direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Rafforzare l’Europa sociale: la migrazione per lavoro”, un convegno per gettare uno sguardo alla Germania e all’Italia

EVENTI

 

ROMA – Si è tenuto online il convegno, promosso dall’Ambasciata di Germania a Roma, “Rafforzare l’Europa sociale: la migrazione per lavoro, uno sguardo alla Germania e all’Italia”. Sono intervenuti: Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Hubertus Heil, Ministro Federale del Lavoro e degli Affari Sociali; Maurizio Landini, Segretario Generale Cgil; Edith Pichler, Sociologa, Università Potsdam . Marco Tarquinio, Direttore di Avvenire, e Viktor Elbling, Ambasciatore tedesco in Italia, hanno rispettivamente commentato e moderato l’evento. Il giornalista Tarquinio ha ricordato come un 10% dei lavoratori europei sia nella soglia di povertà: “oltre 20 milioni di persone al di sotto del livello di sussistenza”, ha commentato il Direttore di Avvenire vedendo in queste persone quasi l’infrangersi contro uno scoglio da parte di un secolo di lotte per i diritti dei lavoratori. “Il ruolo dei corpi intermedi e dei sindacati è determinante nella direzione della tutela delle persone. La pandemia è stata un grande evidenziatore che ha messo in luce aspetti che facevamo finta di non vedere”, ha aggiunto Tarquinio usando la metafora del ‘lavoro grigio’, ossia quello borderline. Uno dei modelli vincenti, per il giornalista, potrebbe essere proprio quello previsto dal sistema tedesco: la ‘cogestione’ tra lavoratore e imprenditore.

L’Ambasciatore Elbling ha ricordato in apertura dell’incontro online la ricorrenza del 65° anniversario dell’Accordo del Reclutamento italo-tedesco durante gli anni del boom economico: una fase che vide circa 4 milioni di italiani trasferirsi in Germania per lavoro. “Negli ultimi anni – ha evidenziato Elbling – stiamo vedendo un nuovo tipo di migrazioni da parte degli italiani, circa 24 mila giovani che arrivano ogni anno dall’Italia”. In un video le testimonianze di chi è partito dall’Italia e in Germania ha trovato opportunità di lavoro ma anche di studio o di ricerca. Il Ministro Catalfo ha posto in evidenza come la circolazione dei lavoratori all’interno del contesto comunitario sia anche uno scambio di esperienze; quindi non più dinamiche riconducibili a quelle del passato, ossia solo per ragioni lavorative, bensì dettate anche dalla volontà di accrescimento personale o culturale. “Il dibattito europeo oggi riguarda proprio questo: ossia la possibilità di confrontarsi tra Paesi sulle iniziative di formazione che portano poi all’inserimento lavorativo”, ha spiegato Catalfo sottolineando l’impegno del suo Ministero per la lotta alle disuguaglianze all’interno di uno ‘stato sociale’ sempre più allargato ed europeo. “Necessario investire nel lavoro di qualità per i giovani e in una formazione che garantisca un lavoro stabile coinvolgendo università e Regioni, quindi con maggiori collegamenti con le imprese sia nel pubblico che nel privato”, ha concluso il Ministro menzionando il ‘fondo nuove competenze’ inserito nella legge di bilancio e destinato proprio alla formazione continua dei lavoratori, anche in una prospettiva di ricollocamento qualificato.

Il Ministro tedesco Heil ha ricordato come proprio il 1955 sia stato l’anno di avvio del più grande miracolo economico e della ricostruzione della Germania che cercava con necessità manodopera qualificata. “Quello con l’Italia fu il primo di tanti accordi siglati anche con altri Paesi per il reclutamento di lavoratori, facendo arrivare così in Germania i cosiddetti ‘gastarbeiter’: fu anche un primo passo per la libera circolazione dei lavoratori europei. Parliamo di famiglie che hanno dato un enorme contribuito alla crescita anche culturale del nostro Paese ed è importante ricordare che non stiamo parlando soltanto di una forza lavorativa bensì di persone che vengono con i loro progetti di vita”, ha sottolineato Heil menzionando la cifra odierna di circa 800 mila italiani presenti in territorio tedesco. “Dobbiamo impegnarci affinché l’Europa abbia un quadro comune sui salari minimi e anche la concorrenza tra Stati membri non deve essere una condizione per dettare la legge del miglior prodotto alla peggior condizione. Siamo una comunità valoriale e dobbiamo garantire stessi diritti e doveri ai lavoratori in Europa”, ha aggiunto il Ministro tedesco. “Non più ‘fughe di talenti’ ma comuni benefici”, è stato dunque il motto lanciato da Heil per il futuro della mobilità interna europea.

Della situazione italiana ha parlato Landini (Cgil) evidenziando come la crisi in atto sia molto preoccupante con un aumento delle disuguaglianze. “C’è troppa precarietà nel lavoro ed è questo un tema assolutamente da affrontare affinché le persone possano realizzarsi, vivendo dignitosamente attraverso il proprio lavoro”, ha commentato Landini preoccupato anche dall’emergenza legata all’abbandono scolastico: il numero di diplomati e laureati italiani sarebbe infatti fortemente inferiore rispetto alla media europea. “I giovani pagano il prezzo più elevato perché sono più precari e poveri e con titoli di studio bassi. La formazione deve diventare un diritto per tutti da estendere anche alle nuove competenze informatiche richieste”, ha aggiunto Landini auspicando regole comuni in Europa per affrontare temi di questo spessore riguardanti lo stato sociale e i diritti dei lavoratori, evitando il rischio del ‘dumping contrattuale’ all’interno della stessa Unione europea. “Spetta all’Europa sociale mettere al centro dei programmi dei governi il tema della qualità del lavoro perché in questi anni in Italia ma anche in Europa è stata favorita una riorganizzazione dei sistemi di impresa e di lavoro fondati sulla logica dei subappalti e del massimo ribasso, producendo una situazione pesante perché questa logica non porta a qualificare neanche la produzione”, ha concluso Landini ricordando che non c’è solo il salario minimo da rispettare ma ci sono da rispettare anche i diritti più estesi dei lavoratori, come quello alla salute, per rendere più virtuosa la stessa politica imprenditoriale.

Pichler (Università Potsdam) ha ricordato l’importanza di avere un progetto migratorio ed essere pienamente informati prima di spostarsi da un Paese all’altro. A volte è facile cadere nelle influenze delle campagne mediatiche che mostrano solo un volto di una città o di un Paese: quello del successo. In proposito la Pichler ha spiegato come ha Berlino si sia passati in pochi anni da 8 mila a 40 mila italiani proprio per le eccessive speranze riposte ad esempio nelle cosiddette start-up, mente invece sarebbe stato più utile guardare a regioni più produttive. “C’è poi il problema dei contratti atipici e di sottoimpiego. L’esperienza della mobilità europea non è spesso accompagnato da un incremento delle competenze individuali. Proprio la pandemia ha mostrato in modo evidente il volto del possibile sfruttamento”, ha spiegato Pichler invitando a vedere come si evolverà il mercato del lavoro europeo e, nel caso specifico, quello tedesco. Dietro un lavoratore ‘expat’ non c’è però solo la ricerca di un benessere economico bensì c’è anche la ricerca di un welfare e di un diritto di cittadinanza proprio nel Paese di nuova residenza. “Una più radicata identità europea può passare attraverso l’allargamento di questi diritti sociali al di fuori dei singoli Stati contrastando così anche certe tendenze sovraniste viste negli ultimi anni”, ha concluso Pichler. (Simone Sperduto/Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform