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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Questa mattina l’audizione dell’ambasciatrice del Regno Unito in Italia, Jill Morris

SENATO DELLA REPUBBLICA

Prosegue al Comitato per le questioni degli italiani all’estero l’approfondimento sulle conseguenze della Brexit

“Siamo orgogliosi del fatto che tanti italiani abbiano deciso di vivere, lavorare e studiare nostro Paese, il loro contributo è prezioso e molto apprezzato. Per il Governo inglese è responsabilità morale dare certezze ai cittadini dell’Unione residenti in Uk e a quelli britannici nell’Ue”

Tra gli interventi quelli del presidente del Comitato, Claudio Micheloni, Aldo Di Biagio (Ap, eletto nella ripartizione Europa) e Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide)

 

ROMA – Il Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato prosegue l’approfondimento sulle conseguenze della Brexit con l’audizione, svolta questa mattina, di Jill Morris, ambasciatrice del Regno Unito in Italia.

Prima di soffermasi sul negoziato già avviato per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, l’ambasciatrice ha voluto “rendere omaggio all’enorme contributo degli italiani in Uk, che storicamente hanno contribuito allo struttura stessa del nostro Paese e tutt’oggi vi contribuiscono, così come alla nostra cultura, società ed economia”. “Siamo orgogliosi del fatto che tanti italiani abbiano deciso di vivere, lavorare e studiare in Uk, il loro contributo è prezioso e molto apprezzato – ha rilevato Morris, riconoscendo che la Brexit abbia “creato incertezza e preoccupazioni serie per loro e le loro famiglie”, perplessità cui il Governo inglese ha replicato “ribadendo, già prima dell’avvio dei negoziati, la priorità della risoluzione di tali questioni, per dare certezze ai cittadini dell’Unione residenti in Uk e a quelli britannici nell’Ue “. “Essi meritano di pensare al proprio futuro con la massima certezza – ha aggiunto Morris, precisando come il Governo inglese recepisca il tema come una “quesione pratica e sua responsabilità morale, perché parliamo di persone, di esseri umani e delle loro vite”.

Viene quindi richiamato il documento presentato all’avvio dei negoziati con cui il Governo inglese si è proposto di tutelare i diritti dei cittadini dell’Unione in Uk stante il patto di reciprocità che assicura la garanzia dei medesimi diritti dei britannici residenti nel continente, di cui 30 mila in Italia, secondo le stime del governo inglese – “ma non abbiamo un sistema di registrazione in proposito – segnala Morris – e si tratta di una collettività ben integrata nel vostro Paese”. “La nostra proposta si basa sul concetto che i cittadini italiani ed europei presenti nel Regno Unito prima della Brexit continueranno a godere degli stessi diritti dei cittadini britannici, escluso il diritto di voto nazionale che è legato alla cittadinanza e non alla residenza – afferma l’ambasciatrice, ribadendo la volontà di “garantire lo status dei cittadini dell’Unione già residenti in Uk, così che possano continuare a fare la loro vita di prima”. Più nel dettaglio verrà concordata una data entro la quale – spiega Morris – coloro che risiedono in Gran Bretagna da più di 5 anni potranno richiedere lo status di residenza permanente per se stessi e le loro famiglie – l’Uk settled status, riconoscimento del diritto di residenza permanente che è una “nuova categoria creata in concomitanza con il negoziato sulla Brexit”.

“Coloro che avranno questo status saranno liberi di studiare o lavorare nel Regno Unito, avranno accesso al nostra sistema sanitario, previdenziale e pensionistico, potranno votare alle elezioni municipali, analogamente a quanto avviene oggi per tutti i cittadini dell’Ue residenti da noi – spiega Morris, rilevando come, per inoltrare tale richiesta, si stia pensando all’introduzione di un “sistema di domanda presentabile online efficace e semplice e per coloro che hanno già la residenza permanente ancora più facile”. “Coloro che risiedono in Uk da più di 5 anni potranno fare richiesta subito, cioè nel 2018; coloro che risiedono in Uk da meno di 5 anni potranno farla una volta raggiunta tale soglia – spiega l’ambasciatrice, aggiungendo come l’obiettivo del Governo britannico sia quello di concludere questa parte del negoziato “il prima possibile” e rassicura: “continueremo ad accogliere i cittadini italiani nel Regno Unito e nulla cambierà per coloro che già sono in Uk e per i britannici che risiedono in Italia”. “Ciò che avverrà nel futuro sarà deciso invece nella seconda fase del negoziato – sottolinea Morris, segnalando la sua disponibilità ad intervenire ancora presso il Comitato con il procedere delle trattative.

Di seguito le domande di Maria Mussini (Misto) su eventuali cambiamenti previsti per l’accesso alle professioni o il riconoscimento dei titoli di studio; di Linda Lanzillotta (Pd) sull’accesso alle posizioni nell’amministrazione pubblica britannica; di Vito Rosario Petrocelli (M5S) sull’eventualità che ai cittadini italiani ed europei venga richiesta con la Brexit la compilazione del formulario per la residenza attualmente richiesto ai cittadini extra-Ue (di oltre 80 pagine) o su canali più agevoli per la registrazione di residenza, almeno per gli iscritti all’Aire, e sul modo con ci si propone di risolvere eventuali controversie tra Uk e cittadini dell’Unione, non essendo riconosciuta la giurisdizione della corte di giustizia europea.

Anche il presidente del Comitato, Claudio Micheloni, segnala “il terrore che incute molto spesso il fatto di dover affrontare l’amministrazione pubblica” e domanda se nel caso di stallo o non accordo sugli altri temi del negoziato vi sia la volontà di concludere comunque la parte che riguarda i diritti dei cittadini dell’Unione e britannici residenti all’estero. Infine, Aldo Di Biagio (Ap, eletto nella ripartizione Europa), richiamando il suo sconcerto per la decisione della Brexit, “considerando che la Gran Bretagna è una presenza strutturale dell’Europa”, chiede se tale negoziato avrà effetti sugli scambi, anche turistici, tra i nostri due Paesi; e Francesco Giacobbe (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) richiama i possibili effetti che la perdita dello status di residente permanente potrebbe comportare a livello fiscale o di investimenti e domanda cosa si determinerà anche per la mobilità degli studenti.

Jill Morris ribadisce la volontà di concludere questa prima parte del negoziato entro ottobre, “almeno con una dichiarazione comune, un accordo politico che metta in chiaro il nostro approccio comune”, per poi passare ai “dettagli tecnici”, e come il governo britannico consideri tale fase “isolata e non legata all’esito di tutte le altre parti del negoziato”. Per quanto concerne la giurisdizione della corte di giustizia europea, precisa come eventuali controversie tra cittadini dell’Unione e Uk verranno decise “dalla legge britannica e dalle nostre corti, che hanno una lunga e orgogliosa tradizione in materia di difesa dei diritti umani”. “I cittadini europei potranno trovare protezione e garanzia dei loro diritti, dunque, sia a livello nazionale, che internazionale, perché l’accordo per l’uscita dall’Unione entrerà a parte delle norme internazionali – rileva Morris, segnalando come verranno creati i meccanismi per risolvere tali casi. Segnala inoltre come lo status di residenza permanente sia oggi un passo verso la cittadinanza inglese e come nulla cambierà a questo proposito, così come sul fronte della mobilità degli studenti, sull’accesso alle professioni e alle posizioni pubbliche o sul riconoscimento dei titoli di studio per tutti coloro che sono già in Uk. “Per i dettagli di quello che succederà in futuro dobbiamo attendere la seconda fase del negoziato – precisa Morris, sottolineando però come “il Regno Unito è un Paese aperto, lo siamo sempre stati, la nostra società e cultura sono state sempre arricchite da influenze internazionali”. “Sicuramente – aggiunge – l’immigrazione ha giocato ruolo importante per la Brexit, ma la decisione presa non è quella di costruire un muro, ma una questione di controllo, di chi decide. Il popolo britannico voleva che fosse il parlamento britannico a decidere e non l’Europa e in questo senso si è espresso”. “Non si tratta quindi di chiudere il Paese, ma di creare nuovi meccanismi attraverso i quali il nostro libero scambio potrà funzionare – conclude l’ambasciatrice, segnalando anche di voler considerare i suggerimenti emersi per una semplificazione burocratica delle richieste di residenza permanente.

Concludendo i lavori, Micheloni auspica che i negoziati per la Brexit possano svolgersi nello stesso clima che ha contraddistinto questa audizione e annuncia per l’autunno un nuovo punto della situazione con l’ambasciatrice Morris. (Viviana Pansa – Inform)

 

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