ITALIANI ALL’ESTERO
Il dibattito dei consultori dopo gli interventi dei rappresentanti istituzionali
BOLOGNA – Fra gli interventi che hanno caratterizzato la prima giornata della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo (vedi Inform n. 121, http://comunicazioneinform.it/prima-giornata-di-lavori-per-la-consulta-degli-emiliano-romagnoli-nel-mondo/), i cui lavori si sono aperti ieri a Bologna e si concluderanno sabato 28 giugno, segnaliamo quello di Carla Salvaterra, prorettore per le relazioni internazionali dell’Università di Bologna, che ha ringraziato la Consulta per il lavoro e le collaborazioni realizzate in questi anni, che hanno visto lo sviluppo di diversi progetti, come quello sulla salute in Sud America, fortemente supportato dal lavoro preparatorio della stessa Consulta. “E’ necessario fare rete per avere rilevanza a livello internazionale – ha affermato Salvaterra – e la Consulta è una rete importante ed efficiente”. In merito ai corsi universitari ha sottolineato positivamente la possibilità di frequentare i corsi a Buenos Aires e in Italia . “Una possibilità che sta interessando anche studenti italiani che hanno deciso di fare questa esperienza”.
Abel Beltrami presidente associazione di Montevideo (in sostituzione del consultore Claudio Melloni), ha parlato dell’importanza di mantenere vivo il ricordo, e dell’aiuto della Regione in questo senso che ha permesso di realizzare un libro sulle memorie di emigrazione della sua famiglia da Alfonsine (Ravenna) all’Uruguay. Beltrami ha evidenziato il problema della chiusura dei consolati, tra cui il declassamento di Montevideo che li lascia senza interlocutori diretti. “Il racconto di Abel Beltrami – ha detto Pier Antonio Zavatti delle Acli – il fatto che la sua storia di emigrazione sia ora patrimonio di tutti noi è frutto di questa legge, che si vuole cambiare, se non abrogare, e che ha invece una grandissima importanza e valenza che molti non vogliono vedere”. La Consulta è una risorsa e non un costo, le relazioni della nostra regione con i paesi esteri non possono prescindere dai nostri corregionali che là vivono e operano. Zavatti è convinto che la Consulta debba avere un suo presidente svincolato e autonomo che non può essere un consigliere regionale, perché si corre il rischio di illegittimità e non può essere un assessore regionale, perché l’operato della Consulta va seguito in maniera indipendente. Così come per questo non può essere nemmeno un funzionario. Zavatti ha detto che in sede di ridefinizione della Consulta è comunque indispensabile un confronto vero e fattivo della Commissione presieduta da Monica Donini con i consultori, attraverso una riconvocazione dell’organismo.
Roberto Colliva , presidente dell’associazione di Curitiba (Brasile), si è detto convinto che questa non sia l’ultima riunione della Consulta in assoluto ma solo l’ultima riunione con questa legge del 2006. “ “La Consulta non può morire – ha affermato – e le proposte di abolizione lasceranno il tempo che trovano. Certo – ha concluso – si dovrà avere una struttura più snella e si dovranno utilizzare sempre più le nuove tecnologie, le video conferenze, per abbassare i costi. Colliva ha auspicato infine che l’Assemblea Legislativa e l’esecutivo lavorino insieme alla nuova legge. Don Silvano Ridolfi, invitato permanente della Consulta, ha ribadito che in Italia non si ricorda l’esperienza dell’emigrazione, “Siamo una nazione dalla memoria corta. Che gli emigrati siano un veicolo economico e culturale di promozione della nostra regione è una realtà innegabile. Occorre quindi tener conto dei fatti con serenità”.
Silvana Mangione, vice segretario generale del Cgie per i Paesi Anglofoni extraeuropei , ha ripercorso la storia della Consulta dagli anni ‘70, sottolineando come l’esperienza svolta fini abbia portato ad avere un presidente a tempo pieno, necessario, a suo parere, per mantenere i rapporti richiesti da un organismo delicato. “La Consulta è uno strumento politico e di dialogo con altre strutture politiche. E’ triste vederla oggetto di guerre di territorio”. Mangione si augura che vi sia una consultazione effettiva della Consulta in merito alla sua riforma ed ha sottolineato quanto il fenomeno della nuova emigrazione sia ancora da conoscere, visto che molti emigrati non si iscrivono all’Aire, e quindi da approfondire.
Romeo Broglia, invitato permanente della Consulta, si è detto contento della svolta intrapresa nel corso del dibattito in cui sta prendendo forma un disegno di legge che vede la trasformazione della Consulta all’interno della funzione e dell’attività della Regione. “Questo è importante per l’Emilia-Romagna – ha sottolineato – per rilanciare la propria immagine di modello di società che ha raggiunto risultati significativi”. “Noi dobbiamo essere in grado di cogliere il cambiamento – ha precisato – e di inserire il discorso di riforma della Consulta all’interno della riforma della struttura regionale”. Broglia si è detto favorevole alla scelta di incardinare la Consulta all’interno dell’Assemblea legislativa. Ha ringraziato Silvia Bartolini per il lavoro realizzato in questi anni “con grande intelligenza e visione politica, in condizioni difficili”.
Amaurì Arfelli, presidente dell’associazione di Salto Itù in Brasile, ha ricordato le parole del presidente Errani : “noi dobbiamo costruire relazioni”. “E’ quello che la Consulta sta facendo da 40 anni – ha detto – costruendo ponti, realizzando una rete regionale all’estero”. Arfelli si è dichiarato favorevole ad una presidenza staccata da altri ruoli e da un cambiamento della Consulta che si svolga all’interno dell’esecutivo e non del potere legislativo, vedendo in questo anche qualche elemento di incostituzionalità. “La democrazia esige legittimità – ha concluso – e senza ascoltare i consultori non è legittimo ridurre spese né dare seguito a nuove leggi. Ma mi conforta sapere che saremo ascoltati”.
Maurizio Grassi, economista, si è detto “esterrefatto” per la proposta di cancellare la Consulta. “Ho sempre considerato la regione Emilia Romagna all’avanguardia nel nostro paese ed è in questi momenti storici di crisi che ci si deve stringere alle proprie comunità”. Il fatto che in Francia ci siano 21 miliardi di rimesse all’anno e in Italia 7 è un fatto legato alle politiche che ovviamente differiscono nella considerazione delle comunità all’estero. Secondo Grassi bisognerebbe guardare a chi la globalizzazione l’ha vinta, ovvero gli italiani all’estero , mentre l’Italia ha perso la sfida.
Marco Capodaglio, capo servizio alle relazioni internazionali ha salutato la Consulta (presto andrà in pensione) come “la più bella esperienza dal punto di vista umano, in questi 20 anni di lavoro in Regione”. Ha ricordato inoltre che la Consulta secondo la legge 3 del 2006 esprime pareri sugli argomenti che riguardano il settore, rispondendo così alle polemiche apparse sulla stampa in cui si dichiarava inopportuno discutere della legge di riforma all’interno della riunione della Consulta.
Nel pomeriggio si è tenuto un focus sul Venezuela dal titolo “Ci stiamo dimenticando del Venezuela? Rompiamo il silenzio attorno ad uno dei Paesi più italiani nel mondo, che sta attraversando una profonda crisi istituzionale ed economica” animato dalle accorate testimonianze di italo venezuelani residenti in Italia e in diretta telefonica dal paese latino americano.
In chiusura di seduta sono stati ricordati i componenti della Consulta recentemente scomparsi: Juan Carlos Lazzarini presidente dell’associazione di Bahia Blanca, Marco Achille Marmiroli ex consultore e membro del Circolo Emilia Romagna di San Paolo, Marcia Dos Santos ed il pavullese Antonio Parenti, uno dei fondatori della Consulta, politico appassionato che aveva nel cuore gli emiliano romagnoli nel mondo. (Inform)