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“Punto e a capo sulla tratta”: Primo Rapporto sulla tratta e lo sfruttamento di esseri umani

CARITAS ITALIANA
Curato insieme al Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza
“Punto e a capo sulla tratta”: Primo Rapporto sulla tratta e lo sfruttamento di esseri umani
Oltre 65.000 le persone entrate in contatto con i servizi di aiuto alle vittime dal 1999 al 2012, Nigeria e Romania i principali Paesi di origine. Enti ed operatori coinvolti formulano proposte per un ripensamento del sistema di aiuto e contrasto al fenomeno
ROMA – È stato presentato stamani a Roma il Primo Rapporto sulla tratta e lo sfruttamento di esseri umani curato dalla Caritas Italiana e dal Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), in collaborazione con il Gruppo Abele e l’Associazione On the Road. 
L’indagine, intitolata “Punto e a capo sulla tratta”, descrive un fenomeno sempre più complesso dal punto di vista delle tipologie di persone e di target, delle etnie, delle età e delle provenienze geografiche, ma anche in riferimento alle organizzazioni criminali, ai settori produttivi e sociali coinvolti, ai luoghi dello sfruttamento. Un’immagine di un fenomeno che da “eccezionale” è diventato “normale”, sia per quanto riguarda la compenetrazione dello sfruttamento nella vita quotidiana (mentre si fa la spesa, si va al lavoro, si naviga in rete) che per la tipologia di sfruttamento che si incontra e non si riconosce come tale (operai edili nei cantieri, badanti in case private, ambulanti per strada).
La ricerca ricostruisce l’evoluzione del fenomeno della tratta di persone così come si è sviluppato in Italia dalla fine degli anni ‘90 a oggi e analizza il funzionamento del sistema di protezione sociale rivolto alle vittime. Sono stati coinvolti nell’indagine 156 enti, di cui 148 privati e 8 pubblici, per la ricerca quantitativa e 133 per i dati qualitativi, tra cui molti enti pubblici. Sentiti, inoltre, 199 operatori a vario titolo impegnati nel settore anti-tratta, per offrire un campione rappresentativo degli enti attualmente attivi in materia sul territorio nazionale. 
La tratta di persone in Italia è oggi una realtà consolidata e strutturale dei sistemi di sfruttamento. Pur rimanendo la prostituzione forzata in strada la tipologia di tratta più visibile e conosciuta – si legge nella nota diffusa in proposito dal Cnca, – nel corso dell’ultimo decennio è progressivamente aumentato il numero di persone trafficate e sfruttate in altri ambiti, tra cui quelli economico-produttivi e, in particolare, in agricoltura, pastorizia, edilizia, industria manifatturiera, lavoro di cura, ma anche nella logistica e i trasporti, artigianato e commercio, servizi alberghieri e di ristorazione. La crisi economica e, soprattutto, un mercato del lavoro precario, irregolare e “flessibile” hanno certamente favorito lo sviluppo del fenomeno. L’indagine registra poi non solo “nuove” forme di tratta finalizzate all’accattonaggio forzato e ad attività illegali coercitive, ma anche casi di vittime soggette a sfruttamento multiplo (es. donne costrette a prostituirsi e a spacciare; uomini obbligati a vendere merce al dettaglio, ad elemosinare e a spacciare o prostituirsi). Sono anche cambiati l’organizzazione delle reti e dei singoli criminali e i metodi di reclutamento, controllo e sfruttamento impiegati. A gestire la tratta – rileva la nota – sono sempre più gruppi criminali fortemente radicati nei paesi di destinazione, con molti collegamenti transnazionali e notevoli capacità di abbinare la tratta e lo sfruttamento ad altre attività illecite (traffico di migranti, di droga e di armi) e lecite (es. riciclaggio di denaro sporco attraverso attività commerciali regolari).
Oltre 65.000 le persone che dal 1999 al 2012 sono entrate in contatto con i servizi di aiuto alle vittime; di queste, ben 21.378 hanno deciso di entrare in un programma di protezione e assistenza sociale. Per quanto riguarda l’età, nel 2012 continuano a essere sfruttate nella prostituzione soprattutto le giovani tra i 18 e i 25 anni (più del 50%). I paesi di origine principali delle persone trafficate assistite dagli enti sono la Nigeria e la Romania; in costante crescita il Brasile, il Marocco, la Cina; si registra, infine, il ritorno dell’Albania. La ricerca indica con chiarezza che le persone trafficate sopportano forme di disagio multiple. In molti casi, infatti, vivono in condizioni di povertà, fanno uso o abuso di alcool e/o di sostanze stupefacenti, sviluppano problemi di salute mentale e subiscono molte forme di discriminazione e di violenza, molto cresciuta negli ultimi anni.
L’indagine ha permesso di individuare numerose criticità con cui gli interventi di protezione devono fare i conti: scarsa attenzione della politica al fenomeno della tratta e del grave sfruttamento; mancanza di coordinamento tra le politiche portate avanti dai ministeri competenti; mancato riconoscimento e forte discrezionalità da parte delle Questure nella concessione di percorsi sociali alle vittime di tratta, preferendo piuttosto quelli giudiziari, e difficili rapporti degli operatori sociali con le forze di polizia e l’autorità giudiziaria; l’incertezza, la scarsità e i progressivi tagli dei finanziamenti assegnati ai programmi anti-tratta.
Diverse le proposte formulate per intervenire sul sistema di protezione delle vittime e il contrasto alla tratta, tra cui: stanziare risorse umane e finanziarie adeguate, istituendo un fondo unico nazionale anti-tratta; istituire un’Agenzia Nazionale Anti-tratta, per sviluppare, coordinare e monitorare una Strategia e un Piano nazionale anti-tratta pluriennali, un Sistema nazionale di referral (indicatori validi per tutti) e l’Osservatorio Nazionale Tratta; promuovere regolarmente il numero verde Anti-tratta nazionale (800 290 290), campagne informative sulle varie forme di tratta e sui servizi disponibili e studi sul fenomeno; istituire un Tavolo di confronto con rappresentanti delle istituzioni centrali e degli enti pubblici e del privato sociale; nominare con urgenza un Relatore speciale anti-tratta indipendente.
Il direttore della Caritas italiana, Francesco Soddu, esorta il governo italiano “a impegnarsi in maniera diretta, efficace, coerente e continuativa contro la tratta di persone, in tutte le sue forme, adottando un approccio fondato sui diritti umani e garantendo l’assegnazione di risorse umane e finanziarie adeguate”. “È necessario riconsiderare il ruolo assegnato al Dipartimento per le Pari Opportunità – ha aggiunto, – coinvolgendo maggiormente i ministeri che hanno un interesse e un obbligo istituzionale nel prevenire e contrastare il fenomeno della tratta e del grave sfruttamento”. 
“L’Italia dispone di una legislazione e di un sistema di intervento che ne fanno il modello più avanzato a livello internazionale – ha affermato Tiziana Bianchini, responsabile Prostituzione e Tratta del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza. “Tuttavia, a causa di un’impostazione politica che riduce sempre più le risorse per il welfare, anche il sistema dei servizi anti-tratta è a grave rischio di stallo, se non di collasso. Per questo con il Rapporto abbiamo voluto fare il punto sul fenomeno, ma anche andare a capo, ripensare – conclude – un nuovo orizzonte per combattere la tratta e aiutare le vittime”. (Inform)
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