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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato a Roma il Bilancio Sociale Inas Cisl 2017: “Welfare: Un futuro fondato su previdenza e assistenza?”

PATRONATI

 

Nell’ultimo anno siano state assistite 1.466.272 persone e aperte oltre 2.300.000 pratiche in Italia e all’estero. Nel mondo l’Inas è presente in 22 paesi di 4 continenti, con 176 dipendenti e collaboratori per un totale di 93 uffici

 

ROMA – “La nostra forza è nella presenza diffusa sul territorio e nel rapporto forte e costruttivo con i lavoratori, pensionati e cittadini che ci ha permesso di continuare a fare azione sociale e ad essere riconosciuti dalle persone”. Parole pronunciate da Domenico Pesenti, Presidente dell’Inas Cisl, uno dei più importanti patronati d’Italia, che nel presentare il proprio bilancio sociale ha organizzato a Roma presso l’Auditorium di Via Rieti una tavola rotonda dal titolo “Welfare: Un futuro fondato su previdenza e assistenza?”.

L’obiettivo di questo incontro è stato quello di suscitare una riflessione con tutte le parti (istituzioni, enti, fondi previdenziali, politica e sindacato) sulla costruzione di un nuovo welfare per il Paese. Il tema ha richiamato i rappresentanti provinciali e delegati giunti da tutte le Regioni d’Italia, nonché le delegazioni estere e i rappresentanti della politica.

Hanno partecipato al dibattito, Anna Giacobbe, deputata del Partito democratico, membro della Commissione XI – Lavoro Pubblico e Privato;  Maurizio Petruccioli, Segretario Confederale della Cisl; Giuseppe Lucibello, Direttore Generale Inail, e Giovanni Maggi, Presidente Assofondipensione. A fare da moderatore è stato chiamato Franco Adriano caposervizio della testata Italia Oggi. Le conclusioni sono state affidate a Annamaria Furlan, Segretaria Generale Cisl.

Prima della tavola rotonda è intervenuto  Antonio Graniero Vice Presidente Inas Cisl. “Ho il compito di presentare questa importante giornata, e questo è per me – ha esordito Graniero rivolgendosi alla platea – è un motivo di orgoglio, perché persone che come voi sono impegnate nella tutela delle persone deboli”. “A tutti gli amici che sono qui presenti voglio dire alcune cose, a partire dalla delegazione estera che è qui con noi anche per dibattere le problematiche che gli italiani hanno nel mondo e che assolvono un’importante compito”. “Noi – ha continuato il vice presidente – non possiamo stare fermi, e quindi abbiamo un compito, quello di modificarci, sapendo che è una sfida complicata, difficile ma che dobbiamo intraprendere, non possiamo aspettare che qualcuno ci risolva il problema”. Per Graniero, tutti si devono sentire coinvolti all’interno della struttura, dai responsabili regionali, alla presidenza, alla struttura nazionale. Secondo il vice presidente ci vuole “un raccordo forte, che non sia burocratico o piramidale, ma un raccordo per lavorare tutti in squadra.. Non si vince se chi sta sopra  comanda e gli altri sotto  eseguono”.  Per Graniero inoltre i dati riportati nel 13mo bilancio sociale non sono solo numeri  “ma è anche una questione di valore”.

Alla realizzazione del ‘Bilancio sociale’ ha lavorato come sempre la Fondazione Pastore, che anche quest’anno ha curato la redazione. I dati del bilancio sono stati illustrati, attraverso slide e grafici, dal professor Martinelli, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Dal canto suo il Presidente Inas Cisl Domenico Pesenti che ha sottolineto come  “l’Inas si confermi una grande forza sociale diffusa sul territorio, in tutta Italia e nel mondo”. Pesenti ha poi ricordato come in Italia l’Inas abbia 1.449 operatori,  oltre 3.300 volontari, 525 consulenti medici e legali, 704 uffici e 879 recapiti. Nel resto del mondo l’Inas è presente in 22 paesi di 4 continenti, con 176 dipendenti e collaboratori per un totale di 93 uffici.

Pesenti ha poi rilevato come nell’ultimo anno siano state assistite 1.466.272 persone e aperte oltre 2.300.000 pratiche in Italia e all’estero, di queste 1.500.000 sono state definite finanziabili dal Fondo Patronati, mentre per il resto l’Inas non riceve rimborso. “Noi calcoliamo – ha aggiunto – di aver creato un valore sociale di 110 milioni di euro”. Il bilancio 2016 si chiude con un passivo di 4 milioni di Euro, però nonostante il dato negativo per Pesenti, “l’andamento dell’Istituto registra un netto miglioramento rispetto al disavanzo contabilizzato nel 2015. Un miglioramento che si deve sia alla tenuta della produzione che alla riduzione dei costi di gestione”.

Le attuali difficoltà per Pesenti sono riconducibili ai forti tagli che hanno interessato i patronati. Infatti tra il 2014 e il 2015, il Fondo patronati ha subìto una riduzione di circa 50 milioni di euro, pari all’11,5% del suo valore. Per l’Inas, dal 2015, tale riduzione ha comportato minori risorse economiche per circa 8,4 milioni di euro all’anno. Per il presidente questi tagli non giustificati rischiano di indebolire il ruolo delle forze sociali.

Il presidente si è poi soffermato sulle sedi all’estero del Patronato. “Il rapporto tra i nostri operatori e gli italiani all’estero – ha spiegato – è emozionante. Anche per loro è imperativo l’equilibrio nei conti. Ma permettetemi di dire che la loro azione tra gli italiani all’estero vale molto di più di un semplice valore economico. In questi giorni il Ministero degli Esteri si è reso disponibile ad una maggiore collaborazione con noi per essere sempre più vicini ai nostri connazionali. L’intero impianto del nostro bilancio sociale è orientato a mettere in evidenza il valore dei numeri che vogliamo comunicare: le cifre non sono semplici cifre, ma impegno, senso di appartenenza alla Cisl e totale aderenza ai suoi principi di solidarietà ed equità sociale, disponibilità ad ascoltare e a considerare le persone come tali e non come semplici pratiche da sbrigare”. “Sono questi – ha sottolineato Pesenti – gli unici dati che ci interessano e che ci guideranno nell’affrontare cambiamenti cruciali, necessari per continuare a garantire risposte ai bisogni emergenti, nonostante le difficoltà economiche e operative che abbiamo di fronte”.

“Siamo certi – ha concluso – che avere il coraggio di cambiare, per continuare a fare il bene comune, sia la scelta giusta, una scelta in favore dei diritti dei cittadini, della coesione sociale e di tutto il Paese. Scelta che porteremo avanti insieme alla Cisl”.

Il moderatore della tavola rotonda Franco Adriano ha detto: “l’Europa si esprimerà sui nostri conti pubblici, su una possibile correzione, e ci ritroviamo all’avvio di una campagna elettorale che vede ai blocchi di partenza tre soggetti inconciliabili: chi propone una flat tax, sostanzialmente un ritorno all’intervento alle liberalità dei ricchi rispetto ai poveri, chi propone reddito di cittadinanza come rimedio a tutti i mali, e un terzo blocco che deve chiarire quale strategia adottare su questi argomenti”. Aprendo il dibattito il moderatore ha posto alla deputata Anna Giacobbe, che è stata relatrice del disegno di legge delega sul contrasto alla povertà, la seguente domanda “secondo lei rispetto al peso da attribuire alla previdenza e all’assistenza, qual è l’orientamento predominante in questo momento e soprattutto quale scenario potrebbe disegnarsi nel nostro paese un domani che sarà prestissimo?”. “L’esperienza che ho fatto come relatrice – ha detto l’onorevole – mi ha fatto capire quanto quel provvedimento, e poi la sua attuazione, possano essere davvero una novità significativa per il nostro stato e per la società italiana, anche perché quel provvedimento è stato seguito con una  sinergia molto forte tra Governo e Parlamento, un’alleanza contro la povertà”. “Con questa esperienza ho scoperto – ha continuato l’onorevole-  che lavorando con le organizzazioni sociali di rappresentanza si ottengono i risultati. Il mondo dei Patronati ha una funzione di grande peso perché incontra le persone, e solo incontrandole è possibile costruire le soluzioni per le persone. Credo che questo sia il nostro scopo”.

Dal canto suo il Direttore Generale dell’Inail Giuseppe Lucibello ha spiegato come l’Inail non sia più un istituto assicuratore puro, ma operi sul fronte della garanzia, della tutela del lavoratore e del disabile, anche con il contributo di Governo e del Parlamento, aggiungendo ogni anno un tassello al mosaico delle prestazioni.

Dal moderatore è stato chiesto a Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, il  possibile ruolo della previdenza complementare in questo piano di revisione del Welfare che oggi si prova ad immaginare. Maggi ha ricordato che Assofondipensione nasce nel 2003 per iniziativa di Confindustria, CGIL, CISL e UIL con l’obiettivo di rappresentare gli interessi dei fondi pensione negoziali istituiti successivamente al 28 aprile 1993. Nel tempo l’interesse per l’attività e le finalità dell’associazione è cresciuto notevolmente, nel 2017 sono diventati 33 fondi pensioni negoziali, alcuni di grandi dimensioni altri un po’ più piccoli.  Con 2miloni 770mila soci. “Il tema della previdenza complementare dal mio punto di vista – ha ricordato Maggi –  è un tema focale e bisogna entrare nell’ottica che questo tema acquisterà importanza, perché il primo pilastro, nello specifico l‘Inps, ha grosse difficoltà. Noi abbiamo scelto per l’Italia un sistema previdenziale pensionistico a ripartizione. Questo vuol dire che chi lavora adesso, quindi i più giovani pagando i contributi, favoriscono le pensioni dei genitori e dei nonni. E questo è un aspetto preoccupante, in più con il passaggio da retributivo a contributivo, le nuove generazioni andranno ad ottenere una pensione molto più bassa di quello che possono pensare di avere. Quindi diventa sempre più importante pensare ad una pensione complementare per poter garantire ai lavoratori seri e onesti, che hanno lavorato tutta una vita, una pensione almeno decente”.

Ha poi preso la parola Maurizio Petruccioli che ha sottolineato come Cisl si schieri con il lavoro. “Con un buon lavoro – ha aggiunto – e con una buona educazione-istruzione i problemi si riducono molto. Ma il problema è che in questo Paese abbiamo la necessità di aumentare il lavoro e migliorare l’istruzione- educazione”, adeguando la formazione ad un contesto che è molto cambiato. Dopo aver ricordato l’importante lavoro di prossimità e di intermediazione svolto dai patronati, Petruccioli ha sottolineato la complessità e la sovrapposizione della normativa previdenziale che rende sempre più difficoltosa per milioni di persone la lettura dei percorsi pensionistici.

La segretaria generale Cisl. Annamaria Furlan alla quale è stato affidato il compito di concludere il dibattito, ha rilevato come i patronati sindacali siano stati chiamati a svolgere quotidianamente una mole di lavoro maggiore, che non viene riconosciuto,  perché è diminuito il lavoro front-office del servizio dell’Inps . “Un lavoro in più – ha spiegato – che abbiamo dovuto svolgere, non perché si era obbligati ma perché alle persone non possiamo dire guardi si rivolga altrove, perché siamo consapevoli che l’altrove non c’è. Allora io credo che sulla natura del patronato, sulla qualità del servizio che svolge, sul lavoro che porta avanti, sulla trasparenza con cui lo svolge, bisogna fare delle riflessioni che diventino una piattaforma di confronto con il Governo, con il Ministero, con l’Inps e con la politica. Per questo chiediamo una grande riforma della governance degli enti a partire da quello della previdenza”.  (Nicoletta Di Benedetto – Inform)

 

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