ITALIANI ALL’ESTERO
Intervista a cura di Tony Màzzaro
STOCACRDA – È vocalmente poliedrica e passionale. Il suo stile musicale spazia dal pop al soul, ovvero un genere caratterizzato da un’espressività emotiva e da ritmi coinvolgenti, in grado di unire tecnica, passione ed emozione.
Questa sua singolarità di timbro di voce, l’attestata grande capacità interpretativa, l’inconfutabile passionalità ed espressività della danza fanno di lei una seria professionista sulla via del grande successo.
Per raggiungere l’attuale ragguardevole percorso, nulla le è caduto dal cielo.
Ha frequentato con assiduità, impegno e sacrificio la Royal Accademy Dance specializzandosi in Hip-Hop ovvero musica rap. Come si ricorderà questo genere di musica affonda le sue radici nella New York degli Anni Settanta. Inoltre, per educare la sua vocalità Nelly si è affidata al Vocal Class di Luca Jurman, noto “vocal coach” di artisti della stazza di Laura Pausini e Giorgia. Questo suo costante impegno è ripagato dall’opportunità di calcare prestigiosi palcoscenici e teatri di Germania, Italia, Grecia e Spagna. Ora, dopo il grande successo registrato ad Amburgo, Berlino e Hagen/Dortmund Nelly si sta preparando per due serate in Calabria e Sicilia, che trattandosi di sorpresa non intente ovviamente svelare il nome delle località. Nelly, custode di valori di fattiva solidarietà con i meno fortunati, è esempio straordinario di impegno sociale, vero e concreto. Con i compagni di viaggio musicale Antonio Straface e Alfio Parrinello (in arte Parry), Nelly raccoglie fondi per un orfanatrofio in Uganda. È alle difficoltà vere e concrete che si richiama anche la sua prima canzone “Non mollare mai” del 2011. Ma anche “Mira me” e “Finché questo sole splende” sono un inno alla ricerca quotidiana della forza di riscatto psico-fisico e sociale.
Eppure – ci confida la resiliente Nelly C – il suo percorso artistico ha inizio con la danza classica:
In effetti ho studiato danza classica per ben 10 anni. Grazie al diploma conseguito alla Royal Accademy of Dancing di Londra, ho avuto l’onore di interpretare ruoli ne “La danza dei 4 piccoli cigni”, II Atto de “Il lago dei cigni” del celebre compositore russo Cajkowski (Tchaikowsky).
Questa esperienza mi ha formata profondamente dal punto di vista artistico. Poi mi sono avvicinata all’Hip-Hop, un altro linguaggio espressivo che ha consentito di creare anche coreografie originali nel quadro di numerosi concorsi ed esibizioni.
L’interesse per la musica leggera quindi è una naturale evoluzione del mio amore per la musica e per l’arte del palcoscenico in tutte le sue forme.
Era qualcosa che sentivo mio fin da subito, un’espressione naturale che mi accompagnava ogni giorno. L’interesse per la musica leggera è nato così, come una naturale evoluzione del mio amore per la musica e per l’arte del palcoscenico in tutte le sue forme.
I generi musicali sono molteplici. Pare che tu abbia affiancato al pop il soul, un genere afro-americano. Come nasce questo connubio, certamente non comune per un’italiana?
Ritengo fondamentale, per chi aspira a una carriera nel canto, acquisire una solida formazione canora e una profonda conoscenza della storia internazionale della musica. In Italia, l’artista che ha esercitato una forte influenza sulla mia crescita musicale è Giorgia, interprete di successo nel genere soul. Comprendere e padroneggiare le tecniche specifiche di questo genere musicale è, a mio avviso, di fondamentale importanza.
Come si è sviluppata la passione per il canto, abbinata a quella della danza?
In fasi difficili della mia vita è stata la mia salvezza; sentivo che aveva il potere di curare molti stati emotivi dentro di me. Dopo molti momenti difficili, il canto è stato la mia ancora di salvataggio.
Quali ostacoli hai dovuto superare per tradurre un’inclinazione in una professione?
Trasformare un’inclinazione in una professione non è stato semplice. Mi ha comportato una lunga serie di sfide per sconfiggere l’insicurezza; il dubbio costante di non essere abbastanza brava, la paura del giudizio, il confronto con altri artisti. A questo si è aggiunta la difficoltà di far comprendere ai familiari, amici e perfino agli insegnanti che il canto non era per me solo un passatempo, ma una vera vocazione. Poi c’è stato l’aspetto pratico: la formazione, i costi dei corsi, delle lezioni di tecnica vocale, degli spostamenti per le audizioni. Ho dovuto investire tanto tempo e risorse, spesso senza avere certezze. Ho dovuto imparare a gestire i rifiuti e le porte chiuse. Ogni ‘no’ ricevuto è stato un colpo duro, ma col tempo ho capito che ognuno di essi mi stava insegnando a crescere, a rafforzare la mia identità artistica e a trovare la mia voce. Purtroppo, nel mondo della musica non è sempre facile capire a chi affidare il proprio talento. È un ambiente dove, a volte, mancano sincerità e fiducia. E proprio per questo bisogna stare attenti a circondarsi delle persone giuste. Oggi, guardando indietro, sono grata a tutti quegli ostacoli. Superarli mi ha permesso non solo di trasformare la mia inclinazione in una professione, ma anche di costruire una carriera solida e autentica, basata su passione, resilienza e sul continuo desiderio di migliorarmi.
Hai oggi un tuo stile musicale?
Sì, oggi posso dire di avere uno stile musicale mio. Mi sono lasciata ispirare profondamente dal soul e dall’R&B, due generi che sento molto vicini e che mi hanno aiutata a esprimere emozioni autentiche. Allo stesso tempo, cerco di fondere questi elementi con sonorità pop, per creare qualcosa che rispecchi davvero la mia identità artistica. È un modo per distinguermi e per raccontarmi in modo sincero e riconoscibile.
Che cosa rappresenta per te il palcoscenico?
Il palcoscenico è il luogo in cui riesco a sprigionare davvero le mie emozioni. Quando canto, qualcosa dentro di me si apre; sento il bisogno di condividere quel sentimento con chi mi ascolta. È questo, secondo me, il potere magico della musica: unire le persone e farle sentire meno sole.
Quali sono le tournée che ti hanno caratterizzata?
Nel corso della mia carriera ho avuto la fortuna di esibirmi in tournée in tutto il mondo: dalla Spagna alla Germania, passando per l’Italia e la Grecia. Queste esperienze mi hanno permesso non solo di portare la mia musica su palchi internazionali, ma anche di partecipare a concorsi di altissimo livello come “The voice”, che hanno rappresentato per me tappe fondamentali di crescita artistica. Ho avuto anche il privilegio di collaborare con molti artisti noti. Ciò che però mi ha toccato più profondamente sono state le tournée e i concerti legati alla beneficenza. Credo fermamente nel potere della musica come strumento di solidarietà. Ed è proprio in queste occasioni che sento di dare un significato ancora più profondo al mio lavoro.
L’ultimo concerto che ho realizzato insieme a Parry e Antonio Straface è stato particolarmente emozionante: ho avuto l’onore di condividere il palco con il grande maestro Enzo Campagnoli, direttore d’orchestra del Festival di Sanremo, insieme ai miei allievi di scuola e soprattutto con il mio team musicale. Con la mia band, abbiamo dato vita a una serata intensa e carica di emozioni volta a sostenere persone in reale difficoltà. Condividere tutto questo con il pubblico, sapere che attraverso la musica stavamo davvero facendo qualcosa di concreto per gli altri, ha reso quell’esperienza semplicemente indimenticabile.
Che cosa devi offrire per conquistare un tuo pubblico?
Per conquistare il pubblico quando canto, credo che la cosa più importante sia essere autentici, con la propria individualità, il proprio carattere e le proprie emozioni. È così che riesco davvero a trasmettere qualcosa di vero. Il pubblico lo percepisce. Quello che cerco di offrire a chi mi ascolta è un momento di connessione, un viaggio in cui possiamo lasciarci andare insieme, sognare e magari dimenticare i problemi anche solo per un attimo.
Quante ore passi al microfono in vista di un concerto o di una tournée?
Non passo tantissime ore al microfono ogni giorno, perché penso che sia più importante studiare bene piuttosto che tanto. Ogni giorno mi alleno con la tecnica e faccio riscaldamento vocale, ma senza esagerare, per non affaticare troppo le corde vocali. Quando mi preparo per un concerto o una tournée, se sento che la voce è già pronta, cerco anche di stare un po’ in silenzio, praticando il cosiddetto ‘mutismo’, così arrivo con la voce riposata. Per me è anche fondamentale capire bene il testo della canzone: non basta cantarla, bisogna sentirla. Devo sapere dove respirare, dove far vibrare la voce, dove aggiungere piccoli fraseggi musicali che rendono il brano più personale. Questo studio si fa sia con la tecnica che con la pratica. E poi ci sono anche delle rinunce da fare. Quando ci sono i concerti in vista, è importante evitare tutto quello che può infiammare le corde vocali: uscire meno, parlare meno, stare attenti all’ambiente. Anche seguire una sana alimentazione fa la sua parte, perché la voce è un equilibrio delicato, e va trattata con cura.”
Quali strumenti musicali suoni?
Ho imparato a suonare le tastiere, ma non mi reputo una tastierista e nemmeno una pianista. Ho studiato lo strumento per conoscerne le basi fondamentali: le note, gli accordi, la struttura musicale. L’ho fatto con l’obiettivo di affiancarlo alla mia voce, che resta il mio vero strumento. Per me è fondamentale conoscere almeno un minimo di teoria musicale per seguire e interpretare meglio un brano; ma tutto ruota intorno alla voce — è il mio mezzo espressivo principale, insieme al mio corpo. È attraverso la voce che riesco a raccontarmi davvero.
Disponi di una stanza sonorizzata per le prove?
Sì, dispongo di una stanza sonorizzata per le prove, dove posso lavorare con concentrazione sulla voce e sulla musica. Tuttavia, quando non riesco a recarmi lì, provo ovunque mi sia possibile: l’importante è riuscire a studiare in modo efficace e senza distrazioni. Per me è fondamentale avere uno spazio, anche improvvisato, dove poter lavorare liberamente sulla voce.
Quanto tempo devi dedicare alla preparazione di una serata?
Dipende molto dal tipo di serata. Se si tratta, ad esempio, di un concerto, la preparazione non è solo musicale – che ovviamente è la parte più importante – ma coinvolge tantissimi altri aspetti. Penso all’ultimo concerto che abbiamo fatto con Antonio Straface, Parry e il grande maestro Enzo Campagnoli, direttore d’orchestra del Festival di Sanremo: abbiamo lavorato per mesi, curando ogni minimo dettaglio.
Che cosa cela la tua prima canzone „Non mollare mai“?
Mi ricordo che in quel periodo avevo tantissime notti insonni, non riuscivo a dormire, e scrivevo tantissimo per cercare un po’ di pace. È proprio in quelle notti che è nato questo brano. Questa canzone è il mio modo per trasmettere quel messaggio a chi si trova a vivere una battaglia simile alla mia: non siete soli, c’è sempre una via per risalire.
Quali altri brani portano la tua firma?
Sì, ho avuto la fortuna di scrivere diversi brani che raccontano parti importanti della mia vita. Uno dei primi è “Non mollare mai”, è un inno alla forza interiore e alla resilienza. Poi c’è “Sola sono”, una canzone molto personale che ho dedicato a mia madre, che purtroppo ho perso quando avevo solo 11 anni. È un brano a cui tengo tantissimo, perché nasce da un dolore profondo e indescrivibile, ma anche da un grande amore. “Mirame”, una canzone estiva stile Reggaeton, scritta insieme a Parry, con sonorità leggere e solari, perfetta per raccontare spensieratezza e passione.
“Figlio arcobaleno”, brano nato dopo un lungo percorso pieno di sfide per realizzare il mio più grande sogno: diventare madre. È una canzone che ho scritto per mio figlio, la mia vita e il mio più grande amore.
Ho avuto anche l’onore di collaborare con Luca Sala, autore e produttore straordinario – vincitore di Sanremo con il brano “Non è l’inferno” di Emma Marrone e autore per artisti come Eros Ramazzotti e Sal Da Vinci, Mogol e tanti altri. Con lui è nato il brano “Finché questo sole splende”, un duetto bellissimo e un progetto che mi ha arricchita molto a livello artistico ed emotivo. Infine, a breve uscirà il mio nuovo singolo “Amore che conta”, insieme al grande artista Antonio Straface che stimo molto, sempre composto e prodotto da Luca Sala.
Chi sono i tuoi compagni di viaggio?
I miei compagni di viaggio sono Parry e Antonio Straface, con loro stiamo creando dei progetti musicali molto importanti.
Che cosa ti auguri per quest’estate?
Fino alla fine di luglio sarò ancora impegnata in Germania con esibizioni in varie località. Ad agosto, insieme al mio gruppo, ci dedicheremo alla realizzazione del video del nostro nuovo brano in uscita. Abbiamo in programma anche alcune esibizioni in Calabria e Sicilia.
Da settembre inizieranno nuove date significative, tra cui un concerto già confermato per novembre di quest’anno nella città di Oberboihingen, in provincia di Stoccarda.(Tony Màzzaro*/Inform)
*Già Consigliere del CGIE