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Rapporto Idos: Lazio fanalino di coda per l’integrazione degli immigrati

IMMIGRAZIONE
Rapporto Idos: Lazio fanalino di coda per l’integrazione degli immigrati
Presentato il secondo rapporto ‘Il Lazio nel mondo. Immigrazione ed emigrazione’
ROMA – È stato presentato giovedì dall’assessore alle Politiche sociali della Regione Lazio Rita Visini il secondo rapporto ‘Il Lazio nel mondo. Immigrazione ed emigrazione’, realizzato del Centro studi e ricerche Idos e promosso dalla Regione.
I dati emersi dalla ricerca non portano, però, buone notizie alla regione Lazio che è stata collocata all’ultimo posto, rispetto alle altre, nell’integrazione degli immigrati.
Nello specifico, il modello d’integrazione, analizzato secondo gli indici del CNEL (il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), mostra che in regione l’indice di inserimento sociale, ovvero il grado di accesso degli immigrati ad alcuni beni e servizi fondamentali di welfare come, ad esempio, la casa e la scuola non è soddisfacente. Inoltre la provincia di Roma si è rivelata la peggiore fra tutte quelle laziali.
A testimonianza di questa tendenza è intervenuto Marco De Giorgi, direttore generale dell’Ufficio Nazionale contro le Discriminazioni: «nel 2012 abbiamo registrato 1500 casi di discriminazione con un aumento del 40% circa. Questo significa non solo un incremento dei casi ma anche una maggiore sensibilità nel segnalarli ai nostri uffici. Abbiamo rilevato una nuova frontiera del razzismo – prosegue De Giorgi – la discriminazione spesso non arriva da singoli individui bensì da gruppi. Questa tipologia è più difficile da combattere perché è più strisciante. L’intolleranza non isola più, anzi, dà vita a gruppi compatti».
Il numero di residenti stranieri nel Lazio è passato, tra il 2002 e il 2010, da 167mila a 543mila e la provincia di Roma da 142mila a 442mila, con 252mila famiglie che hanno almeno un componente straniero al proprio interno (il 32,9% degli immigrati è coniugato). La presenza straniera nel Lazio corrisponde all’11,9% del totale nazionale e al 9,5% del totale regionale. Si stima che nel 2011 (i dati definitivi del Censimento non sono ancora disponibili) c’erano 615mila stranieri residenti e soggiornanti, su un totale di 5 milioni 11mila in tutta Italia. Il Lazio si conferma così la seconda regione per numero di stranieri dopo la Lombardia.
Indicazioni più precise in merito a questi numeri le fornisce il coordinatore del Rapporto Idos, Franco Pittau: «Un dato molto generale è che l’immigrazione, che prima era concentrata quasi esclusivamente nella metropoli capitolina, ora è tripartita. Un terzo degli immigrati abita nei comuni intorno a Roma, specialmente in quelli della cintura e poi ci sono quelli che si riversano nelle altre provincie. È una cosa nuova perché ci porta a studiare il modello di convivenza sia nelle grandi città che nei piccoli comuni.
Le prima causa di questa migrazione intorno a Roma è per ragioni economiche – spiega ancora Pittau – per via degli alti costi degli affitti i migranti si sono riversati negli altri comuni. A questo si è anche aggiunto un altro motivo economico: ci sono dei posti di lavoro disponibili anche intorno alla città soprattutto come badanti e assistenti familiari. Un terzo delle presenze a Roma sono i romeni, subito dopo vengono i filippini. Nelle altre provincie invece la maggioranza è albanese. Di gran lunga gli immigrati sono impiegati all’interno delle famiglie però questa attività è limitata ad alcuni gruppi come ad esempio filippine, romene, ucraine moldave o ecuadoriane. I romeni sono per lo più impiegati nell’edilizia, altri gruppi come i marocchini o i bangladesi nell’imprenditoria».
Come intende intervenire la Regione Lazio per far fronte ai flussi migratori lo spiega l’assessore Rita Visini: «Il flusso degli immigrati è un dato di fatto non più uno stato d’emergenza e per affrontarlo è necessaria una politica organica non più interventi spot. In questo senso ci stiamo attivando predisponendo una progettazione organica triennale. Le nostre intenzioni sono quelle di fortificare l’area della progettazione grazie ai fondi europei e avviare lo sportello anti-discriminazione. Lavoriamo per supportare gli stranieri su due pilastri che sono il fulcro per ridare la dignità a queste persone che lasciano il loro territorio e cioè cercare di dar loro, così come a tutti gli italiani che hanno questa necessità, una casa e un lavoro».
Per quanto riguarda invece i dati sull’emigrazione, il Lazio si colloca al quarto posto fra le regioni con il più alto tasso di emigrazione dopo la Sicilia, la Campania e la Calabria. Secondo le stime del Rapporto, nel 2000, i laziali residenti in 183 Paesi al mondo erano 196mila. L’esodo è continuato tra il 2000 al 2010, quando a trasferire la residenza furono 47.209 laziali (su un totale nazionale di 450.161 persone) a fronte di 35.138 corregionali rimpatriati (su totale nazionale 404.952 persone). In pratica si parla di una media di circa quattromila espatri l’anno a fronte di tre mila rientri in patria. Anche se attualmente è più difficile stabilire il numero esatto, per via del fatto che molti migranti non si cancellano dall’anagrafe al momento della partenza, al primo gennaio 2012 risultano all’estero 375.510 i laziali, quasi un decimo rispetto ai 4,2 milioni di italiani iscritti all’anagrafe dei residenti fuori dai nostri confini.
Franco Pittau chiarisce: «La provincia di Roma ha il numero più elevato di emigrati, sono quasi 250mila. Quest’ultimo dato, però, è legato anche a quello che si chiama “residuale”. In passato infatti, quando non si conosceva la provenienza del migrante, l’anagrafe la attribuiva genericamente a Roma».
Le destinazioni principali scelte dai laziali, secondo il Rapporto, sono il Brasile con una comunità di 82.894 emigrati, l’Argentina con 55.661, la Francia con 26.282, gli Stati Uniti con 24.270, il Regno Unito con 22.691, la Germania con 16.614 connazionali di origine laziale.
In proporzione con la popolazione la provincia con più emigrati è Frosinone. C’è ad esempio un paesino con un centinaio di abitanti ma con 5000 residenti in Canada».
La Regione Lazio monitora i rapporti con i connazionali all’estero grazie alle associazioni di emigrati iscritte al registro regionale. «In tutto sono 100 associazioni – spiega l’assessore Visini – 15 in Europa, 27 in Australia, 17 in Sud America, 5 negli Usa 35 in Canada e 1 in Sudafrica». (Debora Aru -Inform)
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