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Ratifica accordi Italia-Svizzera su lavoratori transfrontalieri e doppie imposizioni, audizione in Senato dei rappresentanti sindacali

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

(fonte immagine Senato)

ROMA – Nell’ambito dell’esame del disegno di legge 2482 di ratifica degli accordi Italia-Svizzera su lavoratori frontalieri e doppie imposizioni hanno avuto luogo, presso le Commissioni Esteri e Finanze riunite del Senato, le audizioni di rappresentanti dei Sindacati frontalieri svizzeri e italiani e dell’Associazione dei Comuni italiani di frontiera. Nel corso dell’audizione Giuseppe Augurusa (CGIL- Frontalieri) ha apprezzato l’arrivo ad un testo condiviso 2482 di ratifica del trattato internazionale superando l’accordo del 2015. Obiettivo era l’introduzione di meccanismi integrativi in grado di risolvere le sperequazioni fiscali con una clausola di salvaguardia: innalzamento della franchigia utile per il problema del dumping salariale. Quindi un intervento anche sulla previdenza e quindi sui contributi obbligatori nonché sugli assegni familiari erogati dal Paese di lavoro. Tuttavia per il sindacato permane un problema tra lavoro frontaliero giornaliero e settimanale. Nel memorandum integrativo si è parlato dell’innalzamento della NASPI stante anche i tassi di disoccupazione derivanti dalla crisi pandemica, soprattutto nel settore della ricettività e del turismo. La parola chiave è l’integrazione: da parte del sindacato è stato richiesto un supplemento di analisi. Per la CGIL l’accordo sottoscritto da ANCI Lombardia e l’Associazione dei Comuni è interessante ed è un modello di riferimento. Permane infine il problema sul monitoraggio del numero effettivo di frontalieri. Il sindacato crede sia giunto il momento dell’attivazione di un tavolo interministeriale. Andrea Puglia (OCST), intervenendo anche a nome di UNIA, ha sottolineato che i transfrontalieri rappresentano ad oggi il 30% dell’intera forza lavoro del Canton Ticino. L’invito è vedere oltre una linea di confine tra Stati. Si è parlato della modalità di tassazione delle pensioni erogate da enti svizzeri in Italia: le prestazioni pensionistiche in Svizzera sono le rendite statali (assimilabili a quelle INPS), la pensione complementare e i pre-pensionamenti. Le prime hanno una tassazione forfettaria del 5%, estesa nel 2017 anche alle altre forme pensionistiche. Tutto ciò ha di fatto portato a superare il regime fiscale in vigore dagli anni ’70: la richiesta è dunque poter estendere il regime transitorio a quanti vivono nella fascia di frontiera con rientro settimanale. Massimo Mastromarino (Presidente Associazioni Comuni italiani di frontiera) ha ricordato che l’Associazione riunisce circa 80 Comuni in una zona di circa 20 chilometri dal confine. Mastromarino ha inoltre sottolineato che i lavoratori transfrontalieri hanno avuto un ruolo importante nella stesura dell’accordo degli anni ’70. L’invito è mantenere l’imposizione fiscale soltanto in Svizzera applicando una franchigia adeguata di circa 10mila euro. Mastromarino ha voluto rammentare come i transfrontalieri proprio in quegli anni hanno prodotto ricchezza in un altro Stato che non dava però loro alcun servizio ricadendo il tutto sui Comuni di provenienza. “L’accordo del ’74 fu la compensazione finanziaria alle spese sostenute”, ha spiegato il Presidente dell’Associazione. Il Presidente della Commissione Esteri Vito Petrocelli ha messo in guardia sui vincoli di bilancio che non permetterebbero forzature al trattato. (Inform)

 

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