STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Da “America Oggi”, 29 giugno 2014
NEW YORK – L’edizione numero sessanta del Summer Fancy Food Show che apre oggi i battenti al Javits Center si annuncia con grandi numeri, con l’Italia che – come di consueto – avrà un ruolo da grande protagonista con la presenza di 350 imprese.
L’Agenzia Ice di New York ha coordinato la partecipazione delle aziende che espongono i prodotti del Made in Italy nel grande padiglione italiano che occupa una superficie di 30 mila piedi quadrati alla fiera del food più grande e importante del Nord America che si colloca tra le top 5 delle rassegne agroalimentari più attese al mondo.
Il Summer Fancy Food Show 2014 ha richiamato in totale 2.600 espositori, di cui 1.600 sono americani e mille internazionali, con l’Italia che regna incontrastata alla testa del mondo con le sue 350 presenze.
Per l’occasione il Javits Center si trasforma da oggi fino al primo luglio in una immensa vetrina del cibo internazionale che copre una superficie di 360 mila pq, 120 mila di cui sono occupati dai padiglioni internazionali che vedono la partecipazione di 50 paesi, in cui si riversano circa 30 mila visitatori specializzati.
Con i circa 30 mila pq l’Italia è davvero la protagonista della fiera, seguita da Cina, Francia, Turchia, Grecia, Spagna, Marocco e Egitto.
Il direttore dell’Agenzia Ice negli Stati Uniti Pier Paolo Celeste ha seguito l’allestimento del grande padiglione italiano che solitamente richiama un notevole pubblico di importatori, distributori, ristoratori e rivenditori di specialità alimentari.
“Siamo davvero fieri del lavoro fatto in questi mesi. Arriviamo al Fancy Food 2014 – ha dichiarato Celeste – con la certezza di essere non solo il paese maggiormente rappresentato con 350 aziende, ma anche attrezzati e determinati a trarre il massimo da questa settimana di relazioni commerciali alla quale ci si prepara da un anno”.
Le aziende italiane scalpitano, molte per rafforzare la presenza sull’appetibile mercato a stelle e strisce, altre per riuscire a penetrarlo per la prima volta con i propri prodotti.
“Ho avuto modo di confrontarmi con i manager di alcune aziende presenti al Fancy Food – ha aggiunto Celeste – e li ho sentiti super determinati e super certi del successo che avrà il binomio: prodotto italiano-newtoworking americano”.
Agli americani sempre più apprezzano i prodotti agroalimentari italiani di alta qualità, che però devono affrontare una jungla di contraffazioni del Made in Italy senza scrupoli su una vasta gamma di prodotti di largo consumo in cui l’Italia riesce a farsi largo grazie all’inimitabile qualità.
“Abbiamo prodotti di eccellenza assoluta. Dobbiamo fare ogni giorno uno sforzo massimo per raccontarli e venderli, con metodo e sistema, questa – ha sottolineato il direttore Celeste – è la missione Ice, soprattutto in un momento come quello attuale che vede il mercato americano apprezzare sempre più i prodotti italiani simbolo di eccellenza, bontà e qualità assoluta”.
Domani farà visita al Fancy Food Show il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina per la promozione dell’agroalimentare e di Expo Milano 2015 che, come è noto si svolgerà sotto lo slogan “Nutrire il Pianeta”.
Inoltre, in relazione ad alcuni dei principali dossier agroalimentari su cui l’Italia con l’Europa e gli Stati Uniti si confrontano da tempo, in particolare verrà data grande attenzione ai temi da discutere con il nuovo accordo di partenariato commerciale tra Ue e Usa, in riferimento alla tutela delle indicazioni geografiche e al contrasto della contraffazione.
Martedì primo luglio il ministro Martina nella capitale americana incontrerà il segretario all’Agricoltura Tom Vilsack con cui affronterà i temi in agenda del rapporto tra Italia e Stati Uniti.
La missione del ministro Martina si concluderà con un incontro sempre a Washington con il vice presidente della Banca Mondiale Cyril Müller con il quale discuterà di possibili collaborazioni in vista dell’appuntamento della esposizione universale che si svolgerà a Milano da maggio a ottobre del prossimo anno. (Riccardo Chioni – America Oggi del 29 giugno 2014 /Inform)