direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Netta contrarietà” dei deputati Pd Farina, Fedi, Garavini. La Marca, Porta: “L’esclusione dalla Camera degli eletti all’estero sarebbe lesione dei diritti di cittadinanza”

CIRCOSCRIZIONE ESTERO 

Riforma bicameralismo e Titolo V della Costituzione: 22 senatori del Pd presentano ddl costituzionale nel quale si prevede mantenimento dei 6 senatori dell’estero ma abolizione dei 12 deputati

 

ROMA – Ieri in Senato 22 senatori del  Pd  hanno presentato un disegno di legge costituzionale di riforma del bicameralismo e del Titolo V della Costituzione. Il ddl, primo firmatario Vannino Chiti (già ministro per le Riforme ed ex vice presidente del Senato), è una proposta alternativa al disegno di legge del Governo e prevede tra l’altro il mantenimento nel Senato dei 6 eletti nella circoscrizione Estero ma l’abolizione dei 12 eletti  alla Camera dei deputati. Il testo dei 22 senatori del Pd è stato assegnato dal presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso alla 1a Commissione (Affari Costituzionali).

“Netta contrarietà ad un’ipotesi del genere” viene espressa in una nota congiunta dai deputati del Pd eletti nella circoscrizione Estero Gianni Farina, Marco Fedi, Laura Garavini, Francesca La Marca, Fabio Porta. “L’esclusione dalla Camera degli eletti all’estero sarebbe una lesione dei  diritti di cittadinanza”, dicono i deputati. I quali nella nota espongono le loro opinioni auspicando “sinceramente e vivamente che queste nostre valutazioni possano essere considerate un contributo costruttivo al dibattito in corso e si realizzi prima possibile un’unità di vedute tra tutti gli eletti all’estero, in particolare tra tutti quelli del Pd”.

Di seguito la nota congiunta di Farina, Fedi, Garavini, La Marca e Porta.

“Il confronto sulla riforma dell’assetto dello Stato e del titolo V della Costituzione è salito di tono, com’era naturale che avvenisse per la complessità e la delicatezza della materia e per le diffuse sensibilità che ad essa sono legate. Come rappresentanti della comunità italiane all’estero in Parlamento abbiamo già espresso un nostro orientamento: decisamente favorevole al superamento del bicameralismo paritario, altrettanto favorevole al mantenimento dei 12 eletti nella circoscrizione Estero nella Camera che vota la fiducia al Governo e le leggi fondamentali dello Stato, critico sull’esclusione dei rappresentanti dell’estero dal Senato delle Autonomie, dove lo sviluppo del dialogo con i rappresentanti delle Regioni, già in corso da anni, può essere di grande utilità per il Paese.

La chiarezza e la tempestività di queste posizioni ci consentono di esprimere un’opinione altrettanto chiara, e speriamo costruttiva, sul disegno di legge costituzionale presentato al Senato da alcuni nostri colleghi parlamentari in alternativa a quello del Governo Renzi.

Premesso che è del tutto legittimo esprimere valutazioni di qualsiasi natura, anche critiche, sulle diverse soluzioni da adottare, una prima perplessità riguarda il metodo politico.

I presentatori sono tutti dello stesso gruppo parlamentare – quello del Pd – e questo partito ha avuto momenti e sedi per discutere democraticamente dell’ipotesi di riforma e per arrivare a conclusioni largamente maggioritarie. E’ sacrosanto difendere le proprie opinioni, ma ci chiediamo se sia altrettanto giusto presentare un disegno del tutto alternativo a quello di un Governo che appena da qualche settimana ha ottenuto la fiducia sulla base di un programma che prevedeva esplicitamente questo tipo di riforma. Sarebbe accettabile una situazione, obiettivamente possibile, in cui si creassero su un tema così rilevante maggioranze diverse da quella di governo? Francamente pensiamo di no e troviamo convincente l’invito a trasformare il disegno di legge in un pacchetto di qualificati emendamenti da presentare nel corso della discussione della riforma.

Nel disegno di legge alternativo si prevede il mantenimento nel Senato dei 6 eletti nella circoscrizione Estero e l’abolizione dei 12 eletti alla Camera. Non abbiamo nessun imbarazzo a manifestare la nostra netta contrarietà ad un’ipotesi del genere.

Non si tratta di una questione numerica, pur legittima, visto che il rapporto di rappresentanza rispetto agli elettori degli eletti all’estero è di tre volte superiore a quello degli eletti in Italia. 

Esiste, invece, una questione ineludibile di diritti di cittadinanza, che sarebbero letteralmente spazzati via da astratti artifizi costituzionali. Dire al cittadino italiano all’estero, che per la Costituzione è cittadino di pieno diritto, che il suo voto non serve per costituire la Camera che concede la fiducia al Governo e che decide le cose essenziali della vita dello Stato, significa certificare una sua cittadinanza dimezzata, anzi praticamente rimossa sotto il profilo dei diritti politici.

Non è un caso che proprio il Pd abbia deciso nella sua Direzione, all’unanimità, di lasciarsi alle spalle la soluzione abolizionista della circoscrizione Estero dei cosiddetti “saggi” e di orientarsi a favore di questo importante e giusto riconoscimento.

Gli stessi rappresentanti delle nostre comunità, nelle numerose e ripetute audizioni alla Camera e al Senato, hanno riaffermato l’intoccabilità dei diritti di cittadinanza degli italiani all’estero, trovando all’apparenza un consenso. Che cosa è cambiato da allora per arrivare a soluzioni così diverse e lontane?

Speriamo sinceramente e vivamente che queste nostre valutazioni possano essere considerate un contributo costruttivo al dibattito in corso e si realizzi prima possibile un’unità di vedute tra tutti gli eletti all’estero, in particolare tra tutti quelli del Pd.

Di tutto si può parlare con spirito aperto, ma sui diritti di cittadinanza non vi possono essere incertezze. Lo diciamo come eletti all’estero, ma ancora di più come cittadini italiani”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform