direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato a Roma il Rapporto Italiani nel Mondo 2022 realizzato dalla Fondazione Migrantes

ITALIANI ALL’ESTERO

 

ROMA – E’ stato presentata a Roma la pubblicazione annuale della Fondazione Migrantes dedicato agli studi sugli italiani nel mondo ossia il RIM (Rapporto Italiani nel Mondo). L’edizione 2022 è rivolta ai temi della mobilità italiana e della rappresentanza. Come si legge nel RIM, dal 2006 al 2022 la mobilità italiana è cresciuta nei numeri: dell’87% in generale; del 94,8% quella femminile; del 75,4% quella dei minori e del 44,6% quella per la sola motivazione ‘espatrio’. Una mobilità giovanile che cresce sempre più perché l’Italia ristagna nelle sue fragilità; ha definitivamente messo da parte la possibilità per un individuo di migliorare il proprio status durante il corso della propria vita accedendo a un lavoro certo, qualificato e abilitante (ascensore sociale); continua a mantenere i giovani confinati per anni in ‘riserve di qualità e competenza’ a cui poter attingere. Al 1 gennaio 2022 i cittadini italiani iscritti all’AIRE sono 5.806.068: il 9,8% degli oltre 58,9 milioni di italiani residenti in Italia. Mentre l’Italia ha perso in un anno lo 0,5% di popolazione residente (-1,1% dal 2020), all’estero è cresciuta negli ultimi 12 mesi del 2,7% che diventa il 5,8% dal 2020. In valore assoluto si tratta di quasi 154 mila nuove iscrizioni all’estero contro gli oltre 274 mila residenti ‘persi’ in Italia.

In occasione della presentazione del RIM il Presidente della Repubblica ha inviato un messaggio di saluto letto i sala dalla moderatrice dell’incontro Monica Marangoni. “Nonostante la pandemia – scrive Mattarella – la tendenza a partire resta alta soprattutto tra i giovani che spesso non fanno ritorno con conseguenze rilevanti sulla composizione sociale dell’Italia. Il saldo tra chi entra e chi esce rimane negativo; chi lascia il nostro Paese spesso lo fa per necessità non trovando in Italia un’occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e di studio. Il nostro Paese, che ha una lunga storia di emigrazione, deve aprire una adeguata riflessione sulle cause di questo fenomeno e sulle possibili opportunità che la Repubblica ha il compito di offrire ai cittadini che intendono rimanere a vivere o desiderano tornare in Italia”.

Francesco Savino (Vicepresidente CEI) nell’intervento introduttivo ha ricordato come un fenomeno migratorio attuale sia anche quello di chi dall’Africa si sta spostando verso il continente europeo. “Ho paura di certe parole  quando ad esempio sento parlare di accoglienza selettiva – ha sottolineato Savino rilevando come sull’accoglienza si giochi “la democrazia matura almeno a livello europeo”. “Se non vogliamo che il Mediterraneo diventi sempre più cimitero liquido – ha continuato Savino dopo aver evidenziato che Papa Francesco cerca di tradurre in scelte concrete il vangelo – dobbiamo salvare, custodire e tutelare i migranti e l’Europa non lasci sola l’Italia”. “Chiediamo per gli immigrati nella nostra nazione quello che chiediamo per i nostri emigrati nel mondo” ha rilevato Savino riferendosi sempre alla parola ‘accoglienza’ che non può essere declinata in forme diverse a seconda delle persone cui essa si rivolge. “Esigiamo processi di umanizzazione senza ideologie e preconcetti.. Se faccio un discorso politico è perché per me la politica è una forma di carità. Recuperate la politica come etica di gestione della collettività”, ha aggiunto Savino riflettendo poi sui dato del RIM e sui giovani. “I giovani non sono il futuro, altra frase banale. Essi sono il presente e da questo Rapporto emerge che i giovani stanno andando via per lavoro o per studio e non tornano più. Dobbiamo creare condizioni di lavoro”, ha sottolineato Savino lanciando l’allarme per un’Italia sempre più svuotata.  “Non ci si può accostare alla mobilità se non si è appassionati al tema. Noi abbiamo la possibilità di toccare con mano le singole persone e le comunità. La necessità della partenza porta via dall’Italia sempre più famiglie, minori e nonni e queste caratteristiche portano i territori a essere spopolati. Sono anni che ripetiamo le stesse cose e non smettiamo di dire che l’Italia è strutturalmente protagonista di questa epoca delle migrazioni”, ha affermato nel suo intervento Delfina Licata (curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo) rilevando che la pandemia ha cambiato un po’ il volto dell’emigrazione italiana, con numeri inferiori rispetto al periodo pre-pandemia, dove a partire sono stati maggiormente i più giovani e quindi meno i più anziani. Licata ha inoltre auspicato la creazione di un tavolo per la riforma dell’AIRE ricordando come molti emigrati non si siano iscritti a questa anagrafe per non perdere l’assistenza sanitaria nazionale soprattutto in un’epoca di pandemia: questo significa naturalmente che i numeri degli italiani all’estero sono più grandi rispetto a quelli ufficiali. Licata ha parlato di una “mobilità malata perché unidirezionale e non circolare” ossia solo in uscita. “Rappresentanza significa toccare con mano diversi ambiti esistenziali e abbiamo pensato di indagare anche sul rinnovo dei Comites: organi di intermediazione tra gli italiani all’estero e le istituzioni”, ha spiegato Licata sottolineando come nello studio su 83 Comites sia emerso il parallelismo fra la storia e la realtà odierna della mobilità italiana. Licata ha anche rilevato come l’analisi dei Comites abbia posto in evidenza sia le nuove mete di destinazione degli italiani all’estero, ad esempio dove sono sorti nuovi Comitati, sia la presenza in questi organi di rappresentanza, nonostante siano stati votati solo dal 2,8% dei nostri connazionali, dell’intera varietà delle comunità all’estero. La ricercatrice ha infine sottolineato l’esigenza dare risalto alle esigenze delle nostre comunità all’estero per dare nuovo slancio alla partecipazione e superare il senso unidirezionale dell’emigrazione.

“Questo Rapporto è utile come strumento di lavoro e lo usano anche le nostre sedi all’estero”, ha esordito Luigi Maria Vignali (Direttore Generale del Maeci per gli italiani all’estero). “Il nostro corpo elettorale all’estero continua ad aumentare in maniera costante– ha evidenziato Vignali affrontando il tema della rappresentanza – ma le procedure per il voto all’estero restano quelle stabilite nella cosiddetta Legge Tremaglia. Una conquista importante per gli italiani all’estero che va preservata e tutelata ma tenendo presente questo elemento importante e complesso da gestire dell’aumento degli elettori all’estero. Fermo restando che qualsiasi riforma del voto all’estero dovrà essere di iniziativa parlamentare e siamo disponibili a dare una mano con le nostre riflessioni. Però vedo due direzioni verso cui muoversi: mettere in sicurezza il voto all’estero, magari lasciando l’impianto normativo attuale  con strumenti, dotazioni e finanziamenti adeguati; oppure si potrebbe per esempio lasciare scegliere all’elettore la modalità per votare: per corrispondenza , tramite voto elettronico appena saremo tecnicamente pronti, o in alcune aree direttamente nei seggi”. Vignali si è poi soffermato sul Consiglio Generale degli Italiani all’Estero recentemente rinnovato. “Non tutte le aree geografiche sono rappresentate nel Cgie: mancano ad esempio continenti importanti come l’Africa, dove abbiamo importanti collettività italiane,  e l’Asia. Un eventuale elemneto da tener presente in un eventuale progetto di riforma del Cgie”, ha rilevato il Direttore Generale  sottolineando al contempo il ruolo dei Comites sparsi nel mondo che tramite lavoro volontario danno voce agli italiani all’estero  incorporando anche gli oriundi. Vignali ha poi rilevato come i membri dei Comites rappresentino adeguatamente le diverse dimensioni, di antica e nuova emigrazione, delle comunità italiane all’estero. “Il Maeci – ha aggiunto Vignali – sostiene finanziariamente i Comites perché realizzino progetti volti a raccontare la storia della nostra emigrazione, attraverso nuovi strumenti come ad esempio i fumetti,  o a favorire l’integrazione dei nuovi arrivati. Una prospettiva che potrebbe anche innescare un circolo virtuoso di autofinanziamento del Comites… Abbiamo aperto recentemente dei Comites  – ha proseguito Vignali –  in luoghi dove non ci si aspetterebbe la presenza di connazionali, come Bangkok, Tokyo, Singapore e Istanbul. Però i Comitati  degli Italiani all’Estero avranno bisogno di un aggiornamento e dovremo lavorare per far in modo che essi siano sempre più rappresentativi dei territori e delle collettività e sempre più inclusi e sia sempre più fluido il loro funzionamento”. “Comites ci aiuteranno inoltre a portare avanti – ha rilevato il Direttore Generale – il progetto sul Turismo delle Radici di cui saranno protagonisti. Un’iniziativa volta a far riscoprire le proprie origini ai connazionali all’estero in modo sostenibile: un turismo che faccia scoprire cultura, artigianato e gastronomia dei territori. Il 2023 vedrà nascere le prime iniziative e contiamo che il 2024 possa essere l’anno del turismo delle radici”,

Tony Ricciardi (deputato Pd eletto nella ripartizione Europa) ha richiamato l’attenzione sul “dover sdoganare in palamento la questione degli italiani all’estero dal ghetto, o siamo percepiti davvero come ventunesima regione o non ha senso nulla. Le questioni vanno affrontate nelle commissioni preposte e non nelle commissioni ad hoc”. Ricciardi ha anche parlato della necessità di misure che possano avere concrete ricadute sui territori, soprattutto dal punto di vista dell’organizzazione lavorativa da remoto. Il Deputato ha infine sottolineato l’esigenza di risorse adeguate per la riforma del voto all’estero e dei Comites.

Andrea Di Giuseppe (deputato Fratelli d’Italia, eletto ripartizione Nord e Centro America) ha sottolineato l’esigenza di semplificare i passaggi burocratici per le elezioni dei Comites . “Cerchiamo di rendere sempre più rilevanti gli italiani all’estero che possono essere estremamente rilevanti per la promozione all’estero del Sistema Paese se venissero coinvolti di più. Bisogna chiedersi perché gli italiani all’estero non si iscrivano all’AIRE e bisogna far si’ che si iscrivano”, ha  Di Giuseppe. Christian Di Sanzo (deputato Pd eletto nella ripartizione Nord e Centro America) ha spiegato che “i Comites sono una bellissima idea da rivitalizzare. Dobbiamo sederci intorno ad un tavolo per capire  per capire come proiettarli nel futuro ”. Per Di Sanzo bisogna fare in modo che i Comites evolvano in favore delle comunità.

Fabio Porta (deputato Pd eletto nella ripartizione America Meridionale) ha ricordato che bisogna inserire nell’insegnamento della scuola italiana il tema della mobilità che dovrebbe essere insegnata con la storia e la geografia. “Tra il 2006, con la prima elezione, e il 2022 abbiamo raddoppiato il numero degli elettori all’estero. La riforma del voto estero non è più rinviabile: con la riduzione dei parlamentari c’è un problema di distribuzione sui territori degli eletti”, ha evidenziato Porta parlando anche della necessità di mettere in sicurezza il voto all’estero che si collega con la credibilità delle politiche per gli italiani all’estero.

Paolo Masini (Presidente Comitato di indirizzo Museo dell’Emigrazione Italiana) ha parlato del museo come della “più grande operazione di memoria popolare del nostro Paese”. Il museo è stato definito anche “la casa dell’emigrazione italiana”, ha aggiunto Masini soffermandosi su quanto i racconti storici che ci vengono dall’emigrazione italiana ricordino la cruda attualità di altre migrazioni. “Il museo non è una cattedrale intoccabile ma un qualcosa di condiviso”, ha evidenziato Masini parlando di attività periodiche su diverse tematiche e di inclusione delle scuole in questo progetto divulgativo.

Claudio Visconti (Responsabile Foyer Catholique Européen – Bruxelles) ha illustrato alcuni numeri relativi ai connazionali che vivono in Belgio. Si tratta di 300mila iscritti AIRE, dei quali 30mila residenti nella sola Bruxelles. Molti sono impiegati nelle istituzioni europee o in multinazionali; non mancano ovviamente i giovani stagisti all’interno degli organismi dell’UE.

Pierpaolo Felicolo (Direttore generale Fondazione Migrantes) ha parlato del RIM come di “un libro dalle parole forti cui devono seguire fatti concreti, un volume che contiene non riflessioni teoriche ma dati certi”, ha spiegato Felicolo sottolineando come una migrazione ideale è fatta di andata e ritorno mentre oggi soprattutto i giovani vanno via dall’Italia senza farne ritorno.  Felicolo ha poi sottolineato l’importanza sia della cultura e dello studio, che aiutano a capire e superare i problemi, sia della conoscenza delle storie che danno un volto alle persone. Per Felicolo, che ritiene utopico un blocco della mobilità migratoria, il futuro può essere solo con i migranti. “Partecipazione e rappresentanza sono i pilastri della democrazia e la democrazia è un processo non scontato che si costruisce ogni giorno”, ha aggiunto Felicolo. (Inform)

 

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