FARNESINA
Dal 21 al 27 novembre si terranno in 105 Paesi oltre 1300 eventi fra concorsi, conferenze, degustazioni, cene a tema, mostre legate alla cucina e seminari tecnico-scientifici
Gentiloni (Maeci) “Una grande operazione diplomatica, politica e culturale. La nostra cultura gastronomica con la qualità dei suoi prodotti rappresenta un elemento forte e straordinario del nostro paese”
Martina (Mipaaf): “Dobbiamo ancorare sempre di più tutti questi sforzi di racconto della buona cucina italiana nel mondo alla grande tematica delle nostre tipicità e delle nostre produzioni che nei territori rappresentano il fondamentale riferimento dell’agroalimentare italiano”
ROMA – Dal 21 al 27 novembre si terrà in 105 Paesi la prima Settimana della cucina italiana nel mondo. L’iniziativa, volta a valorizzare la tradizione culinaria italiana all’estero come uno dei segni distintivi del Marchio Italia, si propone di dare continuità alle tematiche sviluppate con successo da Expo Milano 2015 e di evidenziare il ruolo della rete estera della Farnesina nell’attività di promozione del Sistema Italia. La Settimana prevede oltre 1300 eventi, tra concorsi, conferenze, degustazioni, cene a tema, mostre legate alla cucina e seminari tecnico-scientifici. Tra gli eventi più significativi, che si svolgeranno dagli Usa al Giappone passando per Canada, Brasile, Russia, Cina ed Emirati Arabi Uniti, segnaliamo l’iniziativa di apertura che si terrà il 15 novembre a Washington con lo chef Bottura, presso la Residenza dell’Ambasciatore e alla presenza del presidente della Conferenza delle Regioni e delle Provincie Autonome Stefano Bonaccini. Il progetto si inserisce nelle attività previste dal Protocollo d’Intesa per la valorizzazione all’estero della cucina italiana di qualità, sottoscritto tra il Maeci, Mipaaf e Miur il 15 marzo 2016. Il coordinamento della Settimana della cucina è garantito dal gruppo di lavoro istituito dal Protocollo e presieduto dalla Farnesina.
La Settimana della cucina italiana nel mondo è stata presentata oggi a Roma presso Villa Madama. I lavori sono stati introdotti dal moderatore dell’incontro e giornalista Rai Duilio Giammaria che ha ricordato come questa iniziativa coinvolga in un grande giro del mondo la struttura diplomatica, il sistema imprenditoriale e le associazioni, insomma il sistema Italia al massimo livello.
“Si tratta – ha spiegato il ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni aprendo la presentazione – di una grande operazione diplomatica, politica e culturale. Noi sappiamo che dietro al marchio del gusto italiano c’è un mondo straordinario. Un mondo che ha un’ importanza economica, abbiamo 37 miliardi di export in questo campo e il nostro obiettivo è di arrivare a 50 miliardi entro il 2020. E’ uno dei settori dell’export cha vanno meglio. Vi è anche un valore culturale perché tutto il mondo associa l’idea di bellezza italiana, di cultura, di tradizione e di storia all’idea della nostra cucina. E’ difficile non vedere questo collegamento in tanti parti del mondo”. Il ministro , dopo aver ricordato la straordinaria rete dei ristoranti italiani nel mondo, ha segnalato come nel mese di marzo si terrà la giornata internazionale del design italiano. “La nostra rete diplomatica – ha proseguito Gentiloni – si mobilita per sostenere i punti forti dell’Italia e certamente la cultura gastronomica con la qualità dei nostri prodotti rappresenta un elemento forte e straordinario del nostro paese. …. Alcune delle 350 cene che fanno parte degli eventi della Settimana della Cucina, – ha infine aggiunto Gentiloni dopo aver ricordato che questa iniziativa diverrà un appuntamento annuale – saranno dedicate ai comuni e ai borghi italiani colpiti dal terremoto, questa è anche la dimostrazione del significato sociale che ha la grande qualità italiana del cibo e della cucina”.
Ha poi preso la parola il ministro per le Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina che ha sottolineato la necessità dell’Italia di fare squadra. “Noi – ha spiegato il ministro – abbiamo delle individualità e dei talenti unici in cucina, ma troppo spesso sono esperienze individuali, eppure in cucina non si può non essere squadra… Sono convinto – ha aggiunto – che i nostri ristoranti italiani nel mondo hanno una potenza diplomatica che spesso è persino superiore ai nostri spazi di diplomazia ordinaria…. Questo evento – ha proseguito Martina – rappresenta un’occasione incredibile per fare buona diplomazia. Nell’esperienza di Expo abbiamo capito che il cibo è un grande fatto politico che accompagnerà i prossimi anni della discussione internazionale e che ci dà la possibilità di raccontare l’Italia. Noi dobbiamo – ha continuato Martina – ancorare sempre di più e sempre meglio questi lavori al tema fondamentale della tutela dei nostri produttori, ovvero ancorare tutti questi sforzi di racconto e rappresentatività della buona cucina italiana nel mondo alla grande tematica delle nostre tipicità, delle nostre produzioni e delle tante realtà che nei territori rappresentano lo scheletro fondamentale di riferimento dell’agroalimentare italiano”.
Ha preso poi la parola il sottosegretario allo Sviluppo Economico Ivan Scalfarotto che ha sottolineato come l’Italia abbia straordinarie potenzialità in moltissimi settori economici che sono immediatamente evocativi della nostra cultura e tradizione, come ad esempio l’enogastronomia , ma anche in altri ambiti meno conosciuti come la meccanica e la robotica. Scalfarotto, dopo aver ricordato che vi sono importanti spazi di miglioramento soprattutto per quanto riguarda la distribuzione ai consumatori dei nostri prodotti all’estero, ha evidenziato come la Settimana della Cucina non promuova solo una parte della nostra economia ma l’intero sistema economico di grande eccellenza “perché – ha spiegato il sottosegretario – in fondo chi compra italiano alla fine compra l’Italia e un prodotto di qualità estrema che va valorizzato.. Questa Settimana – ha concluso Scalfarotto – rappresenta da un lato un modo per celebrare la nostra identità più profonda, dall’altro una grande leva di sviluppo economico che tocca l’agroalimentare ed è un acceleratore per l’intera economia italiana”. A seguire l’intervento di Cristina Bowerman, presidente dell’Associazione Ambasciatori Italiani del Gusto, che ha ricordato come nella ristorazione italiana nel mondo non vi siano solo i cuochi , ma anche gelatai e pasticceri che rappresentano i territori valorizzando l’artigianato. La Bowerman, ha poi precisato come fra i temi dell’innovazione e della tradizione non vi sia contrapposizione, in quanto rappresentano due facce della stessa medaglia, essendo nata in molti casi la tradizione come momento di innovazione. “Il cuoco – ha concluso la Bowerman – ha la responsabilità sociale di raccontare un territorio e questo ci apprestiamo a fare durante la prima Settimana della cucina italiana nel mondo”. E’stata poi la volta del direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto che ha evidenziato come il nostro Paese abbia riscoperto di recente la volontà di fare squadra. “ Da un lato – ha affermato il direttore generale – c’è la necessità e la possibilità di estendere a tutti il cibo, vi sono poi altri ambiti, che assolviamo noi con questi progetti di andare a raccontare il rapporto tra il cibo di qualità e la cultura che c’è dietro. E’ un racconto molto affascinate per tutto il mondo ed è coerente rispetto a come veniamo visti dagli altri , perché in un mondo che va verso la necessaria standardizzazione noi al contrario siamo un paese e un popolo che si riconosce nella propria istintività. Quindi il lavoro della Rai non deve essere altro che raccontare perché la sostanza l’abbiamo già e il racconto è sicuramente contemporaneo”.
Da segnalare anche l’intervento del direttore generale del Maeci per la Promozione del Sistema Paese Vincenzo De Luca che ha spiegato come la Settimana della cucina italiana nel mondo sia un grande contenitore di progetti e di dee volto alla promozione dell’Italia all’estero. Una proiezione a tutto tondo del marchio Italia, fatto di cultura, tecnologia, scienza e prodotti, che è superiore a tutti i singoli marchi. “Siamo partiti da questo ragionamento – ha aggiunto De Luca – per creare progetti nel corso del tempo che uniscano tutte le forze e le idee che esistono nel sistema. Dall’esperienza dell’Expo abbiamo visto che quando il nostro Paese riunisce tutte le forze le capacità e le risorse del sistema, riesce ad essere competitivo a livello internazionale” . E’ stata poi la volta di Tiziana Primori, amministratore delegato di Fico Eataly Word, un progetto che si prefigge di aprire a Bologna, nel settembre del prossimo anno, un parco tematico sulle eccellenze enogastronomiche italiane con 40 fabbriche e 25 ristoranti. “In Fico – ha spiegato Primori – rappresentiamo la nostra biodiversità e quindi anche il nostro territorio. Lo rappresentiamo attraverso i nostri prodotti, le nostre terre, stalle e fabbriche. In Fico stiamo mettendo a sistema aziende del nord e del centro Italia, imprese grandi e piccole, per dimostrare che il buono e sano italiano proviene da tutte le dimensioni e indipendentemente dalla collocazione geografica”. Dell’importanza della formazione ha parlato il preside della Bologna Business School Massimo Bergami, che ha sottolineato come i nostri cuochi possano essere degli ottimi testimonial dell’Italia dal punto di vista della filiera avendo una riconoscibilità molto forte. “Per quanto riguarda la ristorazione – ha aggiunto Bergami – c’è grande bisogno di formazione, non solo nell’ambito della cucina, ma anche per quanto concerne il lavoro in sala e il bussinnes”. Anche Paolo Cuccia , presidente del Gambero Rosso, si è soffermato sulla formazione rilevando come oggi, a causa della crescente concorrenza di alcune cucine straniere, il mondo della cucina italiana debba accrescere per rimanere competitiva la propria capacità di formazione, promozione e divulgazione . Cuccia ha ricordato come il Gambero Rosso, una piattaforma formativa multimediale e multicanale con alle spalle 30 anni di storia, sia impegnata anche nella formazione di giovani chef all’estero al fine di promuovere le tecniche ma anche i prodotti italiani. E’ stata poi la volta di Tobias Piller, presidente dell’Associazione della Sampa Estera in Italia, che ha sottolineato come una parte della positiva fama italiana nel mondo sia anche da attribuire al lavoro divulgativo sulla realtà del nostro paese svolto dai corrispondenti della stampa estera. Piller ha rilevato come l’Italia anche nel settore enogastronomico comunichi con la stampa in maniera troppo istituzionale, dimenticando spesso che i fatti e le storie sono sempre alla base dell’azione divulgativa dei giornalisti.
Ha infine preso la parola Monica Fantini, rappresentante di Casa Artusi, un centro di cultura gastronomica che, in occasione della Settimana della cucina italiana nel mondo, promuoverà una maratona informatica di 36 ore che si svolgerà a New York per sviluppare prodotti multimediali e innovativi sul cibo. Dalla Fantini è stato sottolineato come il cibo rappresenti un elemento di coesione e di conoscenza e il bisogno di coinvolgere anche i giovani in queste iniziative promozionali. (Goffredo Morgia – Inform)