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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato a Roma il Rapporto Italia 2014

EURISPES

Fara: “Prestare ascolto all’Italia che funziona. L’Italia sta vivendo una crisi profonda e drammatica. Ma questo non è un Paese senza futuro”

ROMA “Un fantasma si aggira per il nostro Paese. La sub-cultura del declino e della decadenza, figlia del nichilismo, sembra ormai pervadere le Istituzioni e le coscienze dei nostri concittadini” . Inizia con queste parole la riflessione del Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara in occasione della presentazione del Rapporto Italia 2014 svoltasi presso la Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Il rapporto è stato costruito, come di consueto, attorno a 6 dicotomie, illustrate attraverso altrettanti saggi accompagnati da 60 schede fenomenologiche. “Siamo di fronte prosegue Fara – al rifiuto sdegnoso per ogni autorità, ad un cinismo spinto al limite della sfrontatezza, allo scetticismo più radicale sulla possibilità di riformare e di modernizzare il sistema politico-istituzionale e quello produttivo, alla incapacità di immaginare il nostro stesso futuro. Così come per Bazarov, personaggio descritto da Ivan Turgenev in Padri e figli, capolavoro della letteratura russa dell’Ottocento, negli ultimi anni si è andata affermando l’idea che niente meriti di essere conservato e che tutto ciò che esiste è degno di perire. L’Italia sta vivendo una crisi profonda e drammatica. Ma questo non è un Paese senza futuro.  L’evoluzione auspicabile in questa fase storica – continua Fara – sarebbe quella di distinguere, come proponeva Nietzsche, il “nichilismo passivo” come fattore di decadenza, dal “nichilismo attivo” come principio di vitalità e di capacità di reazione alla decadenza stessa. Allora, piuttosto che alle sirene del declino dovremmo prestare attenzione ai messaggi e ai protagonisti dell’Italia che funziona e che in questi anni di crisi hanno tenuto in piedi il Paese. L’Italia deve cercare di valorizzare gli asset dei quali dispone che sono unici e irripetibili. Cultura, manifattura, turismo e agricoltura sono i pilastri della nostra economia e, insieme, i fattori determinanti per una ricostruzione del ruolo dell’Italia nel mondo. Ma ciò propone l’urgenza di elaborare un progetto, indicare una prospettiva di cambiamento percorribile e ragionevole”.

“Con il nostro Rapporto — prosegue il presidente dell’Eurispes — in questi anni non ci siamo mai allontanati dalla ricerca della verità descrivendo, quando necessario, anche ciò che ci sarebbe piaciuto tacere. Con lo stesso spirito, oggi, cerchiamo di interpretare la situazione italiana, evitando il facile richiamo del coro che canta la storia di un Paese ormai esangue e destinato ad una prossima e definitiva irrilevanza. Conosciamo ormai a memoria i nostri mali che vengono da lontano, spesso sottovalutati, ai quali non è riuscita a trovare cura e rimedio la nostra classe dirigente generale, l’intera élite che ha tenuto in mano le redini della diligenza italiana. La stessa élite che non si è neppure accorta di quanto, anche all’interno della crisi, di positivo e di creativo andava maturando in diversi settori dell’economia, della società civile, della cultura e addirittura della politica. Stiamo dando un’ottima prova nei settori tradizionali del Made in Italy e del lusso: tessile-abbigliamento, calzature, arredamento e nautica. Siamo riusciti a creare nuove specializzazioni, come nella meccanica; nei prodotti a forte innovazione, nelle tecnologie per l’edilizia e nella chimica farmaceutica. Nel 1999 – ricorda poi Fara _ eravamo al quinto posto nella Ue a 27 per saldo commerciale normalizzato nei manufatti. Oggi siamo al terzo posto. E proprio mentre la recessione e l’austerità impostaci dall’Europa facevano crollare la nostra domanda interna, e con essa Pil e occupazione, le imprese italiane hanno conseguito eccellenti risultati sui mercati internazionali.

Negli ultimi cinque anni il fatturato estero dell’industria italiana ha superato quello tedesco e francese. Negli ultimi due anni siamo stati tra i soli cinque paesi al mondo (con Cina, Germania, Giappone, Corea del Sud) a conseguire un saldo commerciale con l’estero superiore ai 100 miliardi di dollari. Il nostro comparto agricolo ha prodotto risultati fortemente positivi sia in termini di fatturato sia di occupazione. E quanto alto sia l’interesse per le nostre produzioni agroalimentari, è dimostrato dal fatto che l’Italian sounding, ovvero la falsificazione internazionale dei nostri prodotti, ha raggiunto la cifra di 60 miliardi di euro l’anno. L’Italia resta una tra le mète preferite del turismo internazionale. Per numero di pernottamenti di turisti stranieri, è seconda in Europa soltanto alla Spagna: con 54 milioni di notti è il primo Paese europeo per numero di presenze extra-Ue. E tutto questo — conclude Fara — nonostante gli ostacoli, i ritardi, i mille impedimenti che lo Stato pone a chi decide di avviare una qualsiasi attività imprenditoriale, attraverso una pressione fiscale insopportabile, una burocrazia pervasiva e ossessionata dal regime del controllo e della concessione in luogo del diritto”. (Inform)

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