MADE IN ITALY
(Fonte foto Presidenza del Consiglio)
ROMA – Carlo Petrini, Piercristiano Brazzale, Maria Francesca Di Martino, Riccardo Cotarella, Franco Pepe, Iginio Massari, Massimo Bottura, Carlotta Fabbri : sono gli otto “Maestri dell’arte della cucina italiana” premiati con una cerimonia a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida. È la prima cerimonia da quando il premio è stato istituito con la legge Massari nel 2024 per celebrare le eccellenze dell’enogastronomia italiana. “Se siamo la Patria del buono e della qualità, lo dobbiamo a persone come quelle che sono state premiate oggi, a uomini e donne che sono fondamentalmente innamorati dell’Italia, delle sue tradizioni, del suo territorio, del suo patrimonio unico al mondo”, ha rimarcato Meloni nel suo intervento . “La loro maestria – ha detto – ci ricorda da dove veniamo ma anche quello che riusciamo a fare. Ci insegna cosa sia la tradizione perché noi si possa essere pienamente consapevoli di quello che abbiamo ereditato e della responsabilità che abbiamo nel trasmettere quella eredità a chi verrà dopo di noi. Con il loro esempio ci raccontano cosa sia l’orgoglio di essere italiani”. “Il nostro obiettivo – ha poi affermato il Presidente del Consiglio – è quello di creare una vera e propria comunità di riferimento per l’eccellenza della nostra enogastronomia, farlo in Italia e farlo al cospetto del mondo, perché l’enogastronomia italiana è un’arte capace di raccontare la nostra cultura, il nostro modo di vivere, ma soprattutto di esprimere la nostra identità nazionale in quella che è la sua varietà e la sua complessità e quindi il bello della nostra identità”. E questa è anche “la ragione per la quale abbiamo candidato la cucina italiana, la più apprezzata al mondo, a patrimonio immateriale dell’UNESCO, per tutto quello che rappresenta in termini di cultura, di storia, ma diciamo anche questo di benessere”, ha aggiunto Meloni. “Il nostro compito- ha sottolineato ancora – non può che essere quello di sostenervi, di valorizzarvi, come stiamo facendo per i nostri prodotti agroalimentari, che sono anch’essi un bene da difendere, perché raccontano la millenaria vocazione produttiva dell’Italia, rappresentano uno dei principali assi strategici dell’economia italiana. Le decine di migliaia di imprese del settore generano occupazione, generano benessere, generano ricchezza. È un settore, se consideriamo la filiera indotto, che vale mediamente più di 600 miliardi di euro e che è in continua crescita anche sui mercati internazionali”. “I prodotti agroalimentari italiani – ha proseguito Meloni – sono richiesti in tutto il mondo, a partire ovviamente dall’Europa, mentre bisogna ricordare che gli Stati Uniti sono il secondo mercato di destinazione con un export che è salito nel 2024 del 17%. Quello statunitense per noi è un mercato fondamentale, è evidente che l’introduzione di nuovi dazi avrebbe risvolti pesanti per i produttori italiani. Penso personalmente che sarebbe anche un’ingiustizia per molti americani perché limiterebbe la possibilità di acquistare e consumare le nostre eccellenze solo a chi ha la possibilità economica di spendere di più, è la ragione per la quale resto convinta che si debba lavorare per scongiurare in tutti i modi possibili una guerra commerciale che non avvantaggerebbe nessuno, né gli Stati Uniti e né l’Europa, il che ovviamente non esclude, se necessario, di dover anche immaginare risposte adeguate a difendere le nostre produzioni”.
“La difesa del nostro agroalimentare è stata una priorità per questo Governo fin dal suo insediamento – ha detto Meloni – Lo abbiamo fatto con stanziamenti e investimenti record, come mai si erano visti. Lo abbiamo fatto investendo sulla competitività delle filiere, contrastando la contraffazione e la concorrenza sleale, lo abbiamo fatto puntando sulla formazione per avvicinare sempre di più i giovani a un mondo che ha bisogno del loro entusiasmo e della loro capacità di innovare, lo abbiamo fatto anche affermando in Europa e non solo che gli agricoltori e i produttori non sono nemici dell’ambiente ma sono semmai i primi custodi della natura. Questa – ha concluso il Presidente del Consiglio – è la visione che abbiamo incarnato finora, che intendiamo portare avanti, perché l’arte culinaria e l’agroalimentare sono sinonimi di identità e di cultura, ma anche di qualità, di solidarietà, di sostenibilità, di cura del territorio, di energia pulita. Finché ci sarà chi semina, chi coltiva, chi raccoglie e chi trasforma quei prodotti in opere d’arte sulla nostra tavola, ci saranno anche un’Italia e un’Europa capaci di guardare al futuro con speranza e con ottimismo”.(Inform)