direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentata a Roma la mostra immersiva “Come Ponti sul Mondo – Storie di Vita, Racconti di Missione”: un omaggio in occasione del Giubileo dei migranti e del mondo missionario per ripercorrere la storia delle Missioni cattoliche italiane e raccontare la loro attualità

ITALIANI ALL’ESTERO

L’esposizione è visitabile dal 3 ottobre al 16 novembre nella Sala della Grande Quadreria del Complesso Santo Spirito in Sassia

 

ROMA – E’ stato presentata a Roma presso il Salone del Commendatore del Complesso di Santo Spirito in Sassia, a due passi da piazza San Pietro, la mostra  “Come ponti sul mondo. Scelte di vita, racconti di missione”. L’esposizione è  allestita presso la Sala della Quadreria del Complesso di Santo Spirito in Sassia, in occasione del Giubileo dei migranti e del mondo missionario, programmato per il 4-5 ottobre 2025. I promotori sono la Fondazione del Museo dell’emigrazione italiana (Mei) e la Fondazione Migrantes. La mostra sarà aperta al pubblico dal 3 ottobre fino al 16 novembre con ingresso libero.  La mostra è un percorso immersivo per rendere omaggio ai tanti missionari e alle tante missionarie che, partendo dal nostro Paese, hanno scelto di essere accanto e di accompagnare gli emigranti italiani nel mondo. Nel suo particolare allestimento (video e sonoro), la mostra ripercorre la storia dalle prime Missioni Cattoliche Italiane fino ad oggi. Racconta di quanto i missionari e le missionarie abbiano fatto per far sì che gli emigrati italiani si potessero sentire come se fossero a casa propria, nella terra di origine, anche se la ricerca di una vita migliore, più dignitosa, li aveva spinti verso terre lontane, se non lontanissime. La mostra si sviluppa su due prospettive: la prospettiva geografica che abbraccia l’intero globo e tiene conto del fatto che le italiane e gli italiani sono emigrati ovunque e sono attualmente presenti in ogni continente; gli italiani residenti all’estero sono oltre sei milioni, più della metà di questi sono in Europa, il 40% nelle Americhe, il resto in Africa, Asia e Oceania; e la prospettiva storica, che va dalla seconda metà del XIX secolo ai giorni nostri.

Presenti all’incontro Paolo Masini, presidente della Fondazione Museo dell’emigrazione Italiana (MEI) Paola Casali, direttore UOC patrimonio e valorizzazione Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia; Civita Di Russo, vice capo Gabinetto della presidenza della Regione Lazio; Mons. Pierpaolo Felicolo, Direttore Generale Fondazione Migrantes; Mons. Graziano Borgonovo, Sottosegretario Dicastero per l’Evangelizzazione, Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo; Mons. Samuele Sangalli, Segretario Aggiunto per l’Amministrazione del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari e la storica Marisa Fois della Fondazione Migrantes.

“Come museo dell’emigrazione italiana abbiamo un ‘mission’ – ha detto il Paolo Masini – quella di dare vita, di mettere insieme i fili di quella che io definisco la più grande narrazione popolare e collettiva del nostro Paese, che è appunto il mondo dell’emigrazione. In questa narrazione un ruolo fondamentale lo fanno sicuramente i missionari dall’Ottocento ai giorni nostri, sono nostri connazionali, donne e uomini che sono andati all’estero ad aiutare prima gli italiani all’estero, e lo fanno ancora, e poi sono andati ad aiutare altri popoli”. L’allestimento della mostra” – ha ricordato “è stato un grande lavoro di squadra, questo che abbiamo realizzato, grazie al contributo dell’archivio storico di Propaganda Fide, agli Scalabriniani, ai Salesiani, alle suore di madre Cabrini, alla consulenza storica di Raffaele Iaria e la consulenza museale di Giorgia Barzetti del MEI, insomma un grande lavoro che mette al centro appunto il mondo missionario dall’epoca ai giorni nostri”.  Il Giubileo ha sottolineato il Presidente del MEI “ci dà la grande opportunità di raccontare quella magnifica pagina rappresentata dal mondo missionario italiano. Un mondo ‘un po’ Marta e un po’ Maria’ che in tutti continenti, da secoli, insieme alla parola di Dio, porta conforto e aiuti concreti”. La mostra mette in evidenza come i missionari e le missionarie da sempre siano state un ponte tra comunità lontane portando sostegno e vicinanza nella fede. Un ponte che continua ancora oggi a unire. “Quando Paolo Masini, quindi il Museo dell’Emigrazione Italiana – racconta Delfini Licata della Fondazione Migrantes – ci ha proposto di osservare, indagare, studiare, ricercare il mondo della missionarietà siamo stati avvolti, dalla storia e dall’attualità che ci circonda. E’ stato un matrimonio felice, nel senso che l’ottica storica museale si unisce ad una prospettiva che valorizza l’attualità. Quindi è un ponte che collega il passato al presente, dove il presente non può fare a meno del passato, ma ci porta a capire come ancora oggi la mobilità italiana  sis  qualcosa di fondamentale non soltanto dal punto di vista scientifico, ma anche dal punto di vista umano e valoriale”.  Delfina Licata è anche la curatrice del RIM – Rapporto Italiani nel Mondo curato dalla Fondazione Migrantes, che ogni anno ci permette di capire come oggi vivono le comunità italiane all’estero, la nuova emigrazione. “La sala immersiva della mostra –  ha aggiunto Licata – è un mondo di emozioni, è un mondo di vita, di storie, di sorrisi che è difficile raccontare se non ci si immerge, se non ci si fa avvolgere”.

Nel suo discorso monsignor Pierpaolo Felicolo, Direttore Generale della Fondazione Migrantes ha espresso tutta la sua soddisfazione per questa mostra; “Sono particolarmente felice di essere qui con voi per l’inaugurazione della mostra immersiva. “Come Ponti sul mondo, scelte di vita, racconti di missione”, un titolo scelto che ci parla. Come a parlarci sono le storie dei missionari e delle missionarie che sono stati raccolti e raccontati, resi accessibili a tutti. Questa è una cosa positiva, perché bisogna far sì che questo tesoro possa essere conosciuto, apprezzato, perché no anche editato, per ricordare e rendere omaggio a quanti hanno fatto della loro vita una missione, decidendo di stare accanto ai nostri migranti. Ieri, come oggi”. Il Direttore Generale della Migrantes ha poi sottolineato come i missionari e le missionarie siano stati costruttori non solo di ponti, ma anche di strumenti di speranza. Una speranza non delude, sono le parole dell’apostolo Paolo, scelte da Papa Francesco nella bolla d’indizione del Giubileo. “Papa Leone XIV – ha continuato Felicolo – nel raccogliere queste eredità ha ricordato, incontrando i Vescovi della Conferenza Episcopale Italiana, che a volte annunciare una speranza che non delude, significa andare contro corrente, persino contro l’evidenza di situazioni dolorose che sembrano senza via d’uscita. È proprio in questi casi che la speranza si mostra nella sua interezza. La speranza non va intesa come un sentimento superficiale ma come una linfa vitale, che tiene in vita, che lega, che sostenta il cammino. La speranza – ha concluso Felicolo – ha salvato la forza ai missionari che sono stati a fianco delle comunità italiane all’estero e allo stesso tempo ha guidato la migrazione dei nostri connazionali che sono partiti”. A seguire Mons. Graziano Borgonovo che ha ricordato le parole di papa Bergoglio sul motto dedicato a questo Giubileo:  “Papa Francesco ha scelto come motto missionari di speranza tra le genti. Tale motto richiama ai singoli cristiani e alla Chiesa la vocazione fondamentale di essere sulle orme di Cristo messaggeri e costruttori della speranza ovunque nel mondo e in qualsiasi situazione di vita ciascuno si trovi a vivere. Perfino la condizione di migrante non si sottrae alla possibilità di essere missionario” “Per la Giornata mondiale dei migranti– ha aggiunto Borgonovo – Papa Leone XIV ha scelto il motto ‘migranti missionari di speranza’, per riflettere sul nesso speranza, migrazione e missione. “Pensando a come questa mostra sia dedicata in buona parte ai missionari italiani che si sono spesi all’estero nella cura dei connazionali migranti, – ha rilevato Monsignor Samuele Sangalli – credo vada sottolineato come sulla parola ‘cura ‘si collochi in quella tradizione missionaria che ha qualificato Propaganda Fide sin dagli albori”. “Questa tradizione di cura pastorale e di ponte tra i popoli – ha aggiunto  – la vediamo poi continuare nell’opera appunto di Scalabrini, di Madre Cabrini e di tanti altri verso i migranti. Questi missionari sono stati dei veri angeli custodi ed è bello che oggi si inauguri questa mostra, oggi il 2 di ottobre che si fa memoria degli Angeli Custodi”.

Nel corso della presentazione sono poi intervenute Paola Casali, direttore UOC patrimonio e valorizzazione Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia,  che ha ricordato l’importante storia del luogo che ospita la mostra,  e Civita Di Russo, vice capo Gabinetto della presidenza della Regione Lazio, che ha sottolineato come la Regione sia fiera di aver contribuito a un progetto  “che è un viaggio nella storia, ed è anche un ponte simbolico che ci collega al presente e dove le missioni continuano a rappresentare un segno di umanità e altruismo”.

Come racconta la storica Marisa Fois – che accompagna il visitatore in questo percorso interattivo – “la mostra è un susseguirsi di emozioni. Entrando nella sala, i visitatori saranno accolti da un planisfero interattivo, che prende vita attraverso linee luminose, collegando l’Italia con altri Paesi del mondo. La narrazione guiderà il pubblico in un viaggio nel tempo e nello spazio, mettendo in risalto volti del passato e immagini contemporanee attraverso un planisfero interattivo che prende vita attraverso linee luminose”. La voce narrante è di Massimo Wertmuller. “Siamo andati a scavare – spiega Fois – negli archivi e, insieme alle esperienze più note – da Pallotti e Scalabrini fino a Francesca Saverio Cabrini – ne abbiamo trovate altre meno conosciute. Piccole e grandi storie di emigrazione e di missione che, insieme, fanno la Storia”. Attraverso materiale di archivio come lettere, ritagli di giornali, e immagini di chiese scuole e centri di aggregazione, il visitatore – si legge nella nota stampa – potrà scoprire come questi “ponti sul mondo” siano stati luoghi di accoglienza, solidarietà e crescita. La mostra non dà rilievo solo ai grandi personaggi legati alle missioni italiane come Vincenzo Pallotti, Geremia Bonomelli, Giovanni Battista Scalabrini, Luigi Guanella e Francesca Saverio Cabrini, Patrona di tutti gli Emigrati ed è stata anche la prima italiana a diventare cittadina statunitense, ma le loro storie si intrecciano con quelle di tanti altri missionari e missionarie, sacerdoti e laici, che si sono dedicati, in tempi diversi, a stare accanto ai migranti. Sono raccontati frammenti della vita quotidiana di quei missionari che, nel dopoguerra, offrivano una voce amica attraverso le radio in Belgio, o che, negli anni Cinquanta, sostenevano la stampa in lingua italiana in Germania. Ma non solo, si parlerà dei corsi di lingua organizzati in Svizzera negli anni Sessanta, e dei recenti progetti di solidarietà in Russia, emersi nei primi anni Duemila.  La mostra si sviluppa su due principali prospettive: una geografica, che abbraccia il mondo intero, evidenziando la presenza italiana in ogni continente – oggi più di 6 milioni di italiani vivono all’estero, principalmente in Europa, ma anche in America, Africa, Asia e Oceania; e una storica, che parte dalla seconda metà del XIX secolo e arriva ai giorni nostri. Attraverso un linguaggio visivo e narrativo coinvolgente, la mostra racconta le storie di missioni, parrocchie, oratori, scuole e strutture che, dal Nord Europa al Sud America, hanno accolto gli emigranti italiani. La mostra è solo il primo passo di un progetto più ampio, frutto di una lunga ricerca di testimonianze storiche, che continuerà a scoprire nuove storie di impegno, di accoglienza e di speranza. “Come Ponti sul Mondo” non è solo una retrospettiva, ma un invito a riflettere sul presente e sul futuro della migrazione, mettendo in luce il ruolo fondamentale delle missioni nel supportare le comunità italiane e i migranti in ogni angolo del mondo.  Per offrire un’esperienza visiva ed emozionale unica, il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ha collaborato con Opera Laboratori, società leader nelle gestioni museali in Italia, che grazie ai suoi laboratori che ha curato la progettazione e la realizzazione della mostra immersiva. Grazie a tecnologie avanzate, i visitatori potranno “vivere” la storia, immergendosi nelle immagini, nei suoni e nelle testimonianze che compongono questo mosaico di esperienze di vita. In contemporanea al MEI di Genova a partire dal 3 ottobre e per tutta la durata della mostra, sarà visibile un video omaggio al mondo delle missioni e delle migrazioni. Sia a Genova sia a Roma è prevista una campagna promozionale all’interno delle principali linee metropolitane cittadine. Il progetto è realizzato in collaborazione con Regione Lazio e ASL Roma 1, con il patrocinio di Comune di Roma, con la coprogettazione e realizzazione di Opera Laboratori.. (Nicolina Di Benedetto- Inform)

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