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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
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Prosegue alla Commissione Affari Costituzionali del Senato l’esame del decreto legge sulla cittadinanza, illustrati dai senatori gli emendamenti presentati

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

ROMA – Prosegue presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato l’esame del provvedimento di conversione in legge del decreto-legge n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza. La  seduta si aperta con l’intervento del senatore del Pd Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione  Africa Asia Oceania e Antartide. Il senatore, nell’illustrare le proposte emendative del suo gruppo volte a correggere alcuni aspetti del provvedimento in esame, ha sottolineato come questo decreto ponga un limite a due generazioni per la trasmissione della cittadinanza, senza prevedere eccezioni per coloro che hanno mantenuto un legame affettivo, culturale o di esercizio dei diritti di cittadinanza con l’Italia. Giacobbe, pur riconoscendo la necessità di porre un limite al meccanismo finora vigente che consentiva per l’acquisizione della cittadinanza di risalire anche alla quinta o sesta generazione, ha comunque sottolineato l’esigenza di fissare alcuni criteri, per esempio l’iscrizione nei registri anagrafici e dello stato civile italiano o all’AIRE o la conoscenza della lingua italiana a livello almeno B1. Per il senatore è infatti opportuno evitare esclusioni indiscriminate, anche perché la trasmissione della cittadinanza è molto importante per mantenere vivo il legame tra la madrepatria e gli italiani all’estero, i quali svolgono quella funzione spesso citata di ambasciatori della cultura e del made in Italy all’estero. Giacobbe, dopo aver espresso perplessità sulla caratteristica di urgenza del provvedimento non avendo riscontrato nei Paesi che rientrano nella sua circoscrizione elettorale numeri significativi di richiedenti la cittadinanza italiana, si è soffermato in particolare sull’emendamento 1.79, che propone di riaprire per un periodo di due anni i termini fissati dalla legge n. 91 del 1992 per il riacquisto della cittadinanza italiana da parte di quei soggetti naturalizzati che non avevano potuto esercitare tale opzione in passato, per non perdere la cittadinanza del Paese in cui erano emigrati per motivi di lavoro. Per il senatore si tratta comunque di una platea ristretta di persone, tra l’altro molto anziane, che vorrebbero recuperare la cittadinanza per motivi affettivi. E’ stata poi la volta del senatore Roberto Cataldi(M5S), che , pur concordando sulla necessità di intervenire per alleggerire la pressione delle nuove cittadinanze sugli uffici comunali e consolari nonché sui tribunali, ha criticato la soluzione individuata dal Governo. Il senatore ha poi segnalato come negli emendamenti presentati da suo gruppo si individuino alcuni criteri per delimitare la possibilità di trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti, per esempio stabilendo la conoscenza della lingua italiana al livello B1. Altri emendamenti, invece, inseriscono lo ius scholae oppure prevedono che, nell’ambito del cosiddetto “decreto flussi” annuale, sia riservata una quota di ingressi ai cittadini provenienti da Argentina, Brasile, Uruguay e Venezuela, tenuto conto dei legami storici e culturali con tali Paesi. Ulteriori proposte del gruppo mirano poi ad eliminare la retroattività della norma, in modo da tenere conto dei diritti delle persone che avevano già fissato un appuntamento con gli uffici consolari per l’esame della pratica di richiesta della cittadinanza. Ha inoltre preso la parola il senatore Paolo Tosato  (LSP) che ha sottolineato come il Gruppo della Lega abbia presentato un solo emendamento al fine di contemperare l’esigenza, da un lato, di ridurre la mole di pratiche burocratiche che ostacola l’attività degli uffici comunali e il contenzioso nei tribunali e, dall’altro, di non recidere il legame con l’Italia per quegli italiani che vivono all’estero e intendono mantenerlo per se stessi e per le future generazioni. Pertanto, la proposta mira a eliminare il criterio dei due anni di residenza, consentendo anche ai nonni di trasmettere la cittadinanza, seppure non nati in Italia. Il seguito dell’esame in Commissione è quindi stato rinviato. (Inform)

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