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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Nuove restrizioni anti Covid, in vista di un nuovo DPCM, il Premier Conte stavolta si confronta prima con il Parlamento

CAMERA DEI DEPUTATI

 

 

ROMA – Il Premier Giuseppe Conte questa volta ha optato per il confronto in Parlamento prima dell’emanazione del DPCM, un qualcosa a più riprese chiesto soprattutto dalle opposizioni. Il Premier è dunque intervenuto in aula a Montecitorio (a seguire è intervenuto anche a Palazzo Madama) per relazionare sulle misure che verranno adottate dal Governo nelle prossime ore per fronteggiare l’evolversi dell’emergenza Covid che in questi ultimi giorni sta preoccupando. L’intervento in Parlamento segue una precedente interlocuzione con i Presidenti delle Camere, ai quali Conte aveva chiesto di esplorare la possibilità di individuare gli strumenti e le modalità più adatte per assicurare un’interlocuzione costante durante la gestione della pandemia. La lettura del report settimanale di monitoraggio sull’evoluzione del quadro pandemico, curato dall’Istituto superiore di sanità, ha costretto a prefigurare un nuovo corpus di misure restrittive. “Ho prospettato ai leader dell’opposizione la possibilità di costituire un tavolo di confronto con il Governo, utile ad assicurare alle forze di opposizione stesse una costante informazione sull’evoluzione della pandemia: al momento, questa proposta è stata rifiutata. Se ci fossero, però, ripensamenti posso confermare sin d’ora che la proposta del Governo permane immutata”, ha rassicurato Conte parlando quindi del quadro epidemiologico nazionale ed europeo particolarmente critico: la pandemia corre infatti inesorabilmente e in tutto il continente, costringendo ciascun Paese ad individuare e adottare misure progressivamente più restrittive di contrasto alla seconda ondata.

Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, nelle ultime due settimane, la maggior parte dei Paesi europei ha fatto registrare un incremento dei casi di Covid superiore ai 150 contagi per ogni 100 mila abitanti. In Paesi come la Spagna, la Francia, il Regno Unito il numero dei casi registrati sin dall’inizio dell’epidemia ha superato il milione; anche nel nostro Paese la situazione epidemiologica è in ulteriore peggioramento. “C’è una cabina di regia nella quale sono rappresentati l’Istituto superiore di sanità, il Ministero della Salute e anche le Regioni che elaborano un report. Purtroppo, nelle ultime settimane, la recrudescenza della pandemia ha condotto a una moltiplicazione significativa dei contagi: questi però sono meno della metà di quelli rilevati in Francia, circa la metà di quelli spagnoli, poco meno della metà di quelli del Regno Unito. In questi Paesi, infatti, la ripresa dell’epidemia è iniziata prima e sta correndo di più”, ha spiegato Conte sottolineando che domenica 1 novembre in Italia si registravano in totale 378.129 contagiati, di cui il 94% risultava in isolamento domiciliare. Gli italiani contagiati quindi sono di numero elevato, anche se la gravità dei contagi appare diversa e inferiore rispetto alla prima ondata: secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, oltre il 65% delle persone è infatti asintomatico. Al 1 novembre risultavano ricoverate in terapia intensiva 1.939 persone, con il risultato di occupare il 21% dei posti letto già disponibili.

“Durante questi mesi abbiamo distribuito 3.370 nuovi posti letto e nuovi ventilatori. I posti letto attivati o attivabili ad oggi quindi sono 9.052 con un incremento del 75%. Occorre rilevare che l’aumento dei contagi è anche il risultato di un’accresciuta capacità di screening. Ultimamente vengono effettuati in media 200 mila tamponi al giorno”, ha aggiunto Conte ricordando che all’inizio dell’emergenza il nostro Paese era sprovvisto di dotazioni mentre oggi è uno dei pochi Paesi al mondo nel quale quotidianamente vengono distribuite gratuitamente 11 milioni di mascherine chirurgiche. “Il commissario Arcuri ha già acquistato 10 milioni di test rapidi che da questa settimana, per il tramite delle Regioni, verranno distribuiti alle ASL e ai medici di medicina generale e che saranno utilizzati anche rispetto a specifiche destinazioni, quale anzitutto la scuola, in modo da poter ridurre le quarantene. Con questa fornitura le Regioni potranno somministrare fino a 100 mila test rapidi al giorno”, ha precisato il Premier evidenziando inoltre che sarà a breve possibile disporre di 453 medici e 867 infermieri militari, nonché di personale sanitario militare attualmente impiegato anche nei ‘drive through’ della Difesa su tutto il territorio nazionale oltre al già esistente Covid Hospital del Celio a Roma, più un Covid Hospital a Milano e Taranto.

Il Premier ha tracciato le linee di un quadro epidemiologico complessivamente e diffusamente grave su tutto il territorio nazionale, con specifiche criticità in molte Regioni e province autonome. “Nell’ultima settimana di monitoraggio, undici Regioni e province autonome sono classificate ‘a rischio elevato’ o anche ‘molto elevato’ di una trasmissione non controllata di Covid; altre otto Regioni e province autonome sono classificate ‘a rischio moderato’, con una probabilità elevata di progredire poi ‘a rischio alto’ nel prossimo mese. L’aumento rapido dell’incidenza è coerente con l’aumento del cosiddetto RT nazionale, che attualmente si colloca a 1,7, con un indice inferiore ma comunque prossimo all’1,5 in poche Regioni. In alcune Regioni invece, ovviamente, il dato risulta superiore alla media nazionale. Nella settimana di riferimento per la prima volta è stato segnalato il superamento della soglia critica di occupazione in aree mediche ed esiste un’alta probabilità che quindici Regioni superino le soglie individuate come ‘critiche’ di terapia intensiva e di aree mediche nel prossimo mese”, ha precisato Conte spiegando che questi dati chiaramente non possono ancora tener conto delle misure più restrittive adottate nell’ultimo DPCM e che hanno portato anche a contestazioni di piazza da parte degli operatori dei settori maggiormente colpiti sotto il profilo economico.

Cosa accadrà nei prossimi giorni? “Sarà necessario introdurre un regime differenziato basato sui diversi scenari regionali e proprio in base a un modello di monitoraggio che impone di intervenire in modo più mirato, di restringere e allentare le misure su base territoriale in ragione delle variazioni della soglia di criticità. L’effetto sarà quello di intervenire a più riprese e in maniera più graduale: quindi non ci dobbiamo meravigliare del fatto che si possano dosare restrizioni e allentamenti a seconda della soglia di criticità, articolati e flessibili. Se, al cospetto di un sistema così avanzato, predisposto con tale cura anche scientifica, riproponessimo oggi un regime restrittivo indistinto, indifferenziato su tutto il territorio nazionale, otterremmo un duplice risultato negativo: da una parte rischieremmo di non adottare misure realmente adeguate, efficaci rispetto al reale stato di criticità delle regioni attualmente più a rischio, e dall’altro finiremmo per imporre misure irragionevolmente restrittive in quelle aree del Paese ove al momento non risulta necessario intervenire con particolare severità”, ha precisato il Premier. “Il prossimo DPCM individuerà tre aree corrispondenti ad altrettanti scenari di rischio, per ciascuno dei quali sono previste misure via via più restrittive. L’inserimento di una Regione all’interno di una delle tre aree, con la conseguente automatica applicazione delle misure previste per quella specifica fascia, avverrà con ordinanza del Ministro della Salute, e dipenderà esclusivamente e oggettivamente dal coefficiente di rischio raggiunto dalla Regione, all’esito della combinazione dei diversi parametri, quale certificato dal report ufficiale dell’Istituto superiore della sanità che viene diffuso periodicamente. Sempre con ordinanza del Ministro della Salute sarà possibile poi uscire da un’area a rischio ed entrare in un’altra, qualora la Regione registri coefficienti compatibili con il passaggio di fascia”, ha spiegato Conte.

Per l’intero territorio nazionale, dove non si segnalano livelli di rischio elevato, intendiamo intervenire solo con alcune specifiche misure. Pensiamo di disporre la chiusura nei giorni festivi e prefestivi dei centri commerciali, ad eccezione di farmacie e parafarmacie, negozi di generi alimentari, tabacchi ed edicole che sono all’interno di questi centri commerciali, ovviamente in ragione della maggiore attrattività che questi spazi suscitano in particolare nel weekend. In coerenza con la chiusura delle sale gioco e delle sale Bingo, intendiamo disporre anche la chiusura dei corner adibiti ad attività di scommesse, dei videogiochi ovunque siano collocati. Chiuderanno, anche musei e mostre. Prevediamo anche la riduzione sino al 50% del limite di capienza dei mezzi pubblici locali. Infine prevediamo di introdurre limiti agli spostamenti da e verso le Regioni che presentano elevati coefficienti di rischio, salvo che non vi siano comprovate esigenze lavorative, motivi di studio o di salute, situazioni di necessità”, ha spiegato Conte sottolineando la previsione di limiti alla circolazione delle persone nella fascia serale più tarda, salvo, anche in questo caso, le medesime eccezioni delle comprovate esigenze lavorative, dei motivi di studio o di salute, delle situazioni di necessità; prevista infine la possibilità che le scuole secondarie di secondo grado possano passare, anche integralmente in questo caso, alla didattica a distanza, sperando che questa sia una misura temporanea. “Il Governo non intende arretrare di un millimetro rispetto al proposito di garantire la più ampia protezione economica possibile ai lavoratori, alle imprese, alle famiglie italiane. La complessità della situazione che stiamo vivendo ci impone di fornire tutto il sostegno necessario. Tutti gli ulteriori sforzi finanziari che dovremo compiere costituiscono elementi di stabilità, di certezza e di sicurezza per il mondo del lavoro, che appaiono oggi assolutamente irrinunciabili. È con questo spirito, peraltro, che abbiamo varato la scorsa settimana il decreto-legge Ristori, all’esito di un confronto con le parti sociali, e che abbiamo deciso di estendere fino alla fine di marzo del prossimo anno il blocco dei licenziamenti, garantendo al contempo che la Cassa integrazione cosiddetta Covid sia gratuita per i datori di lavoro interessati dalle misure restrittive e per coloro che subiscono, più in generale, il blocco dei licenziamenti”, ha evidenziato Conte.

“Sarà il nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza ad offrire una nuova prospettiva di modernizzazione del Paese, nel solco dei grandi obiettivi strategici dell’Unione europea. Anche in un momento così drammatico, in cui tutti siamo pressati dall’urgenza di provvedere e ci sentiamo immersi nella gestione del quotidiano, non possiamo permetterci di distogliere lo sguardo verso il futuro. Non conosciamo ancora il volto dell’Italia che verrà, ma sappiamo con certezza che le trasformazioni in atto lo cambieranno profondamente. Il compito della politica, di tutti noi, sarà guidare, accompagnare questa transizione. Nessuno può sentirsi esonerato da questa sfida di portata storica. Ancora una volta mi permetto di rivolgere un invito a tutte le forze, a tutte le energie del Paese: restiamo uniti in questo drammatico momento, a dispetto delle diverse idee e convinzioni, in nome dell’unità, dei valori che sono a fondamento della nostra convivenza, del nostro quadro costituzionale”, ha concluso Conte. (Inform)

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