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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Qui New York” di Silvana Mangione

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Da “Pd/Cittadini nel mondo”, notiziario del Partito Democratico per gli italiani all’estero. luglio/agosto 2015 n. 7/8

Un luglio di fuoco e due, o forse tre, personaggi antitetici

 

NEW YORK – Calda l’atmosfera, caldi gli eventi, caldi gli scontri che d’estate superano i record delle colonnine di mercurio in questo mondo sempre più surriscaldato, che stiamo riducendo in cenere con le nostre azioni irresponsabili. Sotto un sole implacabile, con temperature da asfalto liquefatto e non una nu-be nel cielo perfettamente azzurro, il Sindacone Bill de Blasio ha tributato il massimo onore cittadino alle campionesse di calcio, che si sono prese la rivincita contro il Giappone (avevano perso nel 2011 ai rigori) vincendo il terzo mondiale USA, dopo quelli del 1991 e del 1999, stracciando stavolta le nipponiche 5 a 2, incluso un autogol americano.

C’erano tutti gli elementi delle gloriose sfilate che dal 1886, per l’inaugurazione della statua della Libertà, al 10 luglio 2015 avevano celebrato reduci e alte cariche militari, monarchi, presidenti, cam-pioni di molti sport, tutti al maschile, singole atlete, ma mai un’intera squadra femminile né il gioco del soccer.

L’elenco degli italiani onorati in questi 130 anni è breve e storicamente molto indicativo: Italo Balbo nel 1933 per il volo dello stormo da Roma a Chicago, Alcide de Gasperi nel 1947 e di nuovo nel 1951, Giovanni Gronchi nel 1956.

L’unico Papa festeggiato in questo modo è stato Giovanni Paolo II nel 1979. Torniamo a noi.

Il carro con le vincitrici è risalito fra due ali di folla, sotto una pioggia di coriandoli che hanno sosti-tuito i tradizionale pezzi di carta delle telescriventi delle prime ticker tape parades, nel cosiddetto Canyon degli eroi che è la Broadway, da Battery Park alla punta sud di Manhattan fino al Munici-pio, davanti al quale erano stati predisposti un palco e un parterre di famiglie con i bambini rigoro-samente armati di bandierine a stelle e strisce.

L’orgogliosissimo de Blasio ha affermato che “la vittoria di questa squadra femminile USA nel mon-diale 2015, con l’attenzione che ha destato globalmente, resterà un simbolo perenne per l’affermazio-ne del diritto alle pari opportunità per tutte le donne del mondo” E’ bene dire, per chi non lo sapes-se, che nella Costituzione americana non è contemplato il principio delle pari opportunità e la batta-glia condotta negli anni ’70 è naufragata contro la mancata approvazione da parte del numero ri-chiesto di Parlamenti statali. Bill ha aggiunto che a causa della crescente passione di suo figlio Dante per il soccer, “ora guardo spesso le partite… Anche se l’attrazione per il calcio mi prese quando nel 1982 ero in Italia e guardai quella finale vinta dagli Azzurri contro la Germania”.

Ce la ricordiamo tutti quella finale! C’è voluto almeno un anno per riprendere l’uso delle corde vo-cali, bruciate dal tifo di quella notte.

Questo Sindacone ci piace sempre di più. Il suo amore per l’Italia è sincero e sviscerato. Non perde occasione per venirci, anche soltanto per poche ore, come all’incontro in Vaticano con 60 Sindaci provenienti da tutto il mondo, dove ha definito l’enciclica del Pontefice “un richiamo alla saggezza” e ha presentato un piano per la riduzione del 40% delle emissioni di diossido di carbonio nella gran-de New York entro il 2030.

Peccato che tutti i sindaci repubblicani delle maggiori metropoli USA abbiano rifiutato l’invito di Papa Francesco. Peccato che questo luglio bollente abbia portato all’apice dello scontro politico fra i due democratici italo-americani che guidano rispettivamente lo Stato e il Comune di New York.

Da un lato il Governatore Andrew Cuomo che, per mantenersi il voto delle Contee più vicine al Canada e tradizionalmente conservatrici, boccia regolarmente le politiche progressiste di de Blasio e spesso impone unilateralmente le proprie decisioni, non sempre condivisibili, sulla città e all’altro il Sindaco che vede frustrata giorno dopo giorno l’implementazione dei punti fondamentali della sua campagna elettorale.

I latini dicevano “homo homini lupus” e avevano ragione. In questo caso, forse, la frase più adatta sarebbe “mors tua, vita mea”, date le legittime, ma reciprocamente esclusive, ambizioni di scalata al massimo vertice rappresentativo degli Stati Uniti, che cullano ambedue nei loro piani per il futuro.

Anche il campo delle aspirazioni presidenziali è arrivato al punto di ebollizione in questo luglio che continua a infliggerci ondate di calore e di follia. Il responsabile, in massima parte, è un altro ne-wyorchese di ben diversa pasta e convinzioni del duo de Blasio-Cuomo.

Si tratta di Donald Trump, che sembra considerare i fautori dell’ultraconservatore tea party come pericolosi pinkos, tanto per usare il termine derogatorio coniato negli anni ’20 per descrivere le per-sone vicine agli ideali di sinistra.

Ai blocchi di partenza per la corsa alla presidenza degli USA sono infatti già pronti ben 16 speranzo-si candidati repubblicani, ma Donald Trump ha rubato la scena a tutti con dichiarazioni che ricalca-no il canovaccio degli interventi xenofobi contro profughi e immigrati cui ci hanno abituato da tem-po leader e sindaci della Lega. Nel suo discorso di annuncio della candidatura alla Casa Bianca e in un successivo viaggio ai confini del Messico, Trump ha accusato gli immigrati messicani, clandestini e non, di essere trafficanti di droga, stupratori e assassini.

Con grande eleganza i messicani lo hanno compensato distribuendo la sua caricatura fatta di carta pesta, sulla scia dei souvenir di solito ispirati alle “signorine della notte” ritratte come bambole rutilanti dalle improbabili chiome bionde.

Anche il Donald ha un riporto di capelli falsamente biondi che gli parte dalla nuca e arriva a fran-getta sulla fronte Non si sa bene come lo tenga aderente al cranio, ma non è certamente il primo per-sonaggio in vista, politico o no, che non si rassegna alla pelata inarrestabile.

Trump è un uomo forgiato ad immagine del suo cognome che significa: asso piglia tutto, briscola, ma anche squillo di tromba. Va quindi avanti per la sua strada, imperterrito e sorretto dal suo im-menso patrimonio di grattacielaro (versione USA dei palazzinari) e di proprietario di casinò, so-pravvissuto più volte alla bancarotta fraudolenta, perché i suoi debiti verso le banche erano talmen-te enormi che gli istituti di credito non potevano rischiare di mandarlo a gambe all’aria. La sua ulti-ma dichiarazione è che lui può permettersi di dire la “verità”, perché la campagna elettorale se la finanzia da solo.

Il gigante televisivo NBC che ospita da anni programmi che lo vedono protagonista: “You are fi-red” (Ti licenzio) e “Celebrity apprentice” (L’apprendista dei VIP) ha immediatamente rescisso il rapporto di collaborazione, annunciando che avrebbe anche smesso di trasmettere i concorsi di Miss USA e Miss Universo prodotti direttamente da Trump.

Non è la prima volta che l’egocentrico multimiliardario si candida o minaccia di candidarsi. Se vo-gliamo essere sinceri, questo controverso personaggio risulta perfino un po’ ridicolo nella sua strombazzata auto-grandeur.

I suoi tentativi precedenti sono finiti miseramente nel nulla, con la smentita delle intenzioni o il ritiro dall’agone. Stavolta sembra che faccia sul serio. Il suo atteggiamento e i contenuti del suo pro-gramma stanno sortendo l’effetto di far apparire quasi moderati e accettabili il figlio e fratello d’arte Jeb Bush; l’equivalente USA di Schaeuble Paul Ryan; la ex tigre del mondo corporativo Carly Fiorina (cognome del marito); e l’autonominatosi futuro leader del variegato e numericamente immenso mondo ispanofono degli USA Marco Rubio.

Come si usava dire molto tempo fa: che Dio ce la mandi buona! Anche perché tutti loro e i loro sodali sono pronti a contraddire, rovesciare, abrogare e distruggere tutto quanto ha fatto Obama a sostegno della società civile e dei diritti di cittadinanza, ma prima di tutto impedirgli sia di togliere le sanzioni su Cuba che di far finalmente approvare una legge sul controllo dell’acquisto indiscriminato di armi resa ormai imprescindibile dalle stragi senza ragione che si ripetono pressoché ogni giorno.

Mancano ancora quindici mesi alle elezioni presidenziali. Sono sicura che non ci annoieremo.  (Silvana Mangione – Pd Cittadini nel mono /Inform)

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