direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentazione della XXV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, la tavola rotonda sulle strategie di promozione dell’italiano all’estero

FARNESINA

ROMA –  Nel corsoi dell’evento di presentazione della XXV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo si è svolto un panel dedicato alle strategie di promozione dell’italiano all’estero. La tavola rotonda, moderata dal giornalista Zouhir Louassini, ha visto alternarsi interventi di esperti e intellettuali stranieri e italiani: Nabila Abid (giornalista della Radio Nationale Tunisienne), Giuseppe Antonelli (professore di Storia della lingua italiana all’Università di Pavia), Innocenzo Cipolletta (Presidente dell’Associazione Italiana Editori), Paolo D’Achille (presidente dell’Accademia della Crusca), Cristina Di Giorgio (direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago). Nel suo intervento introduttivo il moderatore Louassini ha evidenziato la musicalità della lingua italiana che colpisce sicuramente anche chi parla altri idiomi. Nabila Abid ha parlato della lingua italiana come di una storia d’amore e una questione legata alla sua vita fin da bambina, perché nel suo Paese d’origine era possibile guardare le trasmissioni della Rai. “Mi considero una cittadina del mondo”, ha sostenuto Abid che vede nella lingua italiana un ponte per connettere culture differenti. “Sono orgogliosa di essere italo-tunisina”, ha aggiunto Abid precisando che l’italiano è una lingua d’arte, di musica e di cinema: “la più bella lingua al mondo”. Dal canto suo Giuseppe Antonelli ha evidenziato come la diffusione o il prestigio di una lingua normalmente segua ragioni geopolitiche; tuttavia per l’italiano può valere una sorta di “eccezione storica” per via di “un prestigio culturale che va oltre i confini”, ha precisato Antonelli invitando a difendere l’italiano che pure ha saputo resistere nel corso della storia allo spagnolismo, al francesismo e infine all’influenza anglofona, per quanto obiettivamente ci siano ormai molti termini inglesi nella nostra lingua. “La comunità italofona oggi potrebbe essere definita come il luogo dove il ‘ciao’ suona”, ha rilevato in una battuta Antonelli volendo dire con questo che il ‘ciao’ italiano, nato da un termine dialettale veneziano, si è ormai diffuso a diverse latitudini. Per Innocenzo Cipolletta l’italiano è alla base dei libri che rappresentano  un modo per esportare la nostra lingua, anche se spesso i testi vengono tradotti in altri idiomi. “Noi esportiamo cultura”, ha ribadito Cipolletta precisando che la cultura italiana non si è fermata al passato ma ha saputo modernizzarsi. “La nostra è una cultura che non ha paura di usare parole straniere: tutti i Paesi lo fanno”, ha aggiunto Cipolletta ricordando il supporto che l’AIE riceve dalla rete diplomatica e consolare per la diffusione dell’italiano nel mondo. Secondo Cipolletta, tuttavia, è importante anche l’importazione di libri e di autori dall’estero. Cipolletta ha infine rimarcato come l’Italia sia stata recentemente ospite d’onore nelle principali fiere letterarie del mondo, sottolineando l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato per ottenere questi risultati. Paolo D’Achille ha definito la cultura italiana come un’eccellenza del Paese, soprattutto in certi settori e con un pensiero particolare alla lunga tradizione letteraria anche legata alle esplorazioni marittime. D’Achille ha poi precisato che la grandezza dell’italiano è stata sostanzialmente quella di non essersi quasi mai diffuso in modo aggressivo. A sua volta D’Achille ha rimarcato come alla diffusione della nostra lingua nel mondo contribuisca in maniera importante la rete all’estero della Farnesina. Sul termine ‘italofonia’, D’Achille ha poi ricordato che si tratta di una parola inventata dal noto linguista Tullio De Mauro. Cristina Di Giorgio ha invece parlato dell’importanza dell’influenza dell’immigrazione italiana in America Latina a livello linguistico: una parte del mondo dove le due lingue predominanti sono naturalmente lo spagnolo e il portoghese e dove in sostanza gli italiani, che giunsero nel secolo scorso, parlavano per lo più i dialetti regionali e non tanto l’italiano. Tuttavia gli italiani hanno superato questa barriera, unendosi a livello sovra regionale e riuscendo a fondare le prime scuole d’italiano. “Dovremmo guardare l’Italia con gli occhi dei latinoamericani per renderci conto fino in fondo del prestigio che abbiamo e dell’amore che c’è nei nostri confronti”, ha aggiunto Di Giorgio evidenziando che gli Istituto Italiani di Cultura contribuiscono a portare cultura e innovazione. (Inform)

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