CAMERA DEI DEPUTATI
Gli interventi di Mario Marazziti (Pi), Teresa Piccione (Pd) e Matteo Bragantini (Ln)
ROMA – Prosegue in Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati l’esame del provvedimento di modifica della legge del 5 febbraio 1992 (n. 91) in materia di acquisizione della cittadinanza italiana.
Nel corso dell’ultima seduta dedicata all’argomento è intervenuto Mario Marazziti (Pi), primo firmatario di una tra le proposte di legge in discussione, il quale auspica la rapida approvazione di una legge coerente con gli standard europei, riferendosi in particolare al superamento dello ius sanguinis, cui molte delle proposte di legge sono ispirate. “Si tratta di un tema rispetto al quale occorre abbandonare i condizionamenti ideologici, assumendo piuttosto un approccio realistico e pragmatico – afferma Marazziti, sottolineando come il problema della cittadinanza riguardi attualmente circa 1 milione di minori residenti in Italia, dei quali poco meno di 400 mila nati nel nostro Paese. Il requisito della cittadinanza è definito fondamentale in vista dell’integrazione sociale dal deputato, che precisa poi come la sua proposta di legge tenga conto sia “dell’evoluzione culturale che dei timori espressi negli ultimi anni riguardo al tema”, introducendo il principio dello “ius soli temperato” – si prevede la cittadinanza per nascita da genitori già stabilmente soggiornanti – e dello “ius culturae”, ossia l’acquisto non tardivo della cittadinanza per i bambini e ragazzi nati all’estero, ma la cui formazione culturale avvenga in Italia. In tal modo si viene incontro ai timori che legano l’ampliamento della concessione al rischio di perdita dell’identità culturale nazionale. Marazziti ricorda poi come lo ius culturae sia coerente con la nascita su base volontaristica dello Stato italiano ed auspica l’adozione di un testo base sulla normativa che tenga conto delle indicazioni fornite dalla sua proposta anche per quanto riguarda la disposizione concernenti gli adulti, “affinché sia superata l’attuale previsione del requisito della residenza legale ininterrotta per dieci anni, che costituisce – afferma – la disciplina in assoluto più restrittiva tra i Paesi europei”.
Annuncia un suo intervento approfondito sulla materia Maurizio Bianconi (Fi), primo firmatario di una proposta di legge in ultimo associata a quelle già pervenute (vedi http://comunicazioneinform.it/prosegue-in-commissione-affari-costituzionali-lesame-delle-proposte-di-modifica-della-legge-sulla-cittadinanza/), mentre Teresa Piccione (Pd) segnala la necessità di pervenire ad una legge “innovativa”, condividendo le considerazioni svolte da Marazziti e segnalando “problemi concreti” derivanti dalla normativa in vigore, citando in particolare il caso delle associazioni sportive e dei limiti che si riscontrano per l’attività sportiva di minori che superino i 16 anni di età.
Matteo Bragantini (Lega Nord), infine, rileva “molti punti critici” nei testi in discussione e segnala come a suo avviso casi come la problematica sollevata da Piccione, o per esempio quella legata alle gite scolastiche all’estero, non debbano “trovare soluzione attraverso l’attribuzione ai minori dei diritto di cittadinanza”. Egli sostiene la necessità di favorire una scelta consapevole, che sarebbe preclusa a bambini più piccoli, generando possibili “conseguenze negative nel prosieguo della vita del soggetto”, e di evitare che si “realizzino abusi in materia di cittadinanza, come avviene, invece, ad esempio, nel caso dei cosiddetti matrimoni di comodo”. Più convincente per Bragantini la legislazione adottata sul tema da Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna dove, per esempio, il riconoscimento è condizionato “al superamento di un esame costoso, non ripetibile in breve tempo in caso di bocciatura, finalizzato a verificare il grado di integrazione del soggetto attraverso la verifica di una serie di parametri quali la conoscenza della lingua e della Costituzione”. L’esponente della Lega Nord teme inoltre “viaggi della speranza” per far nascere i figli in un Paese in cui vige lo ius soli e ritiene necessario “prevedere modalità di revoca della cittadinanza”. L’auspicio è che il tema possa venire affrontato “senza condizionamenti ideologici ed in una prospettiva di lungo periodo non viziata da condizionamenti legati alle scadenze elettorali”.
L’esame è quindi rinviato ad altra seduta. (Inform)