direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Prosegue l’esame dello schema di decreto legislativo sulla disciplina della scuola italiana all’estero

CAMERA DEI DEPUTATI

Alle Commissioni riunite Affari Esteri e Cultura

Le osservazioni di Fucsia Fitzgerald Nissoli (Des-Cd, ripartizione America settentrionale e centrale) e le repliche delle relatrici Pd Tamara Blazina (Cultura) e Laura Garavini (Esteri, eletta nella ripartizione Europa). Annunciato un parere che terrà conto di suggerimenti e rilievi mossi al provvedimento, in particolare sul ruolo degli enti gestori, i contratti del personale e il coordinamento dei ministeri coinvolti

 

ROMA – Prosegue l’esame dello schema di decreto legislativo sulla disciplina della scuola italiana all’estero da parte delle Commissioni Affari Esteri e Cultura della Camera dei Deputati (per il precedente vedi anche http://comunicazioneinform.it/disciplina-della-scuola-italiana-allestero-relazione-di-laura-garavini-alle-commissioni-riunite-esteri-e-cultura/).

Nel corso della seduta di ieri l’intervento di Fucsia Fitzgerald Nissoli (Des-Cd, ripartizione America settentrionale e centrale) che ha segnalato come, a suo parere, lo schema soffra di “un eccesso di delega” – il provvedimento in esame deriva dalla delega disposta dalla legge sulla Buona scuola – perchè in essa “non si rinvengono principi o criteri direttivi inerenti al piano strutturale della nostra rete scolastica e di promozione linguistica e culturale all’estero – precisa Nissoli, ribadendo come aspetti di una riforma così profonda andrebbero “rimessi alla legge primaria”. La deputata suggerisce infatti a tale fine “l’istituzione di una cabina di regia” tra Maeci, Miur e Mibact e “con il contributo anche delle forze sociali e dei tanti organismi associativi e rappresentativi dei nostri connazionali che vivono all’estero” e condivide “pienamente” le critiche mosse al provvedimento da parte del Cgie. Concorda soprattutto sul richiamo a “un’armonizzazione e a una riorganizzazione dell’ordinamento scolastico all’estero che tenga conto delle specificità delle diverse aree geografiche continentali e di singoli Paesi, profili cui viceversa l’attuale formulazione dello schema non dedicano affatto attenzione – ribadisce, pur mostrando di ritenere invece positive “le nuove modalità didattiche e organizzative del corso di lingua e cultura italiana, che devono necessariamente adeguarsi alle più attuali metodologie di insegnamento dell’italiano come lingua straniera”.

Considerato l’attuale aumento del numero di connazionali che si recano all’estero, soprattutto in Europa, anche per periodi non prolungati e con le loro famiglie, Nissoli ritiene necessario “mettere a loro disposizione, attraverso le strutture consolari italiane, servizi scolastici efficienti e adeguati”, e critica il fatto che “il provvedimento metta definitivamente in soffitta i corsi di lingua e cultura italiana per i cittadini italiani residenti all’estero, sostituendoli con iniziative linguistico-culturali, in analogia con i corsi di lingua italiana per stranieri offerti dagli Istituti italiani di cultura”. “La formazione e l’istruzione dei cittadini italiani residenti all’estero, titolari dell’elettorato attivo e passivo nelle consultazioni politiche, risulta del tutto disattesa dal decreto, che rivolge l’offerta di lingua e cultura italiana esclusivamente ad una platea indifferenziata di utenti italiani e stranieri, italofoni o non italofoni – afferma la deputata, ribadendo come lo schema non intervenga “sugli elementi fondamentali della formazione e della istruzione del cittadino elettore all’estero”, determinando anzi “ulteriori costi a carico delle famiglie dei connazionali emigrati che intendano usufruire dell’offerta formativa e linguistica all’estero, con l’abrogazione dell’intero capo del decreto legislativo n.297 del 1994, relativo alle scuole all’estero”.

Richiamata anche la necessità di aggiornare l’attuale normativa sugli enti gestori, attraverso una  una riflessione approfondita sul loro ruolo, “per rafforzarlo nel quadro della promozione della nostra lingua nel mondo”, mentre si rileva e lamenta la trasformazione delle “scuole statali all’estero”, che “fino ad oggi sono state la vetrina del sistema scolastico italiano, ancora fortemente considerato e stimato in tutto il mondo”, in “scuole amministrate dallo Stato” “con la facoltà di introdurre varianti in relazione ad esigenze locali, senza alcuna distinzione caratterizzante la scuola statale italiana – precisa Nissoli, – che possa formare i cittadini italiani all’estero in analogia al territorio nazionale”.

Altra necessità ribadita quella di “garantire con proiezione triennale il finanziamento del capitolo 3153, che, per la sua specificità e per le sue finalità espressamente rivolte ai cittadini italiani residenti all’estero, deve tornare sotto l’egida della Direzione generale degli Italiani all’estero ed essere assegnato annualmente agli enti gestori, scorporando dallo stesso l’onere finanziario del personale di ruolo e degli stagisti neo-laureati inviati all’estero dal Maeci e Miur”.

Nissoli conclude il suo intervento osservando anche “alcune incongruenze come quella concernente i Direttori dei Servizi generali e amministrativi della scuola, attualmente collocati fuori ruolo ed in servizio per conto del Maeci presso le Istituzioni scolastiche all’estero che attualmente hanno uno stipendio superiore ai docenti laureati ma percepiscono un assegno che non tiene conto dei cambiamenti apportati dai CCNL successivi al 1994” e sottolinea l’opportunità di una riformulazione del testo che possa eliminarle.

Per la Commissione Cultura interviene la relatrice del provvedimento, Tamara Blazina, che sottolinea tra i profili critici emersi nel corso dell’iter parlamentare ad esso riferito in particolare quello del “rapporto di lavoro”. “Appare necessario rivedere gli aspetti del trattamento economico e dell’orario di lavoro che, rientrando nella contrattazione collettiva, dovrebbero forse essere espunti dal testo del decreto – afferma la relatrice, citando quali questioni da puntualizzare meglio anche quella dei soggetti coinvolti, così da evitare “confusione e sovrapposizione di competenze”, magari attraverso la costituzione di una cabina di regia al momento non prevista dalle disposizioni. In riferimento alle osservazioni formulate dalla Nissoli, Blazina ritiene che “l’ambito di azione dei due dicasteri interessati andrebbe meglio descritto, tenendo presente che non ci si deve riferire a scuole amministrate dallo Stato, ma a scuole statali italiane e comunque lasciando la competenza esclusiva del riconoscimento dei requisiti di parità al Miur”. Annuncia quindi un parere che terrà conto dei suggerimenti pervenuti per migliorare il testo del decreto, “senza incorrere in un eccesso di delega”. Concorda con Blazina la relatrice della Commissione Affari Esteri, Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa), precisando come il Cgie a suo avviso non abbia mosso “forti critiche in merito al provvedimento in esame, ma semplicemente evidenziato che occorre individuare meglio il ruolo degli enti gestori, che il provvedimento include, in modo generale, nella categoria delle associazioni senza scopo di lucro”. Osservazioni che – assicura – verranno richiamate nel parere delle Commissioni sul provvedimento. Per Garavini, inoltre, nello schema sarebbe da ravvisare piuttosto che un “eccesso di delega”, “un deficit” della stessa: “il provvedimento è un primo passo verso una riforma più organica della scuola italiana all’estero e non rappresenta un intervento esaustivo – osserva, richiamando quale suo punto di forza “l’idea che la diffusione della lingua e della cultura italiane all’estero non è solo strumento rivolto agli italiani nel mondo, ma anche mezzo di promozione dell’intero sistema Paese”.

L’esame viene quindi rinviato ad altra seduta. (Inform)

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