MONDO SCALABRINIANO
MARSIGLIA – A due passi da Marseille, sabato 11 giugno, il comune di Gardanne è in festa. Alla Casa del Popolo è annunciato con depliant e manifesti Tous en fête avec les rom!: stand gastronomici rom, dibattiti, teatro, esposizioni fotografiche, orchestrine zigane. Fino a mezzanotte uno straordinario patchwork di volti e tradizioni di un mondo da sempre tenuto ai margini.
“Beau, n’est-ce pas?” (bello, no?)
Io e père Paul, il parroco di Saint Joseph, ci andiamo con Dado, di 13 anni, e la sua famiglia rom, Claudia, Maryse et Therèse, collaboratrici parrocchiali. Sarà un gioco immergersi in questa piccola folla in cui ognuno è contento della propria differenza e di confrontarsi con l’altro. I rom “dai lunghi vestiti colorati, le trecce annodate e i copricapo originali” sembrano un po’ intimiditi. Ritengono insolita una festa che celebra la loro vita, trascinata spesso come una maledizione, un marchio sulla carne e nella mente accompagnato da un’esclusione secolare.
Gardanne è uno dei pochi paesi in Provenza ad avere accolto una comunità rom, ormai acquartierata vicino a una vecchia miniera di carbone. «Non ho fatto nulla di speciale» dice il sindaco, in apertura. Profilo magro e nobile, lunghi capelli bianchi in libertà, settant’anni ben portati e comunista convinto. «Ho solo messo in pratica questo». E indica un quadro incorniciato che l’addetto comunale alza prontamente: la Dichiarazione universale dei Diritti Umani. «Tutti gli uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in uno spirito di fraternità»
Racconta poi di una bambina che gli confidava «“Sai, a scuola abbiamo un bambino rom! È il mio grande amico”… Beau, n’est-ce pas? (bello, no?)». Imparare a vivere insieme in una società dalle molteplici differenze è una lezione d’oro per gli uomini di domani. «A causa dell’accoglienza dei rom abbiamo rischiato di perdere le ultime elezioni!» sibila, infine quest’uomo controcorrente che preferisce i suoi principi alla poltrona. Lo ribatte ora come un chiodo nella mente dei presenti.
La minoranza più discriminata
Anche père Paul è un prete attento al tessuto sociale e alle sue ferite. L’anno scorso ha lanciato un doposcuola in parrocchia per i bambini rom, fatto dai catechisti. Veniva una decina di ragazzi sporchi e malvestiti ma affettuosi da morire. La sera prima bisognava passare in casa per avvertirli di non andare a faire la manche (raccogliere l’elemosina). Ecco il volto della Chiesa di papa Francesco a Marsiglia: una Chiesa attenta agli ultimi, ai rom.
Ma perché questa festa? Per Interrogarsi sui diritti di questa popolazione – si legge Sul depliant – Informarsi sulla loro vita. Incontrarsi e conoscere una cultura lontana e vicina, simile e differente. Ascoltare le loro musiche. Apprezzare le loro specialità.
La quasi totalità dei rom sono europei provenienti dalla Romania (anche se suddivisi in gruppi differenti come manouches, sinti, gitans…). Nell’Europa dell’Est ne vivono 10 milioni, in Spagna e Francia centinaia di migliaia. Dopo l’allargamento dell’Unione Europea a ventisette membri, ne sono diventati la minoranza più discriminata e combattuta.
Usciamo, infine. Alla porta campeggia in grande: «Poiché attraversiamo tempi difficili sul piano politico, economico e sociale – scrive un’associazione di Aix en Provence – è importante ricordare i valori dell’accoglienza, della generosità, dell’eguaglianza e della fraternità… sono alla base stessa del vivere insieme». Impeccabile. Per un doveroso esame di coscienza. Una lezione per tutti.(Renato Zilio-Scalabrini.net /Inform)
* Missionario scalabriniano a Marsiglia, autore di “Dio attende alla frontiera” (Emi, 2011)