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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Nicola Carè (Pd, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide) sullo stallo dell’economia italiana

PARTITI

“Bisogna operare scelte mirate a sostegno degli investimenti, avere cura della cittadinanza all’estero e per l’estero, incentivarne gli scambi, aprirsi al contesto economico internazionale”

 

ROMA – Nicola Carè, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, segnala in una nota le possibili soluzioni per superare l’attuale situazione economica, in cui allo stato di recessione tecnica si sommano “deficit in salita, calo dell’occupazione e bilancia commerciale al passivo” rilevati – scrive Carè – dal Fondo monetario europeo.

Per l’esponente democratico, infatti, le soluzioni per uscire dallo stallo indicate dal Governo, come Quota 100 e Reddito di cittadinanza, non sarebbero utili perché “reperite interamente a deficit” e dunque incidenti sul già consistente debito pubblico.

“Nessuna iniziativa – scrive Carè – è stata offerta dalla politica governativa a favore dell’export, indicato dai principali Istituti della finanza mondiale come l’unico settore economico italiano dallo spiccato trend di crescita. Non una parola di elogio nei confronti della principale sua forza motrice: la cittadinanza residente oltre confine. Gli imprenditori, le aziende operanti all’estero, le generazioni ora nei nuovi territori di adozione: strumento essenziale per il Paese”.

“Certamente – ammette l’esponente democratico – vi sono anche numerosi fattori esterni incidenti: le relazioni tese tra Washington e Pechino, la Brexit, una tendenza ad atteggiamenti protezionistici nonché il rallentamento controllato degli scambi. Questi fattori condizionano i consumi interni, ma potrebbero essere efficacemente neutralizzati da una politica economica che investa sulle risorse, valorizzi le eccellenze, agevoli la promozione dei nostri beni esportabili”.

L’attuazione di una politica efficace consisterebbe nell’ “accrescere il grado di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese, circa il 90% del totale”, nel “potenziare gli strumenti agevolativi, collegare il mondo del lavoro alle Università ed ai Centri di ricerca, concentrare le risorse pubbliche in settori ed aree dal maggior potenziale – rileva Carè, che cita a tal proposito i risultati riportati nel comparto agro-alimentare, “da sempre un settore fiorente”.

“Secondo la Confederazione Italiana Agricoltori, le vendite estere di prodotti agricoli hanno ceduto il 5% del loro valore con un incremento modesto dell’1%; si cresce ma troppo lentamente. Aprirsi ai mercati internazionali, promuovendo una maggiore conoscenza dei prodotti locali infonderebbe nuova linfa in un ambito cruciale anche per l’indotto economico interno. In materia di export – prosegue il parlamentare democratico – il 2019 appare positivo con un +2,9% verso i mercati Ue e 1,2%, nell’area extra-Ue; un aumento del 5,4% in India, Usa, Africa sub-sahariana e Svizzera, zone economiche in cui siamo leader nella meccanica strumentale e farmaceutica. Alle consuete relazioni commerciali fruttuose con Australia e Asia, si aggiungono nuovi mercati dal trend estremamente positivo: il Brasile con un 11,6%, l’India con un 15,5% , la Slovenia di cui siamo il secondo partner commerciale, il Marocco con un incredibile 10% e la Svezia con un interessante incremento dell’8% – sottolinea Carè, aggiungendo come tali risultati siano da attribuire “alla dedizione degli imprenditori, al rigore delle aziende, alle qualità dei prodotti che, seppur creati a ciclo industriale, sovente conservano un’artigianalità unica”. Per Carè si tratta dunque di “un enorme patrimonio che prospera ed esiste solo grazie al capitale umano che ci rappresenta nel mondo”.

“Nonostante questi incoraggianti risultati economici, la politica attuale – continua Caré  – è indifferente e non sostiene questa preziosa risorsa. Non è possibile affidare interamente alla responsabilità dei cittadini l’economia dell’intero Sistema-Italia: bisogna operare scelte mirate a sostegno degli investimenti, avere cura della cittadinanza all’estero e per l’estero, incentivarne gli scambi, aprirsi ad un contesto economico internazionale che ci considera insostituibili garanti di qualità”. (Inform)

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