MONDO SCALABRINIANO
LORETO – Vi incanterà subito. Alla prima occhiata, vi colpirà per la sua bellezza e antichità. Le porte romane all’entrata in travertino color ocra vi accolgono, quasi addormentate da venti secoli. Ostentata con cura ogni cosa, ogni dettaglio che sa di antico. I viottoli, medievali, gli edifici, le chiese, i portali, come quello iscritto ormai da sei secoli a grandi caratteri: Ubi Spiritus Dei, ibi libertas (Dove è lo Spirito di Dio, c’é la libertà). L’avreste, forse, immaginato sulla facciata del vicino convento di clausura delle clarisse… Ma, come sempre, tutto è da verificare. E poi qui tutto è in salita. Perchè Spello nei secoli nasce, cresce e si fa bella su un unico grande colle. Nella buona stagione ogni finestra, ogni veranda è ornata di fiori. L’apoteosi ne è la fantastica infiorata del Corpus Domini: preparata nottetempo, tappezza di colore le vie cittadine per un paio di chilometri, richiamando tra invidia e stupore migliaia di curiosi, visitatori o pellegrini.
Ma «il fiore più profumato è quello nascosto» precisa un proverbio. Così, se vi inoltrate su per la valle del Chiona verso Collepino, un’altra bellezza vi sorprende. Come in un mare verde-argentato sarete circondati da una miriade di piante di olivo. Anche il silenzio qui non mancherà di incantarvi. Il passaggio di un auto per una strada ripida e tortuosa diventa un vero avvenimento! Rari e vecchi casolari sparsi qua e là, circondati dal proprio territorio coltivo, sembrano antichi castelli al centro del loro feudo. In fondo, tutto qui è invito alla contemplazione. Alla pace della natura. Al ritmo lento della vita. Per questo molti sono diventati degli eremi. Hanno ospitato negli anni trascorsi centinaia di giovani, che ora vi ritornano con la famiglia e i figli per assaporare luoghi che hanno loro cambiato la vita…
Sì, perchè il fiore nascosto, l’avrete forse immaginato, è la presenza dei Piccoli fratelli del Vangelo. Profuma tutta la vallata e gli eremi della loro spiritualità. Da poco ho vissuto una settimana in loro compagnia. Sono cinque, di cui due francesi. A tavola e nella preghiera in cappella si passa facilmente da una lingua all’altra con nonchalence, francese o italiano. «Ma sì – mi dicono, – la nostra origine è in Francia!» Osservo con stupore i valori di vangelo che fanno vivere questi cinque uomini ormai avanti nell’età, a parte il più giovane, fisioterapista in una struttura per ragazzi handicappati. Sono il lavoro umile e nascosto di Nazareth, il valore dell’empatia, il rispetto dell’alterità, la sfida della comunione. Vivere insieme fraternamente, ognuno nella sua differenza, nella sua originalità, è un vero dono. Ed è un carisma che viene dal deserto. Ne porta, in fondo, tutte caratteristiche come la semplicità, lo spirito di preghiera, l’essenzialità, la fratellanza universale, l’abbandono a Dio. Sono le qualità che animavano Charles de Foucauld, loro ispiratore, nel deserto dei Tuareg.
L’abbandono a Dio, in fondo, lo ritrovo nel cimitero di Spello, incontrando uno di loro. È l’autore di un famoso bestseller degli anni ‘70 «Lettere dal deserto», appassionato oratore in tutta Italia, ritiratosi, dopo lunghi anni nel Sahara, proprio qui a Spello. Riposa ora sulla terra nuda. Il suo nudo nome è su un’enorme lastra di marmo grigio, senza alcuna data. Tre sole parole: fratel Carlo Carretto. Affidato, così, semplicemente, all’eternità. A quel Dio, che ha incessantemente pregato. E amato, perdutamente.
Renato Zilio* – Inform)
*Missionario scalabriniano, Autore di « Dio attende alla frontiera » EMI