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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Al ministro dell’Economia, Giovanni Tria un’interrogazione sulle agevolazioni fiscali previste per docenti e ricercatori rientrati a lavorare in Italia

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

Presentata da Laura Garavini (Pd – Europa), da Francesco Giacobbe ( Pd – Africa, Asia, Oceania e Antartide) e da altri senatori la richiesta di chiarimento sui rimborsi disposti dall’Agenzia delle Entrate in seguito ad un’interpretazione della norma

 

ROMA – I senatori del Pd Laura Garavini (eletta nella ripartizione Europa) e Francesco Giacobbe (ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) sono tra i firmatari di un’interrogazione rivolta al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, e avente per oggetto le agevolazioni fiscali introdotte dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010 destinate in particolare a docenti e ricercatori rientrati a lavorare in Italia.

La norma ha disposto che “ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno 2 anni continuativi e che vengano a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato” ed ha “effettivamente attratto migliaia di lavoratori, i quali sono rientrati in Italia anche in ragione del consistente sconto fiscale, che spesso li ha convinti a lasciare attività e lavori gratificanti all’estero – segnalano gli interroganti.

Si rileva però come sia di questi giorni la notizia che l’Agenzia delle Entrate richieda a molti di questi ricercatori e docenti rientrati in Italia “di rimborsare tali agevolazioni, perché, sebbene abbiano risieduto e lavorato all’estero, non hanno provveduto ad iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire)”. Tale richiesta, il cui importo arriva “in taluni casi, a svariate decine di migliaia di euro con conseguenze immaginabili per i diretti interessati – segnalano gli interroganti, è dovuta ad una interpretazione della norma contenuta in una risoluzione – la n.146 – e in una circolare – la n.17 – del 2017 emesse dall’Agenzia delle Entrate la quale determina che “ai ricercatori e ai docenti che hanno lavorato all’estero, ma non si sono iscritti all’Aire, venga quindi retroattivamente negato il diritto alle agevolazioni fiscali per il rientro in Italia, perché non avrebbero soddisfatto il requisito del trasferimento della residenza fiscale in Italia”.

Al Ministro dell’Economia si chiede pertanto di sapere quale siano le sue valutazioni in merito e se non ritenga tale “interpretazione tardiva” “non rispondente alle reali volontà del legislatore dell’epoca e delle istanze della comunità scientifica, che ha intrapreso il percorso di rientro in Italia, rinunciando a importanti posizioni lavorative all’estero”. Si domanda inoltre se non si possa “considerare sufficiente al fine del requisito della non occasionalità della residenza all’estero la documentazione a disposizione dei docenti e ricercatori i quali, tra l’altro, hanno anche pagato le tasse nei Paesi di lavoro” e si auspica una soluzione positiva di questa vicenda, “a favore di soggetti che con il loro rientro in Italia hanno contribuito al raggiungimento degli obiettivi generali della politica scientifica italiana volta, anche attraverso queste agevolazioni fiscali, ad attrarre un capitale umano di eccellenza per incrementare la competitività del Paese”. (Inform)

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