superare quota 170. La conta è prevista in tarda serata. Il premier si presenta di fronte a un’Aula gremita. Tra le mani ha qualche appunto, ma l’impressione è che vada “a braccio”: «Ci avviciniamo in punta di piedi e con rispetto profondo e non formale che si deve a quest’Aula e alla storia del paese che qui ha un simbolo».
“TREGUA POLITICA”
«Siamo qui a chiedervi la fiducia che è un gesto controcorrente non tanto nel linguaggio della politica. Noi vogliamo provare ad andare controcorrente», dice Renzi. «Sappiamo perfettamente che viviamo un tempo di grande difficoltà e struggenti responsabilità» e abbiamo la consapevolezza di dover «recuperare il coraggio e il gusto e il piacere di fare sogni più grandi e accompagnarli da una concretezza puntuale». «Se in questi anni avessimo prestato ascolto ai mercati rionali ci saremmo accorti che la richiesta è di tregua della politica rispetto ai cittadini: l’impressione che abbiamo dato è di angoscia tra politici e cittadini». L’orizzonte del governo Renzi non è breve, il premier lo ribadisce chiaramente: «Andare avanti fino al 2018 ha un senso se si avverte la consapevolezza dell’urgenza di misure per il cambiamento».
LE PRIME MISURE: FONDO PER LE PMI E TAGLIO DEL CUNEO FISCALE
Renzi annuncia tra gli applausi della maggioranza che «il primo impegno è lo sblocco totale dei debiti della Pubblica Amministrazione attraverso un diverso utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti». «Il secondo impegno – rilancia subito – sarà la costituzione e il sostegno di fondi di garanzia anche attraverso un rinnovato utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti, dell’unica reale e importante questione sul tappeto, quella delle piccole e medie imprese che non riescono ad accedere al credito». Parla di economia il premier: «Chi è entrato in una fabbrica o ha incontrato lavoratori, sa bene che quelli sulla disoccupazione non sono solo “numerini”, ma indici di una situazione «impietosa e devastante», che «richiede un cambio radicale della politiche economiche e provvedimenti concreti che con Padoan abbiamo discusso e approfondiremo nelle prossime settimane». Poi promette una riduzione «a doppia cifra» del cuneo fiscale con misure «serie, irreversibili, non solo legate alla revisione della spesa, che porterà già nel semestre 2014 risultati immediati».
LA SFIDA ALLA BUROCRAZIA
«È arrivato il momento di dire con forza che la politica deve affidare tempi certi anche al ruolo dei dirigenti. Non esiste il tempo indeterminato, con i governi che passano e i dirigenti restano e fanno il bello e cattivo tempo», avverte Renzi. Il premier promette massima chiarezza nella gestione della cosa pubblica: «Dobbiamo avere il coraggio di far emergere in modo netto, chiaro ed evidente che ogni centesimo speso dalla P.A. debba essere visibile online da parte di tutti. Questo significa un meccanismo rivoluzionario per cui ogni cittadino può verificare giorno dopo giorno ogni gesto che fa il proprio rappresentante». Tra le priorità del premier c’è anche la scuola_ «L’educazione che si da nelle scuole è motore dello sviluppo, ho in mente di entrare ogni mercoledì nelle scuole da premier se otterrò la fiducia: comincerò da Treviso, dal Nord Est, la prossima settimana si sarà il Sud. È fondamentale che il governo non stia solo a Roma», annuncia.
“SCELTE RADICALI”
Renzi parla di una angoscia nel rapporto tra politica e cittadini che porta alla sensazione di una Italia visto come un paese finito che ha giocato le tutte le sue carte. «Noi abbiamo deciso di cambiare». «Chiedere la fiducia oggi è un gesto» che significa «provare ad andare concorrente: si fa fatica. Chiediamo fiducia a questo Senato perché pensiamo che l’Italia abbia la necessità di recuperare fiducia per uscire dalla crisi, è arrugginita, impantanata da una burocrazia asfissiante», afferma Renzi. «L’idea che le norme succedute negli anni non hanno prodotto il risultato auspicato è sotto occhi di tutti. O si ha il coraggio di scelte radicali» o «perderemo il rapporto con chi da casa continua a pensare alla politica». L’Italia è «curiosa e brillante, è un’Italia che si vuole bene e che ci tiene a presentarsi bene«, continua il premier. «È un Paese che non ci segue perché è avanti a noi: siamo noi che dobbiamo inseguire» e faremo «di tutto per raggiungerlo con un pacchetto di riforme».
“ADESSO SI CAMBIA”
Il premier tiene il punto sulle riforme: sulla legge elettorale e le riforme costituzionali si è raggiunto «un accordo che va oltre la maggioranza di governo». Quell’accordo «lo rispetteremo nei tempi e nelle modalità prestabilite». Dopo aver rotto il ghiaccio, Renzi si concede anche una battuta: «Io non ho l’ età per sedere al Senato. Non vorrei cominciare con la citazione colta di Gigliola Cinquetti ma è così. E fa pensare che oggi davanti a voi siamo qui non per inseguire un record anagrafico, non per allungare il curriculum, siamo qui per parlare un linguaggio di franchezza». «Abbiamo nel dna il desiderio di confrontarci – spiega – . Ma stante la legge elettorale uscita dalla sentenza della Corte si sarebbe andati ancora verso un governo delle larghe intese, non sarebbe stato possibile per alcuno avere la maggioranza nei due rami del Parlamento. Noi abbiamo proposto che le regole del gioco siano scritte da tutti, farlo insieme è il valore fondamentale e costitutivo del rispetto delle istituzioni. E proveremo a farlo». renzi definisce «priorità» approvare l’Italicum: «Con quale credibilità possiamo dire che è urgente intervenire sulla legge elettorale e poi perdere l’occasione del contingentamento dei tempi»?
BOTTA E RISPOSTA CON I GRILLINI
Dai banchi dei 5 Stelle si alzano mugugni. «Il presupposto è che eravamo ad un bivio: o si andare alle elezioni, noi non abbiamo paura, siamo abituati a candidarci», replica Renzi che, davanti al rumoreggiare dei senatori 5 Stelle, ribadisce che il Pd non teme le elezioni «e lo dico a M5s che imparo apprezzare…». I grillini controreplicano con un applauso polemico. «Avremmo preferito un chiaro mandato elettorale», ma «propongo che questa sia la legislatura della svolta», rilancia il premier. La sfida è «indicare una prospettiva di futuro» e dopo aver vissuto «il semestre europeo come l’occasione per sei mesi di guidare le istituzioni dell’Europa», poter «guidare per vent’anni politicamente l’Europa». Beppe Grillo intanto negli stessi minuti in cui il premier parla interviene via Web: «Renzie rappresenta le banche e i poteri forti, è giovane ma allo stesso tempo vecchio. Non è credibile. SfiduciamoRenzie», twitta il leader M5S. «#SfiduciamoRenzie», è l’hashtag che Grillo lancia su Twitter mentre il premier è impegnato a Palazzo Madama nel suo discorso programmatico. E sono decine i commenti polemici e sarcastici – segnati proprio con questo hashtag – che il leader Cinque Stelle sta ritwittando sin dall’inizio dell’intervento. In alcuni si paragona Renzi a Crozza, in altri si denunciano «le falsità» annunciato dal premier, in altri ancora gli utenti ritwittati da Grillo denunciano «38 minuti di fuffa».
IL NODO EUROPA
Ma all’Ue il premier avanzerà richieste chiare: «Dalla subalternità culturale per cui troppo spesso si è considerata l’Europa come la nostra matrigna, possiamo liberarci soltanto noi. Non possiamo immaginare che qualcun altro risolva i nostri problemi». «Mi piacerebbe che potesse capitare a chi ha la presunzione di avere la verità in tasca la possibilità di confrontarsi con gli insegnanti, le famiglie perché l’idea che da questa parte c’è la casta e dall’altra i cittadini si è un po’ rovesciata», dice il premier. Che però viene nuovamente interrotto dai senatori M5S. E il presidente del consiglio ribatte: «Noi svolgiamo una funzione sociale nei confronti dei senatori M5S…non è facile stare in un partito dove il capo dice “non sono democratico” ma vi vogliamo bene lo stesso». «Non consideriamo il Parlamento un inutile orpello, non abbiamo idea di venire a dettare linea e chiedere che rapidamente la si esegua nelle Aule. Ma fatevi carico insieme a noi, perché i tempi non sono più una variabile indipendente, o non saremo credibili non tanto per partner Ue ma per nostri cittadini». (La Stampa.it del 24 febbraio 2014)
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