IMMIGRAZIONE
Dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Nel 2013 sono aumentati di 22 mila unità gli occupati stranieri in Italia. Cresce il numero degli giovani stranieri inattivi, circa 400mila, che non studiano, né lavorano.
Sottosegretario Biondelli “Le istituzioni devono promuovere per gli stranieri programmi di riqualificazione professionale e di reinserimento al lavoro”
ROMA – E’ stato presentato oggi a Roma, pressola Sala“Donat Cattin” del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il IV Rapporto Annuale “Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia”. Il Rapporto, curato dalla direzione generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fornisce un ampio aggiornamento sulle presenze degli immigrati nel mercato del lavoro italiano, avvalendosi di numerose fonti statistiche e della collaborazione della direzione generale per le politiche dei servizi per il lavoro, dell’Inps , dell’Inail , di Unioncamere con il coordinamento di Italia Lavoro S.p.A.
Dal Rapporto, illustrato dal direttore generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del ministero del Lavoro Natale Forlani è emerso come a tutt’oggi si registri in Italia una certa stagnazione occupazionale degli immigrati extracomunitari, un valore controtendenza soprattutto se paragonato ai positivi risultati degli scorsi anni. In ogni caso secondo i dati forniti i lavoratori stranieri occupati nel 2013 sono stati 2.355.923. Con un aumento di circa 22 mila unità rispetto all’anno precedente (+14.378 UE e +7.497 Extra UE) a fronte di una forte riduzione dell’occupazione italiana di 500 mila unità. Il tasso di occupazione della componente straniera rimane comunque più alto rispetto a quello della popolazione italiana (58,1% contro 55,3%).
Dall’indagine vengono inoltre evidenziate sia le difficoltà a trovare lavoro degli stranieri extracomunitari di sesso maschile, impegnati nei settori edili, manifatturiero e dei servizi, sia la costante crescita delle persone inattive straniere che non cercano lavoro. Sono infatti circa 400 mila i giovani stranieri, per lo più figli di immigrati, che non studiano, né sono occupati. Un fenomeno, quest’ultimo, che prima riguardava solo gli italiani e che ora si sta estendendo anche agli stranieri. Fra le comunità più colpite dalla disoccupazione quelle marocchine, tunisine, albanesi pakistane e indiane. Meno colpite danneggiate dalla mancanza di lavoro le donne straniere che riescono a muoversi con maggiore agilità nel mercato, soprattutto nel settore del lavoro domestico.
“Nei prossimi anni – ha affermato Forlani – ci sarà un’abbondanza di manodopera straniera dequalificata in cerca di lavoro, persone in difficoltà, monoreddito e con famiglie a carico. Il problema per gli immigrati sarà dunque quello della scarsa partecipazione alle politiche attive di servizio, ad esempio per la formazione e la qualificazione professionale. L’attuale meccanismo di reclutamento degli stranieri è infatti il passa parola, l’ intermediazione naturale. Ma questo meccanismo funziona solo se il mercato tira positivamente, altrimenti vi è bisogno di una politica attiva a cui devono partecipare gli immigrati”. Dal canto suo il direttore generale per le Politiche dei Servizi per il Lavoro Grazia Strano ha sottolineato la necessità che i servizi per l’impiego prendano in considerazione questa nuova componente della forza lavoro rappresentata dai giovani stranieri. “La linea del Rapporto – ha spiegatola Strano- è quella di continuare nella raccolta dei dati per poter avere a disposizione sempre più informazioni integrate per la previsione e l’organizzazione delle politiche sul territorio”.
Ha poi preso la parola il sottosegretario al Lavoro Franca Biondelli che ha evidenziato come dai dati del Rapporto emergano alcune criticità da non sottovalutare. “ C’è un’occupazione che tiene – ha esordito il sottosegretario – ma perde sicuramente in qualità. Abbiamo lavori meno stabili e meno retribuiti, mentre i carichi famigliari per alcune etnie sono più pesanti e vi sono comunque evoluzioni negative che espongono le famiglie monoreddito alla povertà. Abbiamo inoltre aree di lavoro sommerso che ci preoccupano… Diventa quindi prioritario – ha continuatola Biondelli- investire nelle politiche attive che non possono più essere di tipo assistenzialistiche. Le istituzioni devono promuovere per gli stranieri programmi di riqualificazione professionale e di reinserimento al lavoro, ovvero politiche attive di formazione. Il governo sta cercando di fare questo anche per i giovani stranieri residenti nel nostro paese. Abbiamo inoltre avviato – ha infine reso noto il sottosegretario – un dialogo con le istituzioni dei paesi di origine degli stranieri presenti in Italia, al fine di sviluppare interventi mirati per ogni singola comunità che favoriscano il processo di immigrazione circolare qualificata”. (Inform)