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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Progettazione e gestione dei viaggi delle radici”, presentazione online del primo Master sul turismo delle radici dell’Università della Calabria in collaborazione con il Maeci

ITALIANI ALL’ESTERO

ROMA – Si è tenuta online la presentazione del Master di I livello in “Progettazione e gestione dei viaggi delle radici” promosso dall’Università della Calabria e finanziato dal Ministero degli Esteri. Il webinar è stato organizzato dall’Associazione Direttori Albergo, rappresentata da Giovannangelo Pergi, che ha parlato della necessità di hub territoriali d’accoglienza per valorizzare i territori, soprattutto per i piccoli borghi facendo rete con le altre realtà territoriali. “Noi siamo i tutori dell’accoglienza perché l’accoglienza è da sempre il nostro mestiere”, ha sottolineato Pergi. Tullio Romita, responsabile del Dipartimento di scienze aziendali e giuridiche dell’Unical, ha ricordato in qualità di direttore del Master come nel maggio scorso sia stato annunciato questo percorso di studi che sarà svolto in cooperazione con il Maeci. Di turismo delle radici, il gruppo di ricerca di Romita aveva iniziato a parlare già alla fine degli anni ’90, prima che divenisse dunque argomento non più di nicchia ma condiviso a livello istituzionale. “Tuttavia non c’è una sola forma di turista delle radici e per approfondire sono state necessarie ricerche sul campo”, ha spiegato Romita sottolineando che il Master prenderà il via nei prossimi giorni. Patrizia Piro, prorettore Unical, ha spiegato la necessità di capire quanti siano gli italiani residenti all’estero: ufficialmente ne sono censiti più di 5 milioni secondo i dati Aire ma vanno aggiunti tanti concittadini che ancora non hanno comunicato il cambio di residenza; inoltre c’è un numero compreso tra 60 e 80 milioni di persone con origini italiane sparse nel mondo. “A fronte di questi numeri capisco l’interesse del Maeci: del turismo di ritorno non può che beneficiarne l’Italia e nello specifico la Calabria”, ha evidenziato Piro sottolineando però la questione di trasporti e servizi e che non sia un ritorno solo per persone abbienti che possono permettersi certe tratte. Alfio Cariola, direttore di dipartimento presso l’Unical, ha parlato di fattori abilitanti per questa tipologia di turismo in un Paese ormai multietnico dove al contempo potrebbero esserci stranieri a loro volta interessati a tornare nei loro luoghi di origine. “Abbiamo giacimenti naturali di bellezze da promuovere e sicuramente un giacimento di cervelli. Questo Master rilascia crediti e un titolo spendibile ma soprattutto la competenza che serve ai ragazzi”, ha spiegato Cariola.

Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli italiani all’estero del Maeci, ha espresso soddisfazione perché con questo Master si concretizza di fatto un progetto. “Per il turismo delle radici il Master rappresenta un asse centrale volto. Turismo delle radici vuol dire attirare gli italiani all’estero e gli italo-discendenti in un viaggio emozionale per riscoprire radici, cultura, gastronomia e artigianato ma l’idea non deve restare solo uno slogan e deve concretizzarsi in una vera strategia turistica”, ha spiegato Vignali che per questa ragione ha rievocato lo strumento del tavolo tecnico che dal 2018 ha messo insieme attori pubblici e privati e istituzionali per dare un contenuto ben definito a questa idea. “L’idea si sviluppa sulla promozione anche grazie alla nostra rete estera; poi c’è la guida ai luoghi del ricordo e abbiamo prodotto già due guide”, ha aggiunto Vignali ricordando che questo turismo riguardava prima della pandemia 10 milioni di visitatori annui e 4 miliardi di euro di indotto. “Serve una strategia coordinata e organizzata con un percorso di preparazione degli operatori nei territori, al fine di offrire pacchetti turistici anche all’estero. “La Calabria ha tutte le potenzialità attraverso una verticalizzazione contenutistica che può essere molto positiva. Speriamo che questa esperienza sia riprodotta da altre università italiane”, ha sottolineato Vignali. Il deputato Nicola Carè (PD), eletto nella Circoscrizione Estero, ha parlato di risorsa immensa riguardo il mondo dell’emigrazione di vecchia e nuova mobilità, dovendo però ristabilire il cordone ombelicale con il nostro Paese promuovendo i luoghi dell’Italia minore, ossia il mondo dei borghi. “Bisogna interpretare questa forma di turismo come viaggio emotivo alla ricerca delle radici e dobbiamo promuovere il territorio in termini concreti. Questi connazionali sono i nostri ambasciatori in loco: le seconde e terze generazioni hanno sentito parlare delle tradizioni italiane per voce dei nonni. Circa il 24% dei turisti extraeuropei vede l’Italia come meta favorita: nel 2018 il fatturato si è aggirato intorno ai 4 miliardi di euro con un incremento sugli anni precedenti”, ha spiegato Caré promettendo di impegnarsi a far conoscere questa esperienza universitaria in Oceania. Caré ha inoltre invitato a sburocratizzare l’iter di acquisto e ristrutturazione di abitazioni private. La deputata Anna Laura Orrico (M5S) ha spiegato che il 2020 ha insegnato come il turismo e la cultura siano tra i settori che più stanno subendo le conseguenze nefaste della pandemia e quindi in questo momento sospeso che stiamo vivendo ha ancora più senso soffermarsi sulla formazione in questo ambito. “Credo che il turismo delle radici abbia come pubblico di riferimento le giovani generazioni e penso al patrimonio culturale delle minoranze linguistiche che altrimenti rischia di perdersi”, ha evidenziato Orrico. La senatrice Fulvia Michela Caligiuri (FI) ha auspicato la possibilità di poter restare in Calabria per i giovani che sosterranno il Master e quindi poter scegliere la propria professione nella loro terra. Un altro auspicio più generale è che con la campagna vaccinale e l’uscita dalla pandemia si possa tornare a parlare di turismo in condizioni di normalità e sicurezza. Caligiuri ha anche rilevato la possibilità di superare i gap strutturali di alcuni territori attraverso i fondi del Recovery Plan.

Rosanna Mazzia, sindaco del Comune di Roseto Capo Spulico e presidente dei Borghi autentici d’Italia, ha parlato di accoglienza come formula che varia dalla grande città ai piccoli borghi: luoghi che devono avere una loro propria identità. Aquilina Miletti, assessore del Comune di San Marco Argentano, ha sottolineato come il turismo delle radici rappresenti un’opportunità per quei borghi generalmente non coinvolti dal turismo di massa: importante far conoscere le ricchezze dei territori. Salvatore Paone, sindaco del Comune di Maida, ritiene fondamentale il Master per rilanciare il turismo delle radici all’interno della Regione: tra seconde e terze generazioni all’estero c’è attaccamento verso la terra d’origine. Paone ha esortato alla riorganizzazione e digitalizzazione dei servizi anagrafici. Vincenzo Farina, presidente Confesercenti Calabria, ritiene importante questo esperimento perché in grado di fornire personale qualificato al sistema istituzionale e del turismo organizzato: l’auspicio è che anche altre università italiane vorranno mettere in campo progetti similari per mettere a sistema un prodotto valido e apprezzabile per i viaggiatori. Francesco Gentile, presidente Skal International Calabria, ha invitato a valutare il turismo delle radici come una forma di turismo slow ossia distante dalla frenesia del turismo di massa: Skal International è già al lavoro nel creare canali di comunicazione con alcuni dei Paesi nei quali vivono in forma consistente i connazionali. Francesco Favia, presidente International Academic Research Center, ha invitato a dare visibilità e approfondimento agli esiti che avrà questo Master perché è questo che spesso manca agli studenti una volta esaurito il percorso di studi. Favia ha ricordato per esempio il Premio ‘Journey of the Roots’. Innocenza Giannuzzi, presidente Confartigianato Turismo Catanzaro, ha ricordato che chi ritorna in Italia viene a cercare quei luoghi che ha vissuto da bambino, per ritrovare qualcosa svanito nel tempo o visto soltanto attraverso una fotografia: identità e sentimento sono gli ingredienti di questo turismo. Demetrio Crucitti, ex direttore di sede territoriale Rai, ha sottolineato l’importanza del ruolo della televisione per veicolare la conoscenza dei borghi.

Giovanni Maria De Vita, capo ufficio primo Dgit-Maeci, ha espresso soddisfazione per gli spunti interessanti emersi. “Tre sono gli input principali: l’importanza del turismo delle radici per la promozione dei territori fuori dal mainstream turistico; l’opportunità di sviluppo e crescita dei territori spesso caratterizzati da bassi indicatori di sviluppo; il ruolo degli enti locali per la promozione consolidata di questo settore. Positiva è per De Vita l’interlocuzione avviata col territorio da parte dell’università che offre così un ulteriore servizio per le comunità attraverso questo Master: un prodotto che può dare benefici a quanti desiderino riallacciare i rapporti con gli italiani all’estero. Perché il Maeci guarda con attenzione allo sviluppo di questo settore? “Il Maeci sostiene il Master perché rappresenta la prima grande trasposizione in concreto del turismo delle radici e un approccio concreto per le buone prassi da replicare in altri settori. Il ruolo del Maeci è quello di cassa di risonanza, grazie ai nostri uffici all’estero, presso le nostre comunità e offrire sostegno e interesse per questo turismo tramite una strategia mirata”, ha spiegato De Vita menzionando a sua volta il già citato Premio ‘Journey of the Roots’ quale stimolo a chi opera in questo settore per avere approcci e idee innovative. “I viaggi delle radici sono una risorsa per i territori e sono essenziali: bisogna incentivarli anche tramite la comunicazione”, ha aggiunto De Vita che vede nel turismo delle radici un qualcosa orientato non solo al profitto immediato ma alla promozione a lungo termine. “Per questo è importante la formazione di figure professionali e anche per le giovani generazioni per riscoprire il valore delle tradizioni”, ha evidenziato De Vita menzionando il ruolo di diversi funzionari delle istituzioni europee trasferitisi in regioni del Sud dove lavorano in smartworking, scoprendo così una dimensione diversa e offrendo un grande potenziale alle comunità locali. “I punti salienti del Master, che nasce da una riflessione avviata da tempo per la consapevolezza della specialità del turista delle radici, consistono nel dotare di uno strumento concreto chi si occupa di questo tipo di turismo: i contenuti del Master traggono ispirazione dall’esperienza di successo degli operatori nel settore dell’accoglienza”, ha concluso De Vita. Ha poi ripreso la parola il Direttore Generale Vignali: “Tre sono i motivi di maggiore soddisfazione: l’interesse e la determinazione degli attori coinvolti nel turismo delle radici verso questo Master quale passo concreto per una migliore preparazione degli operatori professionali e del territorio. Questo è un primo successo. Dagli interventi è stata poi dimostrata l’estrema ricchezza del tema del turismo delle Radici , davvero mille rivoli, i giacimenti culturali, artigianali e storiche delle regioni d’Italia che possono essere sfruttate attraverso il Turismo delle Radici. Vi è infine la centralità del coordinamento e della comunicazione. Questo tema – ha concluso Vignali – vede il coordinamento di tanti attori  che devono anche comunicare l’importanza del Turismo delle Radici e quello che si sta facendo a partire da questo Master. In questo il Ministero degli Esteri sarà al vostro fianco per coordinare e comunicare”. (Simone Sperduto/Inform)

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