direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

PNRR e cultura, a Roma il bilancio sugli interventi per l’accessibilità: focus sul nuovo Museo dell’Emigrazione Veneta

ITALIANI ALL’ESTERO

 

ROMA – Un patrimonio culturale che non si limita a conservare la memoria, ma la rende viva, aperta e, soprattutto, a disposizione di tutti. Si è chiuso , martedì 23 giugno, a Roma il convegno nazionale “ Il PNRR per i luoghi della cultura: risultati e prospettive per un patrimonio accessibile”, la due giorni di lavori e dibattiti (22-23 giugno 2026) promossa dalla Direzione generale Musei insieme alla Fondazione MAXXI. L’appuntamento, ospitato nelle cornici dell’Istituto Centrale per la Grafica e del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ha tracciato il bilancio consuntivo sulle buone pratiche e sui progetti di efficientamento energetico e inclusione avviati in tutta Italia grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’apertura dei lavori ha visto alternarsi per i saluti istituzionali Angelantonio Orlando (Direttore generale Unità di Missione per il PNRR), Alfonsina Russo (Capo Dipartimento per la valorizzazione del Patrimonio culturale) e Gerardo Villanacci (Presidente della Scuola nazionale del Patrimonio e delle Attività Culturali). Ad aprire la sessione scientifica è stato il Direttore generale Musei, Massimo Osanna, che ha delineato le strategie ministeriali per il coordinamento e la trasformazione dei siti culturali in chiave sostenibile.

Il caso Belluno: la periferia diventa centro

Tra i progetti presentati, particolare interesse ha suscitato la relazione di Marco Crepaz, direttore dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, intervenuto nel panel pomeridiano dedicato agli allestimenti manifesto nei luoghi della cultura privati. Crepaz ha illustrato la nascita del MEV – Museo dell’Emigrazione Veneta di Belluno, un’opera resa possibile proprio grazie al bando del PNRR gestito dal Ministero della Cultura e che verrà ufficialmente inaugurata sabato 4 luglio. Nel suo intervento, il direttore ha lanciato un messaggio chiaro: le risorse del PNRR non sono state ad appannaggio esclusivo dei grandi poli metropolitani, ma hanno rappresentato un’opportunità di riscatto fondamentale per le realtà territoriali più piccole e di periferia. Strutture radicate nelle comunità locali hanno così trovato le risorse per ampliarsi, evolversi e strutturarsi come punti di riferimento scientifico e culturale su scala regionale e nazionale Attraverso i fondi europei, il MEV ha concretizzato cinque direttrici d’azione strategiche: l’accessibilità, per l’abbattimento totale delle barriere fisiche e sensoriali; la fruibilità, estesa a ogni tipologia di pubblico; la divulgazione scientifica verso le nuove generazioni; la conservazione della memoria tramite archivi digitali; l’innovazione tecnologica. L’obiettivo del museo bellunese – che raccoglie l’eredità del MiM (Museo interattivo delle Migrazioni) fondato nel 2013, proprio mentre l’Associazione festeggia i suoi 60 anni di attività – è rimettere al centro del dibattito la storia dell’emigrazione veneta. Una vicenda imponente (inserita nel grande flusso dei 25 milioni di italiani partiti tra l’Ottocento e il Novecento) di cui però si parla ancora troppo poco. Da qui la scelta del motto programmatico del MEV: “Una storia che ci riguarda”. Un gioco di parole dove il termine “riguarda” indica sia un fenomeno che interessa il presente di tutti noi, sia l’atto di “guardare di nuovo” e direttamente dentro la nostra identità e il nostro passato. La struttura, completamente rinnovata, si presenta oggi al pubblico con dotazioni tecnologiche all’avanguardia: un’applicazione multilingue per i percorsi di approfondimento, visori immersivi a 360 gradi per l’esplorazione virtuale, sistemi di realtà aumentata pensati per i bambini e una sala eventi modulare predisposta per la regia digitale e le trasmissioni in streaming.

Oltre il PNRR: la sfida della normalità

Il convegno romano non si è configurato solo come una passerella di risultati, ma ha aperto un serio tavolo di discussione sulla governance della fase post-PNRR. Ora che questa straordinaria missione economica volge al termine, la sfida per il sistema museale italiano, sia pubblico che privato, si sposta sulla sostenibilità a lungo termine del cambiamento culturale innescato. I relatori si sono interrogati su come proseguire il percorso di crescita strutturale. L’auspicio emerso dai tavoli di lavoro è ambizioso: l’inclusione deve essere talmente integrata nella progettazione dei luoghi della cultura da rendere, in futuro, del tutto obsoleta la parola stessa “accessibilità”, superata da una realtà in cui l’accoglienza totale sia un presupposto ovvio e non più una specificità da rimarcare. Una transizione che, tuttavia, richiederà continui investimenti ordinari e un sostegno costante da parte del Ministero della Cultura, oltre a una fitta rete di cooperazione e condivisione delle competenze tra istituzioni statali e gestori privati.

Il mosaico degli interventi nazionali

Il fitto programma delle due giornate ha restituito la complessità degli interventi realizzati sul territorio nazionale. Sul fronte dell’efficienza energetica e della gestione degli spazi sono stati presentati i piani di Roberto Vannata e i progetti formativi “Personeper” illustrati da Martina De Luca e Andrea Sardo. Le esperienze di applicazione tecnologica hanno toccato realtà di primissimo piano come il Parco archeologico del Colosseo, il Centro Musei delle Scienze Naturali della “Federico II” di Napoli e il Museo archeologico-etnografico “G. A. Sanna” di Sassari. Nel campo dei grandi complessi monumentali, l’attenzione si è concentrata sull’abbattimento delle barriere fisiche al Museo e Real Bosco di Capodimonte, sui restauri al Parco delle Tombe di Virgilio e Leopardi e sulle nuove sale della Certosa di San Martino a Napoli, oltre alle strategie integrate presentate per le Marche e la Puglia. La sessione svoltasi al MAXXI ha invece analizzato la gestione degli edifici storici, portando all’attenzione i casi dei Musei Reali di Torino, del Museo Nazionale di Matera, del Museo Egizio e di Casa Cuseni. Spazio infine alla digitalizzazione, con i progetti dell’Archivio Centrale dello Stato, della Biblioteca Marucelliana di Firenze e del polo museale di Imperia. I lavori sono stati sintetizzati in una tavola rotonda finale, moderata da Sofia Bilotta, a cui hanno preso parte i vertici della Direzione generale Musei e esperti del settore, tracciando le linee guida per le future politiche di gestione del patrimonio museale italiano. (Inform)

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