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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato al Circolo del Ministero degli Esteri il libro “Le istituzioni scolastiche italiane in Etiopia” di Nevio Delle Fabbriche e Simona Stefanelli

CULTURA

 

ROMA – Presso il Circolo del Ministero degli Esteri si è tenuta a Roma la presentazione del libro edito da Mimesis Edizioni “Le istituzioni scolastiche italiane in Etiopia” dei professori Nevio Delle Fabbriche e Simona Stefanelli, già docenti all’Istituto italiano Onnicomprensivo di Addis Abeba. In apertura di dibattito, il Consigliere d’Ambasciata Filippo Romano, Capo dell’Ufficio del Sistema della Formazione Italiana nel mondo, ha rimarcato la centralità delle scuole italiane l’estero:  “L’occasione mi è particolarmente grata per illustrare brevemente ciò che è la rete del sistema della formazione italiana nel mondo, visto che proprio ad Addis Abeba esiste la più grande delle scuole statali italiane all’estero. Una rete – ha proseguito il consigliere – particolarmente articolata che comprende: 7 scuole statali, 46 scuole paritarie, di cui 30 nell’emisfero boreale; 92 sezioni di italiano, dislocate in 17 paesi;132 rettorati che operano in 65 paesi; più di diecimila corsi organizzati dagli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana”. Il consigliere ha poi sottolineato la centralità della scuola italiana all’estero anche nell’ottica del cosiddetto soft power. “Diplomazia culturale e scuola italiana all’estero sono state sempre strettamente collegate, tanto da essere quasi una all’origine dell’altra”.  Dal punto di vista storico il consigliere ha ricordato che “la creazione della prima scuola italiana in uno stato straniero risale all’anno successivo alla proclamazione del Regno d’Italia, nel 1862, con la creazione della scuola italiana ad Alessandria d’Egitto”. Un’istituzione avvenuta tramite regio decreto il quale “stabiliva che l’insegnamento si sarebbe basato sui programmi degli analoghi istituti italiani, ma con le modifiche consigliate dalle esigenze”. Il consigliere, dopo aver ribadito l’importanza degli istituti scolastici per il soft power italiano all’estero, ha sottolineato come le nostre scuole nel mondo abbiano acquisito una nuova centralità, proprio di recente grazie al decreto del Presidente della Repubblica 211/21. In particolare Romano ha poi rilevato come la scuola di Addis Abeba sia una “delle più attive”, data la sua alta partecipazione alle “iniziative che noi proponiamo alla rete di scuole statali e paritarie, in collaborazione con rinomati enti”. Tra le varie attività in corso di svolgimento, il consigliere ha ricordato il pacchetto di iniziative denominate “Alta Formazione”: una serie di incontri, rivolti a studenti ed insegnanti, su un argomento specifico che varia da scuola a scuola. “Per la scuola di Addis Abeba è stato scelto l’argomento “la cooperazione internazionale” – ha precisato il consigliere.  Romano ha poi sottolineato il ruolo della scuola di Addis Abeba per “la realizzazione del progetto “un’avventura per Corto”, di cui i vincitori sono stati proclamati nel corso degli Stati Generali della Diplomazia Culturale che si sono tenuti ad inizio di ottobre a Firenze. Il progetto prevedeva che i ragazzi immaginassero una nuova avventura che avesse per protagonista il celebre personaggio ideato dal fumettista italiano Hugo Pratt, allievo della scuola di Addis Abeba negli anni dell’adolescenza.

L’ambasciatore Raffaele De Lutio ha evidenziato l’importanza del libro realizzato dai due professori, in quanto opera scientifica, utile anche alle istituzioni: “Il libro è bellissimo. Non è un libro di aneddoti, di vissuto della scuola, ma è un libro scientifico sulla scuola italiana di Addis Abeba, scuola di cui viene tracciata l’evoluzione nel corso degli anni con dati, elementi pregnanti, con statistiche di grande utilità. Un libro – ha aggiunto – che sarà anche molto utile anche al Ministero perché se ne traggono spunti di tutti i tipi, sulla scuola italiana in Etiopia e sulla scuola italiana all’estero”. L’ambasciatore ha poi rilevato come l’attenzione alla realtà locale sia un elemento fondamentale che caratterizza le scuole italiane all’estero ed in particolare la scuola italiana ad Addis Abeba. “La scuola italiana in Etiopia” – ha proseguito l’ambasciatore – “ha una grandissima funzione: quella di essere una scuola che ha un impatto vero sulla società etiopica perché è frequentata dalla classe media etiopica”. Segnalata inoltre da De Lutio sia la possibilità data ai ragazzi italiani dalla nostra scuola in Etiopia di conoscere e integrarsi nel Paese d’accoglienza, sia la positiva collaborazione tra la scuola e l’istituto di cultura che ha permesso ai ragazzi, soprattutto degli ultimi anni, di vedere “spettacoli, film, conferenze che altrimenti in Etiopia non si sarebbero visti”. L’ambasciatore ha inoltre parlato della collettività italiana che si trova in Etiopia, una comunità “molto ben integrata nel paese, grazie anche ai matrimoni misti e che si trova a casa in quel territorio”

A seguire è intervenuta Simona Stefanenelli, autrice insieme a Nevio Delle Fabbriche del volume. Tramite l’ausilio di materiale fotografico, l’autrice ha raccontato la genesi della scuola italiana in Etiopia, fondata nel 1957, con ottantadue alunni in cinque classi. “Le richieste – ha ricordato Stefanelli – furono moltissime, esattamente il doppio, ma per motivi di spazio non fu possibile accogliere più alunni. A pochi giorni di distanza si è aperta anche la scuola materna”. Nelle foto l’autrice ha mostrato l’inaugurazione della scuola e la visita dell’imperatore dell’Etiopia Hailé Selassié, accompagnato da personale diplomatico, rappresentanti dell’aristocrazia e numerosi giornalisti. Ad accoglierli l’ambasciatore Alberto Berio e la direttrice dell’istituto Amelia Saggese. L’autrice ha poi letto quanto riportato da alcuni giornali locali, tra cui la Voce di Addis Abeba, in cui si dava spazio alla fine dell’anno scolastico e al successo della scuola italiana in Etiopia. Stefanelli si è poi soffermata sulle motivazioni che hanno portato alla pubblicazione del volume: “Questo libro nasce per tantissimi motivi. In primo luogo nasce dall’esigenza e dal desiderio di noi autori di conoscere la storia della nostra scuola. Quando sono partita per l’Etiopia e quando ero in procinto di partire, ho cercato dei materiali che riguardassero la scuola dove sarei andata a lavorare, ma in realtà non ho trovato nulla. Eravamo curiosi proprio di conoscere le vicissitudini, i momenti, le difficoltà che sicuramente sono state incontrate durante questo percorso. Volevamo lasciare qualcosa di tangibile, di utile a chi sarebbe andato a lavorare all’istituto dopo di noi”.L’autrice ha poi parlato della sua esperienza presso la scuola: “Sentivo di avere un incarico importante. Ero lì a rappresentare l’Italia. Dovevo trasmettere la nostra cultura, la nostra lingua e credo di averlo fatto in quei nove anni”.  Stefanelli ha infine evidenziato come per la realizzazione dell’opera siano state utilizzati materiali provenienti dall’archivio storico dell’ambasciata e della scuola, nonché da riviste e anche da archivi privati.

Il co-autore del volume, Nevio Delle Fabbriche, si è focalizzato sul contenuto del volume , fornendo una panoramica storica dell’evoluzione della scuola italiana e della comunità italiana in Etiopia. “Si tratta – ha spiegato – di un testo piuttosto voluminoso che narra una lunga vicenda e una storia ricchissima di storie personali che si intersecano con quelle della collettività italiana in un periodo di tempo che attraversa tre regimi: il regime imperiale, il regime comunista e poi la repubblica. I soggetti principali della vicenda che narriamo sono: la collettività italiana, le autorità diplomatiche italiane, il governo etiopico e i ragazzi che frequentano la scuola”. L’autore ha poi segnalato come la comunità italiana sia presente in Etiopia dagli anni ’50, “da quando riprendono le relazioni diplomatiche”, con una comunità sulle tremilacinquecento unità “di cui tremila vivono ad Addis Abeba e cinquecento vivono nelle altre città. Persone che erano tutte arrivate durante l’occupazione italiana dell’Etiopia, quindi negli anni ’40. Rimasero nel paese, ma solo cinquecento con un’autorizzazione formale rilasciata dall’imperatore”. Gli altri decisero di restare, e lo poterono fare grazie ad un atteggiamento favorevole da parte del governo etiopico. L’autore, dopo aver ricordato la questione dei figli nati dalle coppie miste che in molti casi venivano abbandonati dai padri italiani e non seguiti dalla madre etiopiche, ha evidenziato come la scuola italiana ad Addis Abeba nasca a seguito della riapertura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, e dopo soprattutto l’accordo sui risarcimenti di guerra del 1956. “L’anno successivo – ha aggiunto Delle Fabbriche – inizierà anche il corso di scuola media. Nell’anno 59-60 si pose il problema dei corsi superiori. Su questo vi fu incertezza perché vi erano posizioni diverse: istituire dei corsi superiori di tipo professionale tecnico oppure di tipo scientifico. Il problema viene risolto aprendo una classe di liceo scientifico e un corso tecnico di geometra”.  Il professore ha poi illustrato l’evoluzione della scuola anche dal punto di vista strutturale. L’istituto scolastico aveva infatti molto successo in termini di iscrizioni, ma per mancanza di fondi e per ragioni burocratiche, la trasformazione degli edifici scolastici cominciò solo alla fine degli anni Sessanta. A metà degli anni Settanta però la scuola italiana in Etiopia attraversò un periodo complesso a causa della caduta del governo imperiale e l’istituzione del regime comunista. In particolare la fuga degli italiani dal paese a seguito del cambio di regime rappresentò un difficile momento per l’istituzione, per la mancanza di personale e di alunni, una difficoltà che però l’Istituto riuscì a superare. “Negli anni Ottanta poi – ha continuato l’autore – per mantenere un certo numero di studenti venne adottata una politica volta proporre rette molto basse. Comincia in questa fase quello che è il cambiamento radicale nella composizione della scuola italiana in Etiopia: a partire dagli anni Ottanta, non si tratta più di una scuola frequentata in prevalenza da italiani, ma il rapporto fra con gli studenti locali si capovolge”. (Alessio Mirtini – Inform)

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