ITALIANI ALL’ESTERO
Hanno un’età media che non supera i 45 anni, sono laureati, guadagnano più di mille euro al mese ed esprimono preoccupazione per l’inquinamento dell’aria e la scarsa qualità del cibo. E’ questo il quadro della nostra comunità in Cina che emerge dall’indagine promossa della Fondazione Migrantes
Perego: “Uno spaccato sconosciuto della nuova emigrazione giovanile italiana che, a causa della crisi e della disoccupazione, rappresenta nuovamente un aspetto importante della vita economica , sociale e culturale del nostro Paese”
ROMA – E’stato presentato a Roma, presso la Società Geografica Italiana, il libro, realizzato da Giovanna Di Vincenzo, Fabio Marcelli e Maria Francesca Staiano, dal titolo “Sulle orme di Marco Polo. Italiani in Cina” (Quaderni Migrantes, edizioni Tau). Nel volume di oltre 130 pagine, in cui sono riportati i risultati della ricerca A.M.I.C.O. (Analisi della Migrazione degli Italiani in Cina Oggi) realizzata per la Fondazione Migrantes nel 2013, il lettore potrà trovare tre distinte sezioni. Una prima parte dedicata alla Cina nel contesto delle migrazioni internazionali, una seconda sezione sulla situazione, sulle opportunità e sulle problematiche degli italiani che vivono nel grande paese asiatico e una terza parte che illustra i risultati del sondaggio on line compiuto dai ricercatori a cui ha risposto un campione di 258 connazionali.
Dalla ricerca, illustrata durante l’incontro da Giovanna Di Vincenzo, emerge come al 2013 gli italiani in Cina iscritti all’Aire erano 6.746, a cui però vanno aggiunti altri connazionali non registrati ufficialmente, per una comunità complessiva che potrebbe aggirarsi intorno alle 10.000 unità. Si tratta perlopiù di persone giovani, di età tra i 25 e i 44 anni. Numerosi anche i minori, pari circa al 28% del totale. Per quanto concerne la provenienza regionale di questa nuova emigrazione, che aumenta in maniera esponenziale di anno in anno, l’indagine segnala come i nostri connazionali in Cina, che solitamente risiedono nelle grandi città costiere dell’area meridionale Hong Kong, Guangdong , Shanghai ma anche nella capitale Pechino, giungano dal nord Italia e soprattutto dalla Lombardia (26%) e dal Veneto (15%). Seguono in questa classifica il Piemonte (11%) e il Lazio (10%). Dalla ricerca viene anche evidenziato come gran parte dei nostri connazionali in Cina siano laureati (83%) e guadagnino più di 1.000 euro al mese (58%). Gli italiani contattati dai ricercatori si dicono inoltre soddisfatti per la loro sicurezza personale, la vivibilità della società cinese, i servizi, le attività culturali e di intrattenimento, ma esprimono forti perplessità per i problemi del paese asiatico riguardanti l’inquinamento, la burocrazia e la qualità del cibo. Segnalato inoltre dai nostri connazionali, che nel 22% dei casi non parlano il cinese, un graduale innalzamento del costo della vita e un percorso sempre più complesso per l’ottenimento del visto di residenza, soprattutto dopo l’entrata in vigore della nuova legge cinese sull’immigrazione. Per quanto riguarda infine le occupazioni svolte dagli italiani in Cina, oltre agli studenti e ai lavoratori dipendenti delle grandi aziende, troviamo insegnati di italiano, architetti o designer, artisti impegnati sul fronte culturale e operatori delle Ong che si occupano dei disabili e delle persone in difficoltà.
La presentazione del libro è stata introdotto dal vice segretario generale della Società Geografica Italiana Simone Bozzato che ha evidenziato come al momento si sappia molto degli immigrati cinesi in Italia e troppo poco dei flussi migratori dei nostri connazionali verso la Cina.Bozzato ha anche ricordato l’antica tradizione di ricerca della Società Geografica che grazie alle preziose opere raccolte, anche sul contesto cinese, può essere definito un “museo – scrigno”. Una realtà, quella della Società Geografica , che, secondo Bozzato, non si limita alla conservazione dei documenti, ma che opera anche su progettazioni specifiche per divenire protagonista di nuove relazioni, come ad esempio quella con la Fondazione Migrantes con cui si possono portare avanti filoni di ricerca comuni. Proposto infine da Bozzato un anno tematico dedicato alla Cina.
“Questo libro – ha affermato il direttore generale della Migrantes Gian Carlo Perego – vuole essere un testo che apre sempre di più lo sguardo verso questo mondo dell’Asia che sta diventando una realtà centrale non solo nell’ecomia ma anche sul piano della storia e della cultura delle migrazioni. Il libro ci aiuta ad entrare in questo gramde mondo che è la Cina per vedere questo tassello significativo rappresentato dalla presenza degli italiani. Una realtà che sul piano numerico forse non dice molto, parliamo di circa 7.000 persone censite, ma che comunque riguarda un gruppo di persone che sta segnalando una nuova strada e storia di emigrazione certamente significativa… La nuova emigrazione italiana nei paesi in rapida crescita ed emergenti, fra cui la Cina, – ha poi precisato Perego – è certamente un fenomeno recente per quanto riguarda le caratteristiche attuali, prevalentemente legato alle esigenze economiche della globalizzazione e della conseguente necessità di una presenza italiana temporanea o stabile nei nuovi mercati”.
Perego, dopo aver ricordato che anche il mondo cinese sarà fra i protagonisti dell’Expo 2015 a Milano, ha sottolineato come al momento vi sia una relazione più ampia, rispetto a quanto considerato dal mondo dell’informazione e dello studio, fra i 300.000 cinesi in Italia con quasi 100.000 bambini nelle scuole del nostro paese, e la piccola e dinamica comunità italiana in Cina. “Noi tante volte – ha continuato Perego – evidenziamo le difficoltà di integrazione nel tessuto sociale del mondo cinese in Italia, ma al tempo stesso non possiamo non segnalare la difficoltà dell’integrazione del mondo italiano in Cina. Anche in Germana ad esempio, dove risiedono 650.000 italiani, la nostra comunità incontra difficoltà nel percorso d’inserimento . L’assenza poi in Cina di poli di riferimento reali o di modalità di aggregazione, che in Cina si aggravano anche per problemi politici e religiosi, stanno creando delle dinamiche di parcellizzazione, ghettizzazione e distacco dei nuclei italiani”. “ L’importanza di questo libro – ha poi concluso Perego – non nasce solo dal fatto che presenta un fenomeno statistico crescente, ma soprattutto perché entra nelle storie, racconta l’emigrazione dalla parte dei protagonisti italiani emigrati in Cina. Gli autori hanno saputo offrire uno spaccato sconosciuto di questa nuova emigrazione giovanile che, a motivo della crisi e della disoccupazione, rappresenta nuovamente un aspetto importante della vita economica , sociale e culturale di oggi. Possiamo quindi parlare di una nuova stagione di emigrazione che non ha più al centro solo l’Europa, ma soprattutto sempre di più il mondo dell’Asia”.
Ha poi preso la parola il ricercatore del Cnr e curatore del volume Fabio Marcelli che ha in primo luogo segnalato come il Cnr abbia sviluppato alcuni progetti di ricerca volti a comparare la promozione dei diritti sociali in Italia e Cina e a valutare l’immigrazione come una risorsa positiva, se però ben gestita. Marcelli, dopo aver ricordato i 100.000 giovani italiani che ogni anno lasciano il nostro paese lasciano per cercare fortuna all’estero, ha sottolineato la necessità di vedere nell’immigrazione italiana in Cina e in quella cinese nel nostro paese un fattore positivo da gestire attraverso politiche di cooperazione. “Gli italiani in Cina – ha affermato Marcelli – si sentono abbandonati a loro stessi, manca un sistema Paese in un’ottica di sviluppo che in quanto tale sappia essere presente all’estero per garantire e promuovere gli interessi dei nostri connazionali”. Dal canto suo Corrado Bonifazi, futuro direttore dell’Istituto di Ricerca sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR e membro del Comitato Scienfico del Rapporto Immigrazione Caritas- Migrantes, ha rilevato come la ricerca contenuta nel volume colga un processo migratorio che è sicuramente destinato a crescere nei prossimi anni a causa dei crescenti risultati economici ottenuti della Cina. Un Paese che nell’ultimo decennio sta riacquistando quella collocazione sul panorama mondiale che ha sempre avuto dal punto di vista economico e culturale. Uno sviluppo economico, quello della Cina, che ha delle conseguenze anche sui flussi migratori. Secondo Bonifazi infatti questo grande Paese dell’Asia, che fino ad oggi ha accolto una immigrazione di livello medio alto proveniente dai paesi occidentali, sta cominciando a ricevere anche lavoratori a più bassa qualificazione. Un cambiamento avvertito dalle autorità cinesi che anche per questo motivo hanno varato una legge sull’immigrazione più restrittiva. Una presenza di immigrati in Cina meno qualificata che, per Bonifazi, riguarda anche la piccola comunità italiana dove negli ultimi sette o otto anni la quota dei laureati è diminuita.
Antonella Ceccagno, docente del Dipartimento di Lingua Letteratura e Cultura dell’Università di Bologna si è invece soffermata sulla trasformazione della Cina da paese di emigrazione in paese di immigrazione. Una trasformazione che avviene alla luce di un modello di modernizzazione diverso da quello europeo che la Cina sta cercando di imporre nella sua area regionale di influenza. “Nella Cina che sta diventando paese di immigrazione – ha spiegato la Ceccagno – i flussi migratori in entrata hanno anche il ruolo di accrescere la globalizzazione del Paese dal di dentro. La ricerca di oggi ci dice che sostanzialmente sono gli italiani ad aver bisogno di emigrare nel in Cina oppure che entrambi hanno bisogno dell’altro. La Cina – ha continuato la Ceccano – nella sua trasformazione da economia rurale a economia urbana basata sui servizi, attrae gli immigrati sul lungo periodo. Gli studiosi pensano inoltre che i migranti interni cinesi, che provengono dalla campagna, non potranno essere una riserva illimitata per lo sviluppo urbano della Cina”. La Ceccagno ha anche evidenziato sia il rischio che in Cina possano emergere posizioni nazionaliste aggressive o xenofobe conto gli immigrati, sono numerosi i laureati cinesi disoccupati che vedono negli stranieri acculturati una minaccia, sia la volontà di questo grande paese asiatico di favorire l’immigrazione da aree geografiche fondamentali per gli interessi globali cinesi, come ad esempio l’Africa.
Ha infine preso la parola il presidente onorario di Associna Marco Wong che ha segnalato come le comunità cinesi in Italia e quelle italiane in Cina presentino problemi di immigrazione illegale. Dopo aver sottolineato il maggiore lassismo delle politiche migratorie cinesi rispetto a quelle italiane, Wong ha evidenziato come la nascita di numerosi figli nella comunità italiana in Cina dimostri la tendenza alla stabilità dell’insediamento. Wong ha poi rilevato la debolezza del sistema Paese italiano che non riesce a far recepire ai cinesi in maniera corretta i simboli dell’italianità, come ad esempio la pizza che spesso viene identificata come prodotto americano. “I tanti italiani che tornano dalla Cina – ha concluso Wong – non riescono a valorizzare la loro esperienza formativa nel mondo del lavoro italiano, questo è uno spreco di risorse. Io credo inoltre che le seconde generazioni di cinesi presenti in Italia rappresentino un ponte naturale fra la Cina e stessa Italia” . (G.M.- Inform)