MONDO SCALABRINIANO
MARSIGLIA – « Quanto mi piace, alla fine di una bella celebrazione, un bicchiere da prendere insieme! Un momento di scambio che aiuta a fraternizzare. A rendere umana una celebrazione! » Padre Marcello Bertinato, un veneto tutto d’un pezzo, non risparmia il suo commento. Ed è quello che si è fatto ad ogni celebrazione della settimana santa. Tutti portavano qualcosa da condividere, un dolce o una bottiglia. Eccetto il venerdì. Permettendo, così, una sosta. Un incontro. Un’emozione vissuta, da scambiarsi insieme.
Siamo alla riunione dei preti del settore pastorale « Plombières » di Marsiglia insieme al vescovo ausiliare, Jean Marc Aveline. Una dozzina di persone in tutto. Si sta rileggendo insieme la settimana santa. Qui, infatti, nella cultura francese, si dà molto spazio alla « rilettura ». È la cultura della valutazione. Si supera, così, il solo organizzare o il fare. Un momento importante lo si prende sempre per rileggere, in fondo, ciò e come si è vissuto. Ciò che si può migliorare. O cambiare. Una dinamica interessante, preziosa.
Interviene Paul con la lavanda dei piedi, fatta immediatamente dopo la lettura del Vangelo. Una cosa improvvisata, in mezzo alla gente, passando tra i banchi. Bellissima! A chi lo desiderava o che già si scalzava, senza esitare egli si accostava deciso… Nel silenzio più assoluto fare il gesto del Signore nell’assemblea riempiva di emozione ognuno. « Avete compreso ciò che ho fatto ?» riprendeva, poi, con l’omelia, spiegandone il senso e il valore. Servire l’altro è l’anima della Chiesa. L’identità di ogni discepolo. Una rivoluzione, in fondo, dei tempi di papa Francesco. La nostra Chiesa « in uscita».
Pierre, d’altro canto, evoca il battesimo di Pauleta, ventisettenne africana del Burkina Faso. Un volto nero, lineamenti dolcissimi. Al momento del rito venivano rovesciate su di lei tre anfore colme d’acqua, mentre l’assemblea si lasciava andare a un lungo « ohhhhh! » di sorpresa. La si vedeva, allora, correre con la madrina in sacrestia e riapparire, qualche istante dopo, con un lungo vestito bianco da sposa. Stupendo! Grande applauso di tutta la chiesa, colta nuovamente di sorpresa. In Africa, si usa così. Cambiare fede è cambiare vita.
Vincent, invece, riflette sul venerdi santo. La via crucis era animata anche da ragazzi musulmani del college. Volevano assolutamente farlo. Per precauzione aveva fatto prima firmare l’autorizzazione ai genitori. Ma certamente rivivere la propria fede, commentata dalla bocca di altri credenti, dà sempre un senso di vertigine. E fa pensare a quelle pagine scritte da Rachid Benzine, in un libro rimasto famoso, quando accostando per la prima volta il Vangelo, in Matteo capitolo 25, esclamava al colmo dell’emozione : Ma chi è mai quest’uomo così grande, unico, straordinario – il Re del giudizio universale – che si identifica perfino con i miserabili della terra : l’affamato, l’assetato, il prigioniero, l’emigrante… ?!
Oppure si ascolta Pierre, quando gli si è presentato per confessarsi un giovane musulmano. E di fronte alla sua esitazione, sentirsi allora apostrofare : « Ma tu sei qui in nome tuo o in nome di Dio ?! » A casa sua, ora, si parla che il giovane è cambiato. Ha cambiato modo di fare. « Si è confessato da un prete! » si dicono l’un l’altro. Invece, nella prigione delleBaumettes dove Pierre va di solito, qualche musulmano gli chiede di partecipare alla messa. « Senz’altro, per pregare » gli risponde. « Ma non devi fare il segno di croce – raccomanda lui – è un gesto coraggioso. E fai credere agli altri che vuoi diventare cristiano. Sì, ci sono tensioni, conclude, ma ci sono anche incontri. »
Per la parrocchia di saint Mauront, qualcuno parla del pranzo di condivisione di ogni mercoledi di quaresima. Durante il pasto era invitato ogni settimana un rabbino o un pastore protestante, un imam o un buddista per spiegare il digiuno, la preghiera e la solidarietà nelle loro tradizioni. Un nutrimento che si è rivelato ancora più sostanzioso di quanto si metteva in bocca.
« Ma la cosa che amo di più – fa padre Marcello – è l’abitudine di uscire di chiesa dopo una celebrazione, il prete per primo. Quello che non vedo mai fare assolutamente al mio paese, in Italia. È l’occasione straordinaria di salutare alla porta ognuno, di dare la mano, fare una carezza ai bambini, un incoraggiamento o un appuntamento a chi serve. Gardare negli occhi le persone e sorridere loro è una grazia! » Sì, soprattutto dopo una celebrazione grande e bella come nella settimana santa. Ciò ricorda un contatto vero, quello del Cristo. Lungo tutto il Vangelo. (Renato Zilio* – Inform)
* Missionario scalabriniano, autore di “Dio attende alla frontiera”, EMI, 16ma ristampa