direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Relazione della Commissione Continentale Anglofona

CGIE – 41ma ASSEMBLEA PLENARIA

Presentata dal vice segretario generale per i Paesi Anglofoni Extraeuropei Silvana Mangione

 

ROMA – Il vice segretario generale CGIE per i Paesi Anglofoni Extraeuropei Silvana Mangione ha illustrato in Assemblea la Relazione della Commissione Continentale Anglofona riunitasi a Toronto dall’11 al 13 maggio e alla Farnesina in occasione della Plenaria (4-6 luglio) .

Di seguito il testo della Relazione.

Abbiamo esaminato tutti i punti all’odg della plenaria e queste sono le posizioni che condividiamo:

Editoria

– Per quanto riguarda la nuova legge sull’editoria, riteniamo che debba essere istituita di nuovo la Commissione per la stampa italiana all’estero e che si definisca chiaramente che cosa costituisce “informazione” online ed è quindi qualificata a ricevere contributi.

Iscrizione all’AIRE e assicurazione medica

– Molti esponenti della nuova emigrazione non si iscrivono all’AIRE per paura di perdere la copertura medica in Italia e le Regioni hanno scelto periodi diversi di copertura successiva all’iscrizione all’AIRE. Altre discrepanze si presentano nella durata del periodo di copertura assicurative dei programmi studio-lavoro in alcuni Paesi della nostra commissione continentale, per cui chiediamo l’intervento delle autorità competenti a risanare queste situazioni in Italia e nei nostri Paesi con cui l’Italia ha concluso accordi bilaterali in materia.

Incontri ed eventi programmati dal CGIE

– In particolare la Commissione si è concentrata sulla prossima edizione della “Europa in movimento” ricordando gli impegni assunti nei documenti finali dei due incontri precedenti: quello di Parigi al Quai d’Orsay e quello di Roma al Senato della Repubblica, diretti all’estensione dei programmi della UE ai giovani europei ovunque essi vivano nel mondo, nonché alla nomina di un Commissario Europeo per gli europei residenti in qualunque Paese diverso da quello di origine in altri Stati comunitari o in Paesi fuori dall’Unione europea.

Strategia integrata per la diffusione della lingua e della cultura italiana al servizio del Sistema Paese

– Molti sono i suggerimenti dei Consiglieri Anglofoni su questo tema.

Per quanto riguarda l’azione della Dante Alighieri, la cui presenza è consistente in tre dei nostri quattro Paesi, vale a dire Australia, Canada e Sud Africa, il Consigliere Papandrea lamenta che del contributo pubblico di €2.5 milioni per il 2018, la dotazione assegnata alle sedi estere per progetti specifici è stata di soli €100.000.

La Commissione vuole mettersi a disposizione della Direzione Generale del Sistema Paese per sensibilizzare le comunità che rappresenta a dare il massimo contributo nei 4 Paesi di sua competenza, pertanto desidera essere messa a conoscenza con sufficiente anticipo delle iniziative previste dal piano di strategia integrata e di Vivere ALL’italiana per poter dare tutta la sua collaborazione affinché ottengano il massimo successo.

In materia di previsione/richiesta di raggiungere un aumento del 10% del numero di studenti dei corsi inseriti nelle scuole, il Consigliere Papandrea suggerisce che in Australia sarà difficile conseguire questo incremento percentuale, pur ribadendo la necessità di mantenere la conoscenza dell’italiano fra gli italo-discendenti.

La Commissione concorda con la DGSP nel favorire il potenziamento dell’uso dei corsi di insegnamento e di formazione online.

Associazionismo

– La Commissione è concorde con la linea decisa e perseguita da tempo dal Consiglio generale per la riqualificazione delle associazioni nazionali, anche attraverso progetti che potrebbero inserirsi nel quadro delle attività previste dal piano della promozione integrata di lingua, cultura e Sistema Paese e per il rilancio della rete associativa all’estero. In quest’ultimo caso, l’intervento più urgente è quello di rivedere i criteri in base ai quali le Associazioni possono iscriversi agli Albi tenuti a cura dei Consolati, tornando ai requisiti tassativamente elencati all’Art. 7, comma 1, che recita: “Le associazioni… i cui rappresentanti possono essere designati come membri dell’assemblea [elettorale del CGIE] devono essere iscritte in apposito registro presso la rappresentanza diplomatica o consolare, da cui risultino la data di costituzione, le finalità statutarie, il capitale sociale e i nominativi dei rappresentanti. Esse devono essere operanti nei Paesi da almeno 5 anni”. A tali requisiti è stato aggiunto, con circolare ministeriale N. 2 del 9 ottobre 2013 quello della presenza di almeno 25 soci cittadini italiani nelle comunità che hanno fino a 100.000 italiani iscritti all’Aire e 35 per quelle che ne hanno più di 100.000, elencati nominativamente per consentire alle autorità diplomatico-consolari la verifica della loro iscrizione all’Aire. Ciò è proibito in alcuni dei nostri Paesi a causa dell’assoluto rigore delle leggi sulla privacy e delle possibili denunce a chi le infrange, presentate dal diretto interessato. Il risultato almeno in USA è stato quello della depennazione di centinaia di associazioni, vive e vitali da decenni, i cui presidenti si sono rifiutati di assumersi l’onere e il rischio personale di fare dichiarazioni di questo genere. Da ciò è derivata nel nostro caso addirittura l’impossibilità di raggiungere il numero massimo di delegati delle associazioni stabilite per legge, in altri di avere la presenza di associazioni il cui lavoro interno delle rispettive comunità non è generalmente noto. Chiediamo quindi che l’Amministrazione voglia rapidamente procedere a cassare la circolare che impone tale criterio, dando alla rete diplomatico-consolare precise istruzioni per la ricognizione e il reinserimento delle associazioni il cui nome è stato eliminato dal registro.

Esercizio del diritto di voto per gli italiani all’estero

La Commissione nella sua riunione del 2 luglio scorso ha confermato che il voto ai seggi è inapplicabile nei nostri 4 Paesi di enormi distanze territoriali, capillarità delle presenze dei concittadini, limitatissimo numero di Consolati, reso ancora più scarso dopo la chiusura di Edmonton in Canada, Durban in Sud Africa e Newark negli Stati Uniti.

I nostri suggerimenti, già contenuti in massima parte nella relazione d’apertura e nel documento finale della riunione della Commissione Continentale anglofona a Toronto e inviata a tutti i Consiglieri a maggio, sono i seguenti:

Stampa delle schede in Italia a cura del Poligrafico dello Stato;

Codice a barre stampato insieme ai dati dell’elettore all’interno della busta affrancata per evitare gli annullamenti che derivano dall’inserimento del tagliando nella busta insieme alla scheda votata o non inserito affatto;

Uso di diversi metodi di consegna per i diversi Paesi, a seconda dell’efficienza delle poste locali, adottando la Raccomandata con Ricevuta di Ritorno in Paesi in cui la consegna della posta normale non è garantita oppure in cui i cittadini preferiscono l’indirizzo presso un Post Office Box invece che all’indirizzo di casa;

Spoglio nei Consolati per garantire la presenza dei rappresentanti di lista. In ogni caso formare il personale di spoglio (anche se si dovesse mantenere lo spoglio in Italia);

Lancio immediato di una campagna di informazione attraverso una rubrica settimanale su RAI Italia tesa a una vera e propria educazione civica della parte più numerosa degli elettori costituita dagli esponenti dell’emigrazione tradizionale.

Avviare comunque un percorso esplorativo di pro e contro dell’adozione del voto elettronico, stilando subito un quadro chiaro ed esaustivo dei costi di realizzazione della transizione dal voto per corrispondenza a quello elettronico ed eventualmente ricorrendo alla sperimentazione contemporanea dei metodi cartaceo ed elettronico in una città con alto numero di iscritti per ognuna della 4 ripartizioni elettorali della Circoscrizione estero. Per completezza di informazione, dato che è sfuggito a molti interessati, trascrivo qui di seguito quanto contenuto sul voto nella relazione di apertura della Commissione Continentale Anglofona, che si è tenuta a Toronto dall’11 al 13 maggio 2018, allegata come parte integrante del documento finale, approvato all’unanimità il 13 maggio del 2018 e fornito contestualmente in copia cartacea ed elettronica a tutti i componenti della Commissione Anglofona e inviato a tutti i Consiglieri dalla Segreteria del CGIE:

“Il primo punto che riguarda davvero tutti gli italiani nel mondo è quello dell’esercizio del diritto di voto in loco, da affrontare alla luce di quanto è avvenuto non soltanto nell’ultima tornata elettorale, ma anche in tutte le precedenti, prima, durante e dopo le votazioni, Credo che siamo tutti concordi sul fatto che il migliore, per non dire l’unico, metodo che consente a tutti gli italiani all’estero di votare è quello per corrispondenza. La stragrande maggioranza dei Paesi che consentono il voto dei loro cittadini all’estero usa il metodo della corrispondenza. Per quale ragione soltanto noi non dovremmo essere capaci di gestirlo? E tuttavia, a ogni occasione si scatena la canea della necessità della messa in sicurezza del voto, pena la cancellazione di un diritto basilare della democrazia, soltanto per i residenti all’estero. Ai boatos di ogni parte abbiamo risposto più volte che, dei quattro requisiti costituzionali per la correttezza del voto, quello dell’uguaglianza è risolto in se stesso, giacché il voto di chiunque di noi ha lo stesso valore di quello di chiunque altro, e quello della libertà, intesa nel senso dell’essere messi in condizione di esprimere una scelta informata, non dipende dal singolo cittadino.

Personalità e segretezza invece sono un dovere del cittadino e lo Stato deve aiutarci nel sostenerli e proteggerli, in tutti i modi possibili, attraverso l’informazione, precisa, martellante e non limitata alle poche settimane che precedono il voto. Bisogna far capire a ogni cittadino all’estero che il suo voto è molto importante e che non può essere demandato o regalato a nessun altro. I problemi veri stanno nella definizione degli elenchi elettorali, nella produzione delle schede e nello spoglio dei voti. In cartella avete il documento sul voto approvato all’unanimità dal CGIE precedente, in cui si suggerivano alcune soluzioni che ancora oggi – seppure non tutte – potrebbero ovviare a molte delle incongruenze e conseguenti accuse di fatto tese a toglierci l’esercizio di questo diritto primario della cittadinanza. Già dal lontano 2007, se non vado errata, suggerivamo che gli schedari consolari costituissero la base unica della definizione dell’elettorato all’estero e che le schede venissero stampate in Italia e inviate ai Consolati. Chiedevamo anche che lo scrutinio avvenisse nei Consolati, alla presenza di rappresentanti di lista, per evitare il caos dello spoglio effettuato a Castelnuovo di Porto da un numero insufficiente di addetti, spesso non informati delle norme che regolano il voto degli italiani all’estero consentendo, fra l’altro, l’espressione di preferenze. Un passo avanti si è fatto con l’introduzione del codice a barre per l’identificazione della provenienza del voto, ma a Castelnuovo di Porto mancavano gli strumenti di lettura dei codici. Ricordiamo che l’emendamento al Rosatellum bis, che consente ai cittadini residenti in Italia di candidarsi all’estero, ha portato all’elezione in rappresentanza dei Paesi del Nord e Centro America, di una senatrice residente in Italia e alla quasi elezione di un deputato che vive e lavora entro i confini dello stivale. Anche questo dovremo analizzare e valutarne la costituzionalità, non ad personam ma ad rem”.

Internazionalizzazione delle Università italiane e attrazione di studenti stranieri

– La Commissione ha chiesto che venisse posta all’odg la questione della concessione dei visti di studio per l’Italia in alcuni dei nostri Paesi, perché ritiene che sia necessario snellire le procedure e predisporre un preciso vademecum per i funzionari addetti ai visti e presenterà un ordine del giorno in proposito all’assemblea.

Piani Paese

– La Commissione lamenta che in alcuni nostri Paesi non si faccia più il Piano Paese e che in altri non siano coinvolti nell’elaborazione i rappresentanti di Com.It.Es. e CGIE. Chiediamo quindi che si riprenda questa buona pratica che consente anche di valutare di anno in anno i progressi fatti e le eventuali criticità emerse e di poter costruire sui primi e far fronte alle seconde nell’anno successivo.

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