PARTITI
Passa nella Confederazione il referendum “contro l’immigrazione di massa”
ZURIGO – In Svizzera ha vinto il referendum “contro l’immigrazione di massa” che chiede l’introduzione di un tetto per nuovi residenti, lavoratori frontalieri e richiedenti asilo politico. A votare sì il 50,3% dei votanti che divide, praticamente, in due il Paese con i cantoni romandi francofoni e le grandi città nel campo dei perdenti più filoeuropei, mentre i cantoni di lingua tedesca e il Ticino (nel cantone di lingua italiana i sì all’introduzione del limite hanno toccato addirittura il 68%) hanno votato a favore dell’iniziativa.
Il Partito democratico in Svizzera, in una nota, giudica “nefasto” l’esito dell’iniziativa popolare dell’Unione di Centro. Con questa vittoria Christoph Blocher ritorna di prepotenza sulla scena politica dopo la sua estromissione dal Consiglio federale.
In realtà, secondo il Partito democratico in Svizzera, il popolo svizzero ha sconfessato governo, parlamento, organizzazioni economiche, sindacati e la stragrande maggioranza dei partiti, e ha voluto dare una brusca sterzata alla politica economica del paese, dando ad intendere che così non si può andare avanti: l’afflusso di stranieri va limitato e chiede la reintroduzione dei contingenti. La paura della disoccupazione galoppante nei Paesi europei assieme ai mal di pancia dei cittadini svizzeri a cui l’UDC ha fatto presagire la perdita del benessere che si sono costruiti, hanno spinto anche i lavoratori a dividersi. I paesi dell’Unione europea, di fronte a questo verdetto, vedono scricchiolare gli accordi bilaterali e in primis quello che riguarda la libera circolazione delle persone. Ne consegue anche un effetto diretto sui 56.000 lavoratori frontalieri italiani che esercitano attività produttiva in Ticino e nel Grigioni.
Sarebbe opportuno, per il Pd in Svizzera, che nell’accordo quadro dell’Italia con la Svizzera che regolamenterà diverse questioni, tra cui quella fiscale relativa ai capitali italiani custoditi nelle banche elvetiche, venisse inserita la questione dei frontalieri a cominciare dal mantenimento al 38% dell’aliquota relativa ai ristorni, contro la volontà ticinese di ridurla, onde evitare effetti deleteri sui bilanci dei Comuni lombardi di confine.
L‘esito di questo referendum – osserva infine il Pd in Svizzera – dovrebbe portar a migliori consigli e a comportamenti responsabili la Lega Nord che cavalca gli stessi temi xenofobi dell’UDC e della Lega dei Ticinesi, senza chiedersi le ragioni che spingono i frontalieri lombardi a cercare lavoro in Svizzera. Le organizzazioni di stranieri in Svizzera, rispetto al passato, su temi di questa portata hanno avuto un comportamento defilato facendo venir meno l’apporto necessario a ribaltare un risultato deciso sul fil di lana con uno scarto di soli ventimila voti. (Inform)