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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Renato Zilio: “Il migliore augurio”

MONDO SCALABRINIANO

 

Un caso paradigmatico. Qualche anno fa, quando mi trovavo a vivere a Londra, un professore della prestigiosa London School economics University così definiva la nostra Italia. La citava come un esempio da manuale. Un caso esemplare. Di come una nazione in vent’anni abbia saputo distruggere tutto il suo capitale, imprenditoriale o altro, e lentamente avviarsi verso il terzo mondo. Giudizio severo, forse incredibile. Oggi che questa realtà prende forma e la nostra terra cambia pelle sotto i nostri stessi piedi lo si coglie meglio. Dissennatezza politica, corruzione esemplare e diffusa, senso dei propri interessi come regola d’oro, conflittualità esasperata, cura gelosa di privilegi aquisiti… diventano ottimi ingredienti per una miscela esplosiva. Anche se le buone volontà qua e là non mancano. Ma non bastano. « Visto dall’estero, pare che tutto un sistema stia cedendo… » mi confida qualcuno della nostra diplomazia all’estero.

Come missionario, che accompagna da più di trent’anni comunità di italiani che hanno emigrato mezzo secolo fa, avverto in loro un enorme senso di frustrazione. Palpabile. Come se il loro sacrificio non sia servito a nulla. La loro storia – un’avventura impensabile di audacia, di coraggio, di sfide continue, di sacrificio e di passione – pare come una parentesi chiusa e trascurabile. Essere partiti non ha fatto rinascere una terra. Anche se la sentono doppiamente propria. Non è servita la loro vita fatta di tenacia, di serietà e di onestà come esempio trascinatore. Mali antichi, giochi di potere, duri a morire, continuano ad attecchire, a rinverdire, a prosperare in patria. « Non è che altrove sia diverso, ma se sgarri anche di poco – mi diceva spiccio un giovane – la stampa britannica ne parla e quello si dovrà per forza dimettere. Perde la faccia». Lo sguardo dei nostri emigranti, maturato in società occidentali spesso più moderne ed evolute, avverte come il nostro Paese sia rimasto un « piccolo mondo antico ». Quasi come quei palazzi antichi del Sud, dalle fattezze nobili e grandiose, ma dove i segni della decadenza si rivelano visibili e irreversibili.

« Non abbiamo leader con uno sguardo universale, attenti al bene comune » mi fa sconsolato padre Marcello Bertinato, vicentino, missionario degli italiani all’estero per lunghi anni. Abbiamo eccellenti capipopolo, tribuni, gente di parte o di partito, dalle parole dure come pietre… Ma uno che abbia uno sguardo e una passione per una terra, un Paese, la sua gente, dei valori comuni è ben altra cosa. Un uomo di pace e di sintesi, dalle visioni grandi, al di sopra delle parti, che sappia captare l’avvenire e infuocare con dei valori veri. Così, senza accorgersene, la nostra terra è invecchiata paurosamente. I bambini non nascono. I giovani se ne scappano, sfiorando i centomila nel 2013. Chi costruirà il domani ?

Antidoti? Rimboccarsi le maniche, tutti. Le maniche del coraggio, dei valori come la solidarietà, la legalità, la trasparenza, il rispetto dell’altro. Cambiare passo. Affrontare insieme i tempi difficili che si vivono e che verranno. Senza attendere, ieri come oggi, i miracoli di qualcuno che la provvidenza possa inviare come un « deus ex machina ». Allargare gli spazi di corresponsabilità, di inclusione e di condivisione. A cominciare dai giovani, dagli emigranti. Quando la casa brucia dividersi o lanciarsi nel « si salvi chi può » è la soluzione peggiore. Appena i nostri giovani vengono all’estero restano sorpresi nel vedere come gente del posto e stranieri lavorano fianco a fianco. I nostri italiani all’estero collaborano con gente diversissima e di ogni provenienza, coltivando in maniera sorprendente il senso del mondo e l’apertura di mente e di cuore. Questo desiderano trovare quando rientrano in patria. La loro lezione di vita  è il migliore augurio. (Renato Zilio* – Inform)

* Missionario scalabriniano, autore di “Dio attende alla frontiera “, EMI 16ma ristampa

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