CAMERA DEI DEPUTATI
ROMA – La Commissione Esteri della Camera ha approvato il suo parere favorevole alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2023.
Nella premessa la Commissione evidenzia che, “in un contesto di crescita globale in rallentamento rispetto alla media dello scorso anno, l’attività economica e le politiche monetarie continuano a essere influenzate da una dinamica dei prezzi ancora sostenuta” e che “complessivamente, le prospettive per l’economia mondiale appaiono condizionate da diversi rischi: all’inflazione si aggiungono altri fattori di ribasso come le tensioni geopolitiche, le restrizioni agli scambi internazionali, l’insicurezza energetica e alimentare, i maggiori rischi per la stabilità finanziaria, e livelli più elevati di debito”.
Si segnala anche che “il commercio mondiale, dopo il forte rallentamento alla fine del 2022, nei primi sette mesi del 2023 ha registrato un volume di scambi di merci inferiore dell’1,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente” e che “le proiezioni sull’andamento del commercio internazionale si presentano sostanzialmente identiche a quanto prefigurato nel Documento di economia e finanza (DEF) per quanto riguarda l’anno in corso (+0,6 per cento), mentre peggiorano significativamente per il 2024 (+2,7 per cento, a fronte di un +4,2 per cento indicato nel DEF)”. “Con riferimento specifico all’Eurozona – prosegue il parere, – l’ulteriore calo dei prezzi dell’energia e la politica monetaria restrittiva della Banca centrale europea dovrebbero far sì che nel 2025 il tasso di inflazione scenda ad un livello grosso modo in linea con l’obiettivo del 2 per cento; in prospettiva, anche alla luce dell’attuale congiuntura internazionale, il conseguente indebolimento della domanda interna potrebbe non trovare un adeguato contrappeso nel canale dell’export”.
“Per quanto riguarda l’economia italiana – ricorda la Commissione, – nel primo trimestre 2023 il PIL è cresciuto dello 0,6 per cento, un valore superiore alla media dell’area euro, mentre nel secondo trimestre si è registrata una contrazione dello 0,4 per cento, dovuta all’elevata inflazione, alla permanente incertezza causata dalla guerra in Ucraina, alla sostanziale stagnazione dell’economia europea e alla contrazione del commercio mondiale”. Inoltre, “nei primi due trimestri del 2023 le esportazioni di servizi sono cresciute a ritmi sostenuti, quelle di beni hanno segnato una flessione; tuttavia, grazie alla riduzione dei prezzi delle materie energetiche e alla conseguente flessione del valore delle importazioni, il saldo commerciale dell’Italia ritorna ad essere positivo per circa 16,2 miliardi, rispetto al disavanzo di poco più di 15 miliardi dello stesso periodo del 2022”.
“Nonostante l’aumento dell’indebitamento netto tendenziale (dal 4,5 per cento al 5,2 per cento del PIL) determinato dalla revisione al rialzo dell’impatto sul bilancio dei crediti d’imposta legati al superbonus edilizio, il Governo intende perseguire con determinazione una graduale, ma significativa, discesa dell’indebitamento netto della PA e un ritorno del rapporto debito/PIL al di sotto del livello pre-crisi pandemica entro la fine del decennio – sottolinea il parere, che prende atto della Relazione con la quale il Governo, sentita la Commissione europea, chiede al Parlamento l’autorizzazione al ricorso a maggiore indebitamento netto, “con l’obiettivo di adottare provvedimenti in grado di fornire supporto all’economia nel breve termine, e di rafforzare le tendenze virtuose registratesi negli ultimi anni nel mercato del lavoro, al fine di aumentare il potenziale di crescita del Paese”.
Viene infine espresso apprezzamento per il fatto che “le risorse disponibili nel 2023 saranno destinate all’anticipo della decorrenza del conguaglio concernente il calcolo della perequazione dei trattamenti pensionistici, a misure per il personale delle pubbliche amministrazioni e alla gestione dei flussi migratori”; e che “le risorse relative agli anni 2024 e 2025 saranno utilizzate, nell’ambito del prossimo disegno di legge di bilancio, per l’adozione di misure riduttive del cuneo fiscale e contributivo sul lavoro, per l’attuazione della prima fase della riforma fiscale, per misure di sostegno delle famiglie e della genitorialità, per la prosecuzione dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, con particolare riferimento al settore della sanità, per il potenziamento degli investimenti pubblici, con priorità per quelli previsti nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza”. (Inform)