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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Rapporto Italiani nel Mondo 2021, Monsignor Perego (Fondazione Migrantes): Governare la mobilità, nessuno venga lasciato solo per costruire  una società partecipata e plurima

MIGRAZIONI

 

ROMA – “L’Italia non ha mai smesso dal Dopoguerra ad oggi di vedere un’altra Italia nel mondo. La miseria dopo la guerra, la mancanza di occupazione, la richiesta di lavoro in altri paesi nel contesto europeo ed extra europeo ha messo prima in partenza dal Paese milioni di italiani e poi – con il boom economico – in cammino di ritorno”. Così Monsignor Giancarlo Perego, Presidente della Fondazione Migrantes, nella presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo 2021. “A metà degli anni Settanta, – continua Perego – l’Italia diventava soprattutto paese di immigrazione, per ritornare ad essere, in questi ultimi anni, un paese anche e soprattutto di emigrazione. Oltre al lavoro, lo studio, una nuova storia familiare, la ricerca di una vita serena sono, negli ultimi anni, le ragioni della mobilità italiana. Una mobilità, quella degli italiani, che incrocia nel mondo quella di tanti uomini e donne provenienti dai luoghi più diversi segnando la nostra storia di popolo e di nazione, come ben sta mettendo in evidenza annualmente il Rapporto Italiani nel Mondo sin dalla sua prima edizione. Scorrendo le numerose pagine, sin dalla prima annualità del 2006, è possibile ripercorrere le tappe fondamentali della società italiana di questi ultimi sedici anni”. Sottolineato dal  Presidente della Fondazione Migrantes anche un altro dato : ossia che il numero degli italiani nel mondo sia molto vicino al numero degli immigrati in Italia. “La mobilità ha cambiato l’Italia e ha cambiato gli italiani e può, a buona ragione, essere considerato l’elemento più importante di cambiamento sociale, economico, culturale, anche religioso dell’Italia degli ultimi decenni. Purtroppo, però la mobilità non è stata sufficientemente governata: non solo la mobilità degli italiani nel mondo, ma anche quella dei ‘nuovi italiani’, dei migranti arrivati per lavoro, per studio, per ricongiungimento familiare o per protezione internazionale”, ha aggiunto Perego lamentando come spesso gli immigrati siano oggetto di discriminazione e invitando al contrario ad andare “al di là del nostro io”, citando le encicliche di Papa Francesco. “La mobilità umana trova nel riconoscimento di una nuova cittadinanza l’elemento più importante di governo. Se una persona, un bambino, un giovane e un adulto, un uomo e una donna che cerca di costruirsi un futuro in un altro paese non trova una città che lo accoglie, lo riconosce, lo rende partecipe da subito alla vita della città e non lo lascia ai margini, nasceranno distanze, incomprensioni, violenze, delusioni: si affiancheranno due città diverse. Lo ricordava bene Giorgio La Pira, sindaco della città di Firenze quando parlava di beni elementari citando la casa, l’officina, la scuola, l’ospedale e la Chiesa”, ha evidenziato Perego riflettendo sul riconoscimento di diverse cittadinanze in questo mondo glocale. Inoltre le fragilità con il coronavirus sono risultate più evidenti e le differenze più marcate. “Posti in primo piano i problemi, è buona norma intraprendere un cammino operativo e fruttuoso per superarli e trasformarli in ricordi. La prossimità e la sinodalità diventano, così, gli strumenti principali per questo impegno, affinché nessuno venga lasciato indietro o solo, ma piuttosto si costruisca una società partecipata e plurima”, ha concluso Perego. (Inform)

 

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